FBI offre ricompensa da 100mila dollari per catturare la CEO di OneCoin

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Sembra l’ultimo film di Mission Impossibile. All’inizio di giugno 2016, una donna d’affari di 36 anni di nome Dr Ruja Ignatova sale sul palco della Wembley Arena di fronte a migliaia di fan adoranti. Indossa, come al solito, un costoso abito da sera, lunghi orecchini di diamanti e rossetto rosso brillante.

La fondatrice di OneCoin, azienda di criptovalute nata nel 2014 come rivale del più noto Bitcoin, fugge l’anno dopo con 4 miliardi di sterline.

L’FBI oggi offre una ricompensa di 100.000 dollari. In realtà però non siamo al cinema.

A scappare infatti è stata la dottoressa Ruja Ignatova, 42 anni, laureata ad Oxford, la prima donna a capo di un’azienda di criptovalute da miliardi di dollari. A partire dalla scorsa settimana, Ignatova è anche l’unica donna nella top ten dell’elenco dei fuggitivi più ricercati dell’FBI.

La storia diventa famosa nel 2019 con il podcast The Missing Cryptoqueen della BBC, che descriveva in dettaglio il suo presunto ruolo in una truffa crittografica chiamata OneCoin.

OneCoin in realtà era un sofisticato schema piramidale. Ignatova è accusata così di cinque capi di imputazione per frode e riciclaggio di denaro.

L’FBI ha cercato di catturarla per la prima volta nell’ottobre 2017, quando un tribunale statunitense ha emesso un atto d’accusa. Solo due settimane dopo Ignatova si imbarca su un volo Ryanair da Sofia ad Atene. Da allora non si è più vista.

Secondo suo fratello, che è stato arrestato dall’FBI nel 2019 all’aeroporto di Los Angeles e ha accettato di collaborare, Ignatova è fuggita con 500 milioni di dollari degli investitori.

Come si vede anche nei film, probabilmente si sta muovendo usando documenti di identità falsi, un nuovo nome e persino un nuovo volto grazie alla chirurgia plastica.

Nel 2017, nei mesi prima della sua scomparsa, la sedicente “cryptoqueen” era ovunque.

Ignatova ha viaggiato per il mondo promettendo una rivoluzione finanziaria, soggiornando in hotel di lusso e indossando abiti firmati e gioielli (tutto a spese degli investitori).

In tutto il mondo persone comuni hanno venduto le loro case per entrare nel suo mondo, facendo salire sempre di più il prezzo di OneCoin.

I documenti trapelati alla BBC mostrano che i britannici hanno speso quasi 30 milioni di euro per OneCoin nei primi sei mesi del 2016, di cui 2 milioni in una sola settimana.

Tra agosto 2014 e marzo 2017 sono stati investiti oltre 4 miliardi di euro in dozzine di paesi. Dal Pakistan al Brasile, da Hong Kong alla Norvegia, dal Canada allo Yemen e anche la Palestina.

L’unico problema era che gli investitori non avrebbero mai potuto trasformare i loro OneCoin in vero denaro.

Ignatova e la sua azienda hanno sempre accusato problemi tecnici o “hater” di Internet.

Ma nel 2017 il norvegese Bjorn Bjercke, specialista di bitcoin, ha studiato la tecnologia dell’azienda e ha scoperto che era gravemente difettosa.

Bjorn era stato contattato da un’agenzia di reclutamento giapponese chiamata ASENSHIA e gli era stato offerto uno stipendio di 2,5 milioni di dollari all’anno per costruire questa blockchain (alla fine, per fortuna, ha rifiutato l’offerta).

In verità, i OneCoin non avevano valore. Il “prezzo” di OneCoin era un numero composto da Ignatova.

Ovviamente il piccolo schermo non vuole lasciarsi sfuggire questa storia, dando vita così a “Crypto Queen” (titolo provvisorio), prodotto da Tondowski Films e DARE Pictures in associazione con Lone Wolf Studios, con Sky Germany e Channel 4.

Girato in più paesi e con approfondimenti di esperti di intelligence, investitori truffati ed ex dipendenti di OneCoin, “Crypto Queen” presenta anche contributi esclusivi del Dr. Jonathan Levy e Timothy Curry, uno dei primi ad avvertire della truffa di OneCoin.

Il produttore Lawford ha dichiarato: “OneCoin è uno scandalo davvero transnazionale che si trova a cavallo del mondo della criptovaluta e della corruzione con la carismatica ed enigmatica Ruja Ignatova al centro della più grande truffa dei tempi moderni”.

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