Economia in ritirata: la situazione fintech e il fenomeno shrinking

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Che il periodo attuale non sia tra i più floridi non è un mistero, pur percependo una concreta voglia di ripartenza l’economia si trova a far fronte a diverse problematiche che coinvolgono più settori, tra questi il fintech.

 

Mai come negli ultimi anni finanza e tecnologia stanno convergendo, con startup che si trovano a dover fare i conti con un cambiamento drastico del mercato.

Nello specifico i recenti avvenimenti, Covid-19 su tutti, hanno provocato una diminuzione della domanda da parte del consumatore, creando così un surplus di merci, servizi e risorse umane, che costringono le startup a “restringersi”.

Questo fenomeno è detto “shrinking” (dall’inglese to shrink, restringere) e può essere raccontato con esempi concreti. Ad esempio il caso di Klarna, fintech svedese, che a maggio ha deciso di licenziare il 10% del totale dei suoi dipendenti. A tale provvedimento si sono accodate altre fintech come Nuri, Uncapped, Curve e Bitpanda.

Gli ultimi dati, messi a disposizione da Dealroom, mostrano come il settore abbia subito un netto rallentamento degli investimenti rispetto al 2021. Le fintech europee hanno raccolto 13,2 miliardi di dollari, un dato di certo buono, ma il più basso in 6 mesi dal 2020. La situazione è ancora più grigia se si guarda il secondo trimestre, quando sono stati raccolti 5,5 miliardi di dollari, il trimestre più debole del 2021.

Nonostante ciò non manca l’interesse da parte degli investitori, sebbene gli stessi siano concentrati più sulla redditività in fase di lancio piuttosto che quella sul lungo termine, tenendo conto della forte concorrenza tra le varie società nell’offrire un modello di business più solido possibile.

C’è spazio per una nota di merito per l’Italia che nel 2022 si è posizionata al quinto posto tra i primi 5 Paesi in Europa per finanziamento fintech, con la cifra di 340 milioni di dollari.

Leader della classifica è il Regno Unito con 7,2 miliardi, seguita dalla Francia con 2,2 miliardi, podio per la Germania con 1,2 miliardi e quarta la Svezia con 341 milioni di euro.

 

 

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