Economia del riciclo: scontro tra Italia ed Europa

Di
Melania Guarda Ceccoli
27 Dicembre 2022

L’UE mira a ridurre i propri rifiuti di quasi un quinto entro il 2030

 

Secondo il Rapporto presentato da ASSOAMBIENTE “L’Italia che Ricicla”, l’Italia si pone al primo posto a livello europeo per tasso di avvio al riciclo dei rifiuti, sia urbani che speciali, rispetto al totale gestito. Il dato, pari all’83,2% (2020) è assolutamente maggiore non solo alla media UE 39,2, ma anche in confronto ai Paesi come la Spagna, che si ferma al 60,5%, o la Francia al 54,4%. L’Italia quindi ricicla, e tanto. Ma non basta.

 

La Commissione europea ha presentato una proposta di 150 pagine per ridurre del 15% entro il 2040 i rifiuti generati dagli imballaggi. Gli imballaggi sono tra i principali prodotti ad impiegare materiali vergini: il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzate nell’UE sono infatti destinati agli imballaggi. Se non si agisce, entro il 2030 l’UE registrerebbe un ulteriore aumento del 19% dei rifiuti di imballaggio e, per i rifiuti di imballaggio di plastica, addirittura del 46%.

In media, ogni europeo produce quasi 180 kg di rifiuti di imballaggio all’anno. Le nuove norme intendono mettere fine a questa tendenza.

 

Ma cosa comporta per i consumatori e l’industria?

Per i primi, le nuove norme garantiranno opzioni di imballaggio riutilizzabili, elimineranno gli imballaggi superflui, limiteranno gli imballaggi eccessivi e determineranno etichette chiare a sostegno di un corretto riciclaggio. Per l’industria invece, creeranno nuove opportunità commerciali, in particolare per le piccole imprese, ridurranno la necessità di materiali vergini, aumenteranno la capacità di riciclaggio dell’Europa; metteranno il settore degli imballaggi sulla buona strada per conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

 

Gli obiettivi della proposta

La proposta di revisione della legislazione dell’UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio ha tre obiettivi principali:

  • ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite per Stato membro del 15% rispetto al 2018 entro il 2040. Ciò porterebbe a una riduzione complessiva dei rifiuti nell’UE del 37% circa rispetto allo scenario che si prospetterebbe senza una modifica della normativa. Il tutto avverrà attraverso sia il riutilizzo che il riciclaggio.
  • per favorire il riutilizzo o la ricarica degli imballaggi, le imprese dovranno offrire ai consumatori una determinata percentuale dei loro prodotti in imballaggi riutilizzabili o ricaricabili, ad esempio per i cibi e le bevande da asporto o per le consegne relative al commercio elettronico. Si cercherà poi la standardizzazione dei formati degli imballaggi e una chiara etichettatura degli imballaggi riutilizzabili.
  • Molte misure sono volte a rendere gli imballaggi totalmente riciclabili entro il 2030; ciò include la definizione di criteri di progettazione per gli imballaggi, la creazione di sistemi vincolanti di vuoti a rendere su cauzione per le bottiglie di plastica e le lattine di alluminio e chiarire quali tipologie molto limitate di imballaggi dovranno essere compostabili, in modo che i consumatori possano gettarli nell’organico.
  • Vi saranno inoltre tassi vincolanti di contenuto riciclato che i produttori dovranno includere nei nuovi imballaggi di plastica. Ciò contribuirà a rendere la plastica riciclata un prodotto di maggior valore, come dimostra l’esempio delle bottiglie in PET nel contesto della direttiva sulla plastica monouso.

 

Quali sono gli imballaggi che verranno vietati

Saranno vietate alcune forme di imballaggio, per esempio quelli monouso per cibi e bevande consumati all’interno di ristoranti e caffè, quelli monouso per frutta e verdura, flaconi in miniatura per shampoo e altri prodotti negli hotel. Secondo la proposta, dovrebbe essere riutilizzabile entro il 2040 l’80% dei contenitori per bevande da asporto e riutilizzate il 15% delle bottiglie di vino.

Al bando anche gli imballaggi in plastica, che raggruppano le merci vendute in barattoli o vaschette, quindi quelle confezioni di “convenienza “che consentono ai clienti di acquistare più di un prodotto.

I consumatori potranno anche contare su etichette chiare, grazie alle quali sarà più facile riciclare i rifiuti sapendo in quale contenitore per la raccolta differenziata gettare gli imballaggi, cosa attualmente molto spesso non evidente.

Questo dovrebbe portare, entro il 2030, a ridurre le emissioni di gas a effetto serra derivanti dagli imballaggi a 43 milioni di tonnellate rispetto alle 66 milioni di tonnellate di emissioni che verrebbero liberate se la legislazione non fosse modificata.

 

I posti di lavoro nel settore degli imballaggi

La produzione di imballaggi e la gestione dei loro rifiuti costituiscono un settore economicamente complesso e importante, che genera un fatturato totale di 370 miliardi di euro nell’UE.

Con la transizione a un settore degli imballaggi più sostenibile, i posti di lavoro nella produzione di imballaggi monouso diminuiranno notevolmente, ma se ne creeranno molti altri nei settori degli imballaggi riutilizzabili e del riciclaggio. Secondo i modelli economici della Commissione, complessivamente il nuovo sistema di imballaggio potrebbe portare alla creazione di 600 000 posti di lavoro nel settore del riutilizzo entro il 2030. In termini finanziari, si prevedono risparmi di circa 47,2 miliardi di € nell’UE. In media, ogni cittadino dell’UE potrebbe risparmiare 100 € all’anno se i risparmi fossero trasferiti al livello dei consumatori.

 

E adesso?

La proposta sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio sarà ora esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.

 

E l’Italia?

Non tutti però sono d’accordo. L’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, ha parlato di una proposta “demagogica e populista” che va contro i principi del Green Deal e “rischia di mettere in difficoltà la tenuta stessa del sistema” produttivo e istituzionale. Nel campo degli imballaggi, specie per i prodotti alimentari, ha aggiunto D’Amato, “con questa norma viene sostanzialmente vietato il monouso a favore del riutilizzo” e questo è fonte di “grandissima preoccupazione sia per l’ambiente che per la salute”.

 

Stessa linea di pensiero per Coldiretti e Filiera Italia:  «La proposta della Commissione, seppur condivisibile negli obiettivi di limitazione dei rifiuti, avrà effetti opposti e negativi sulla filiera produttiva europea e sui consumatori», si legge in una nota.

“Si tratta di norme che non premiano la filiera del packaging italiano e quelle aziende che in particolare hanno investito nei materiali tecnologicamente avanzati sostenibili e riciclabili” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’evidenziare peraltro “l’effetto negativo sui costi di produzione dell’intera filiera agroalimentare che rischia di riflettersi sui prezzi pagati dai consumatori in un momento di grande difficoltà economica”.

Particolarmente grave è inoltre la volontà di favorire il passaggio alla vendita di prodotti allo stato sfuso invece che confezionati singolarmente, riducendo il livello di controllo e di rintracciabilità contro le contraffazioni, denunciano Coldiretti e Filiera Italia.

 

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