«Imprenditori italiani, preparatevi al futuro: diventate internazionali. Arriva l’evento per imparare a farlo»

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«Stiamo vivendo una crisi senza precedenti e per superarla dobbiamo esplorare nuove prospettive e diventare internazionali» dice Raffaele Mauro, Managing Director di Endeavor Italia. L’organizzazione non profit, parte del network Endeavor Global, supporta gli imprenditori ad alto potenziale e li aiuta a scalare e conquistare nuovi mercati. Ma come fare a crescere dopo i mesi bui della pandemia? Bisogna ripensare modelli di business, strategie, possibilità future. Con questo obiettivo nasce Endeavor Digital Event (per iscriversi: www.endeavoritaly.org/digitalevent), un evento online, gratuito, con più di 50 speaker, su internazionalizzazione, crescita dell’ecosistema, accesso al talento e al capitale. L’appuntamento è il 1° dicembre. Ci saremo anche noi di Millionaire. In programma keynote, roundtable, workshop a numero chiuso e sessioni di pitch per conoscere alcuni dei più promettenti imprenditori italiani.

mauro imprenditori endeavor«Vogliamo mettere in contatto pezzi dell’ecosistema che a volte non interagiscono a sufficienza, imprenditori locali e internazionali, società high tech e imprese tradizionali, startup alle prime armi e scaleup che hanno già raggiunto un successo significativo. E vogliamo gettare dei semi positivi, orientati al futuro».

Nel futuro, quali saranno gli elementi vincenti per l’imprenditoria?

«Si riassumono con le “3 D”: deep tech, dati e diversità. Deep tech perché è fondamentale puntare sulla ricerca, sul trasferimento tecnologico e in settori ad alta specializzazione dove abbiamo competenze elevate in Italia (tecnologie mediche, aerospaziale, meccatronica). Dati perché oggi ogni settore dell’economia, inclusi quelli apparentemente a bassa densità tecnologica come l’agricoltura o il turismo, è innervato dall’uso sempre più sofisticato di informazioni e algoritmi intelligenti. Parliamo di “retro-innovazione”: grazie alle tecnologie digitali si proiettano settori tradizionali, come il food e il fashion, verso nuovi scenari. Diversità nel senso che l’attenzione al capitale umano diventa fondamentale. E, in questo, uno degli elementi vincenti sarà l’imprenditorialità femminile».

Cosa deve fare un’impresa per crescere e diventare internazionale?

«Servono capitali intelligenti, accesso ai mercati e talento. I capitali intelligenti sono quelli che consentono agli imprenditori di ragionare con un’ottica di lungo periodo, lasciando lo spazio per una crescita che possa includere investitori internazionali, che spesso hanno logiche diverse rispetto al contesto locale. Bisogna fare leva su organizzazioni e persone che possano aprire porte e creare le condizioni giuste per operare in ambienti diversi. Ma la sfida più importante è quella del talento, visto che la crescita di un’azienda cambia il ruolo di tutti. Per crescere serve un cambio di mentalità».

In che modo?

«Alcuni fattori che hanno reso un imprenditore di successo nelle prime fasi del ciclo di vita di un’organizzazione possono rivelarsi poi un ostacolo. Nei primi anni l’imprenditore deve essere il suo direttore marketing, deve capire i contratti, ragionare sulla finanza, assumere e licenziare persone, pensare a prodotti e servizi… Più si va avanti, più diventa necessario “auto-licensiarsi” da questi ruoli e assumere dei manager professionisti. In secondo luogo, quando si passa da 30-40 dipendenti a 150-200 la cultura aziendale diventa cruciale. E conta anche l’organizzazione: bisogna adottare stili di lavoro orizzontali, a cui i millennials sono ormai abituati e che sono utili a creare motivazione, parlare inglese e accogliere i dipendenti stranieri, generare diverse occasioni di formazione e sviluppo per le persone».

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