Idee business in tempo di crisi: il ride sharing

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In tempi di crisi bisogna sapere inventare nuove strade, sperimentare idee coraggiose.

È quel che ha fatto Olivier Bremer, 28 anni, quando da studente universitario ha pensato di diffondere in Italia la filosofia dei viaggi condivisi.

Il business si chiama ride sharing, un sistema che mette in relazione persone, possessori di auto con passeggeri, che hanno necessità di spostarsi in macchina per lunghe tratte e di dividere le spese.

Per farlo, Bremer ha fondato un sito con i suoi amici (postoinauto.it) che ha conosciuto da subito un grande riscontro fino a essere inglobato in uno dei più importanti network di ride sharing in Europa: Blablacar (2,6 milioni di iscritti in ben nove Paesi europei, 10% in Italia).

Il funzionamento del sito è immediato: gli utenti sono divisi in due, categorie conducenti e passeggeri. I primi mettono a disposizione l’auto, i secondi li contattano tramite il portale. In più, gli utenti possono inserire nel loro profilo anche informazioni sui loro interessi, in modo da scegliere il conducente che è più affine a loro, per favorire la conversazione durante il viaggio. La sicurezza poi è garantita dall’iscrizione:  ogni conducente e passeggero è registrato e rintracciabile. Le spese vengono divise e il vantaggio è per tutti.

Entriamo più nei dettagli del business attraverso la voce del protagonista, Olivier Bremer, a cui abbiamo fatto qualche domanda.

Puoi spiegarci la filosofia di Blablacar?

La mia idea originaria, così come quella del portale che ci ha inglobato, parte da una riflessione. Pensandoci non ha alcun senso spostare un’auto di due tonnellate per muovere una persona di ottanta chili. Sfruttare i posti liberi è un modo per ridurre questo divario e contribuire a diminuire l’impatto sull’ambiente. Condividere l’auto, insomma, è un modo di ottimizzare le risorse con intelligenza.

Quando nasce l’idea?

Il progetto è nato da un’esigenza personale. All’epoca ero in Erasmus a Dresda e avevo notato che molti dei miei colleghi tedeschi per spostarsi viaggiavano con altre persone, risparmiando ben l’80% delle spese di trasporto. Allora mi sono detto: «Perché non creare un sistema di viaggi condivisi anche in Italia?». Insieme ad alcuni amici abbiamo aperto il primo sito per hobby… e poi la crescita delle iscrizioni ci ha condotto all’idea di realizzare un vero e proprio business.

Come si fa, come nel tuo caso, a inventarsi una professione in tempi di crisi?

Bisogna osservare la realtà con sempre maggiore attenzione. La crisi, in fondo, non ha annullato i bisogni delle persone, ma ridotto le disponibilità di budget. La gente non è più interessata al possesso del bene ma all’accesso. Questo porta noi imprenditori a dover proporre le cose in modo più intelligente, riducendo gli sprechi, i costi e, soprattutto, l’impatto sull’ambiente. Blablacar cerca di rendere tutto questo possibile con un’idea.

Blablacar consente a persone sconosciute di incontrarsi. C’è qualche aneddoto che puoi raccontarci con protagonisti i vostri utenti?

Ci sono tanti episodi simpatici. Sappiamo di nostri utenti che dopo il viaggio insieme hanno cenato a casa del conducente o del passeggero. Altri che si sono fermati durante la tratta per raccogliere le olive. Succedono molte cose di questo tipo perché in fondo con Blablacar ognuno può sfuggire dalla realtà e presentarsi in modo diverso agli altri, magari più simpatico, più rilassato di come è nella sua vita.

Ci racconti un ostacolo che hai incontrato nel tuo percorso imprenditoriale?

La difficoltà maggiore è rappresentata dal confronto quotidiano con chi continua a dire che “tanto non può funzionare, che l’Italia è indietro rispetto all’Europa su alcune idee innovative, che qui non funziona mai niente”. Quello che può bloccare è questa chiusura nei confronti del nuovo. Se hai la capacità di ignorare queste voci disfattiste, allora puoi farcela. Noi ci siamo riusciti e Blablacar.it è oggi il sito che cresce di più per numero di iscrizioni di tutti quelli degli altri Paesi entrati da poco nel sistema.

 

Osservare la realtà con attenzione e provare a innovare anche se nessuno crede alle tue idee. Questa la lezione di Olivier che da vero imprenditivo è riuscito a crearsi un lavoro con le proprie mani.

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Giancarlo Donadio

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