Il Ceo di Morgan Stanley: “Se potete andare al ristorante, potete anche venire in ufficio”

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© Morgan Stanley

«Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio. E noi vi vogliamo in ufficio». È il messaggio rivolto da James Gorman, Ceo di Morgan Stanley, ai dipendenti di New York durante la conferenza annuale sugli investimenti. Entro settembre si tornerà a lavorare in sede. «Perché è lì che si svolge il nostro lavoro. È lì che insegniamo, che i nostri stagisti imparano, che le persone crescono». Solo in ufficio, secondo Gorman, si possono costruire tutti quegli elementi che accompagnano una carriera di successo, «e che non riguardano solo le presentazioni su Zoom».

Il Ceo di Morgan Stanley ci ha tenuto a specificare che il discorso, al momento, vale solo per i dipendenti newyorkesi, che sono per oltre il 90% vaccinati contro il Covid. Dove i contagi sono ancora elevati o permangono condizioni di lockdown, come in India o nel Regno Unito, forse non si tornerà in ufficio prima del 2022. In più la società manterrà ovunque una politica di flessibilità, soprattutto per i lavoratori con figli.

Parlando di remote working, Gorman ha fatto anche riferimento agli stipendi. «Se vuoi essere pagato ai livelli di New York, lavori a New York. Non può essere: “Sono in Colorado e vengo pagato come se fossi seduto a New York City”. Mi dispiace, non funziona così». Insomma i dipendenti non possono aspettarsi stipendi elevati se lavorano lontano dalla Grande Mela e dagli uffici.

Le parole di Gorman, riprese dai media internazionali, hanno fatto il giro del web negli ultimi giorni. La sua non è una voce fuori dal coro nel settore finanziario. Già aveva fatto discutere la posizione di David Solomon, numero uno di Goldman Sachs, che ha definito il lavoro da remoto “un’aberrazione” da correggere appena possibile. L’amministratore delegato di JP Morgan Jamie Dimon, lo scorso settembre, ha sottolineato l’effetto negativo del remote working sulla produttività. E Jes Staley, ad di Barclays, ha detto che lavorare da casa non è più “sostenibile” e danneggia soprattutto i giovani e i neoassunti.

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