“Io, funambolo, cammino su abissi di 90 metri. Ecco come affrontare paura e cambiamento in questi tempi difficili”

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andrea loreni funambolo

Ha percorso chilometri su un cavo teso tra palazzi e montagne. Ha camminato sopra fiumi, alberi, vallate. A decine di metri da terra, ha attraversato vie e piazze di tante città italiane e straniere, dalla Svizzera al Giappone. Così Andrea Loreni, unico funambolo italiano specializzato in traversate a grandi altezze, ha imparato ad affrontare il rischio e la paura, sul cavo ma anche nella vita. E oggi lo insegna agli altri, come formatore e speaker. «Da 14 anni cammino cavi di acciaio tesi a grandi altezze, da 14 anni ho paura. Ciò che è cambiato è il mio rapporto con questa emozione. Negli anni mi sono “semplicemente” abituato ad avere paura».

45 anni, torinese, laurea in Filosofia, Loreni si dedica dal 2006 alle camminate su cavo. Le sue imprese spettacolari sono richieste da cinema e tv. Ma, andando oltre la performance, per lui il funambolismo è anche un percorso di crescita personale. Così, nei suoi laboratori per università e aziende, Loreni insegna a gestire il cambiamento, la paura, il rischio. Insieme a Giulia Schiavone sta lavorando per dare vita in Italia a un centro di ricerca sul funambolismo.

«Quello che stiamo vivendo, con l’emergenza e l’isolamento, mi ricorda molto l’attimo in cui “mi sospendo” prima di iniziare una camminata. Lascio le mie apparenti sicurezze alle spalle e mi avventuro, completamente aperto a ciò che succede. Dimentico il passato, non mi preoccupo del futuro. Certo, io ho scelto di camminare sul cavo, e posso fermarmi se voglio. Mentre nessuno di noi può sfuggire alla situazione attuale. Non abbiamo altra scelta che andare avanti. Questa emergenza ce lo ricorda più che mai: se vogliamo esistere dobbiamo accettare di essere trasformati dalla vita. In questi mesi siamo stati costretti ad abbandonare le nostre vecchie vite, per essere gettati in un presente che speriamo sia temporaneo, ed è un passaggio verso un futuro che ci sembra incerto. Per questo dobbiamo fare i conti prima di tutto con la paura».

Cosa provi prima di salire sul cavo?

«A un certo punto mi trovo con il peso del corpo tutto sul piede destro, radicato al suolo, sollevo il piede sinistro, per appoggiarlo sul cavo di acciaio teso sopra un abisso di 90 metri. Inizio a trasferire il mio peso da un piede all’altro. Mi stacco da terra e mi sospendo. Poco prima di quella sospensione arriva la paura. Mi dice di non andare avanti, che sto mettendo a rischio tutto ciò che ho e non ne vale la pena. Ma se ascoltassi la paura non partirei mai. Non farei mai quel primo passo né quelli successivi. In poche parole, mi fermerei. Dalla prima volta che sono salito sul cavo ho capito che avrei dovuto accettare la paura come compagna di viaggio. Non avrei dovuto avere paura di aver paura. Ho accolto quello strano sentimento che ci mette a disagio, ma che spesso ci accompagna nella vita».

Come si affronta la paura?

«Non perdiamo tempo ed energie nel volerla negare o a fare finta che non ci sia. Il cambiamento, la tras-formazione, l’incertezza, il camminare su un cavo di acciaio fanno paura. Vivere fa paura. Possiamo sprecare il nostro tempo a evitare il cambiamento oppure possiamo gettarci nella vita, nel cambiamento, nell’innovazione, con la paura che ciò comporta. Accettandola risparmiamo tutte le energie che impiegheremmo nel combatterla, iniziamo a conoscerla e possiamo scoprire, per esempio, che la paura lavora sul passato, non sul futuro. Quell’indeterminato di fronte a noi ci fa paura perché lì finisce il nostro passato a cui siamo attaccati. La paura deriva dal non voler abbandonare ciò che sta dietro di noi. In questo periodo abbiamo dovuto farlo».

Dovremmo guardare solo al futuro?

«Quel vuoto che abbiamo davanti è la nostra maggiore risorsa, perché lì ci sono tutte le nostre possibilità. Quel nulla può essere qualsiasi cosa. I tempi attuali ci chiedono innovazione, nuove forme sociali, culturali, di economia. Il mio consiglio è quindi di non legare la nostra identità personale, aziendale, commerciale o sociale a forme rigide, altrimenti prima o poi ci ritroveremo senza identità. Bisogna essere pronti ad abbandonare ogni vecchia forma per assumere la nuova migliore forma possibile. Questo non vuole dire negare il passato, ma essere pronti a rinnovarsi in armonia con il nuovo contesto. Essere nel presente, senza attaccamento a ieri e aspettative preconfezionate sul domani, ci permette di capire meglio che cosa abbiamo intorno e come muoverci, quali sono le esigenze di mercato, clienti, collaboratori. È dal nostro presente che costruiremo il futuro: se ora non è tempo di raccolto semineremo. Senza fretta: maggiore sarà la cura con cui semineremo più ricca sarà la raccolta».

Come sfruttare il momento?

«Possiamo gettare ora le basi del nostro futuro. Guardiamoci attorno, capiamo se i valori che ci hanno portato qui sono ancora validi o se invece potrebbero evolvere o essere abbandonati. Non facciamoci ingannare dall’urgenza di ristabilire tutto come prima per vivere di nuovo una situazione nota, confortevole, abitudinaria. Questa crisi ha messo in evidenza certi limiti. Con coraggio, e quindi con paura, prendiamoci il tempo per valutare le reali necessità, nostre, della società e del Pianeta. Come diceva Bruce Lee, dovremmo essere acqua, indistruttibile perché mutevole, capace di adattarsi ad ogni contesto».

Ecco il video di Andrea Loreni per Millionaire:

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