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Fashion franchising, scenario, rischi, opportunità

Scenario: 53 miliardi di fatturato complessivo nel 2015

che dopo una crescita del 2,7% registrata nel 2014 aveva ulteriormente incremen-
tato l’andamento positivo dell’1,2%. Saldo positivo anche per la crescita dell’ex-
port, che nel 2015 ha superato di oltre il 2% il dato dell’anno precedente.

Sono i numeri del comparto moda italiano e mi piace presentarli così, senza alcun com-

mento, che risulterebbe superfluo.

Molti affezionati amici della rubrica, da tempo, mi scrivono chiedendomi perché questo spazio, in cui più volte ci siamo soffermati sui settori ad alto potenziale e sulle eccellenze del Made in Italy, non abbia ancora trattato di fashion franchising. Era in programma e ci siamo, finalmente.

La moda, un settore che contribuisce in modo importante a trainare l’economia
nazionale e che attraverso la formula del franchising sta conoscendo uno strumen-
to importante di espansione verso quei mercati internazionali che, da sempre, ne
riconoscono il valore. Un settore che, parlando di franchising, presenta opportu-
nità e rischi da tenere bene in considerazione. Vediamone alcuni fra i più rilevanti.

Rischi: LOCATION E MAGAZZINO

Fashion italiano è eccellenza, lo ribadiamo per l’ennesima volta. Ma l’eccellenza e la reputazione settoriale non sono compatibili con un’offerta di bassa qualità. La qualità, si sa, ha un costo e a meno che non si parli di aziende che hanno costruito straordinari meccanismi di gestione operativa e di supply chain in grado di ottimizzare i costi, i prezzi dovranno riflettere un mark up in grado di ripagare l’investimento.

Perché offrire alta qualità di materiali, design, marketing è molto impegnativo. E la qualità deve permeare tutti i processi di gestione, senza trascurare alcun dettaglio. Come non deve essere trascurata la location, spesso il più sottovalutato dei rischi per chi apre uno store.

L’errore che si può commettere non è soltanto il più classico ed evidente, come selezionare un’area di scarso potenziale commerciale, ma può avere contorni più difficili da identificare quando si parla di coerenza fra il posizionamento della nostra offerta e le caratteristiche della clientela target. L’errore che spesso si fa è quello di scartare location con canoni mensili alti per paura di caricarsi di costi troppo alti. Ma in realtà spesso sono queste location a far rendere i punti vendita. Se non potete ricorrere a precisi studi di geomarketing, aprite punti vendita vicino a marchi importanti anche se concorrenti. Scegliete le vie principali e non fatevi ingannare dalle relative traverse.

Non chiedetevi se è un canone può essere troppo alto, ma la domanda giusta da porsi è:

quanto posso fatturare in quella precisa location? Il peso di un canone alto può essere tranquillamente affrontato in caso di ottimi e proporzionali fatturati. Si può agionevolmente affermare che l’importo complessivo annuale del canone di affitto non dovrebbe superare un’incidenza superiore al 10-12% del fatturato presunto annuale dell’attività.

Altro rischio sono le rimanenze di magazzino e, quindi, i relativi costi. Lavorando sulle collezioni, sulla rotazione stock e sulle politiche commerciali.
Qui si tratta di vera e propria capacità gestionale e nel fashion franchising ci sono precise regole a cui non si sfugge, se non si vuole incorrere in un aggravio di spese non sostenibile nel lungo periodo. Il mio consiglio per i franchisee? Cercate di ottenere il conto vendita con la casa madre sacrificando anche in parte il margine sul prodotto.
Così da risolvere il rischio alla radice.
Opportunità: CONTO VENDITA E INTERNAZIONALIZZAZIONE
Chi di voi ricorda bene le ultime uscite ricorderà anche una famosa citazione di Oscar Farinetti, che affermava “La popolazione italiana rappresenta lo 0,06% di quella mondiale. E il restante 99,4% vorrebbe mangiare italiano”. Beh, qui potremmo affermare la stessa cosa poiché come il food, il fashion rappresenta nel mondo una delle riconosciute e apprezzate eccellenze italiane.

Questo è vero tanto per le grandi e blasonate griffe quotate in borsa che per aziende di medie dimensioni, ma in forte sviluppo attraverso la rete franchising, che rappresentano il fiore all’occhiello della manifattura italiana. Margini e insuperabile approccio emozionale all’acquisto rendono il settore altamente attrattivo per il mercato di finanziatori e investitori, nazionali e internazionali.

La grande opportunità di settore, però, è connessa alla possibilità di superare il gravoso limite finanziario del modello di crescita proprietaria, che negli anni 90 ha portato all’enor-
me sviluppo del retail diretto da parte di grandi griffe, con un conseguente sbilanciamento dell’investimento e dei costi fissi, pesanti da gestire nel lungo termine.

Si chiama franchising ed è flessibilità, prudenza, potenziale di crescita a investimenti contenuti e la condivisione dei risultati fra casa madre e affiliato è il giusto prezzo della prudenza e della lungimiranza.

Oggi sono numerosi i brand di fashion franchising italiano che propongono interessanti opportunità di investimento e ne cito, per conoscenza diretta, tre di assoluto interesse: Emilio Masi, giovane azienda che dopo avere conosciuto un grande successo nelle vendite online in Italia e all’estero propone un’offerta franchising di grande appeal per l’affiliato, sollevandolo da rischi d’impresa con formule di conto vendita e comodato d’uso per gli allestimenti per i primi affiliati.
Firminio, la griffe tutta al femminile che ha potutocostatare margini più alti di sell outin
mercati esteri con la recente apertura a Stoccolma, in Svezia, e a Tokyo, in Giappone. Infine, ma non meno importante, il brand Borbonese, storica azienda torinese alla ricerca di un master franchisee per lo sviluppo in Gran Bretagna.
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