Il futuro di Internet nelle mani degli Stati Uniti

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Mentre le restrizioni per l’accesso a Internet in Iran rimarranno in vigore, Doreen Bogdan-Martin è diventata la prima donna ad essere eletta segretario generale dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU)

 

 

Fondata originariamente nel 1865 per gestire le prime reti telegrafiche internazionali, l’ITU ha oggi un ruolo importante nel facilitare l’uso della radio, dei satelliti e di Internet.

L’elezione si è svolta durante la Conferenza plenipotenziaria dell’ITU a Bucarest, in Romania, durante la quale l’americana Bogdan-Martin ha battuto il suo rivale russo Rashid Ismailov con 139 voti contro 25 e succederà così a Houlin Zhao, che ricopre il ruolo dal 2014. Il suo mandato inizierà il 1° gennaio 2023 e prenderà così le redini della più antica agenzia delle Nazioni Unite, responsabile di molti aspetti delle comunicazioni internazionali. Questi includono l’assegnazione di orbite satellitari a livello globale, il coordinamento degli standard tecnici e il miglioramento delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo.

C’erano state preoccupazioni prima delle elezioni perché l’avversario della signora Bogdan-Martin aveva precedentemente chiesto una regolamentazione internazionale di Internet.

“Che si tratti dei bambini di oggi o dei figli dei nostri figli, dobbiamo fornire loro una base solida e stabile per la crescita”, ha detto la signora Bogdan-Martin dopo la sua vittoria. “Il mondo sta affrontando sfide significative: conflitti in aumento, crisi climatica, sicurezza alimentare, disuguaglianze di genere e 2,7 miliardi di persone senza accesso a Internet”.

 

 

Chi è Doreen Bogdan-Martin

 

Diplomatica esperta delle telecomunicazioni, Bogdan-Martin ha oltre 30 anni di esperienza ad alto livello nelle relazioni internazionali e intergovernative e una lunga storia di successi nella consulenza ai governi di tutto il mondo su questioni politiche e normative.

Dal 2008 al 2018 ha guidato il dipartimento Pianificazione strategica e appartenenza dell’ITU.

Oggi diventa così la prima donna a guidare l’agenzia delle Nazioni Unite in 157 anni di storia. Stabilirà la direzione per importanti problemi di telecomunicazioni e tecnologia, inclusa la grave mancanza di connettività Internet in tutto il mondo. Solo il 40% degli africani ha accesso a Internet rispetto all’Europa, la regione più connessa, dove l’89% della popolazione ha una connessione.  E proprio l’Itu ha stimato che siano ancora 2,9 i miliardi di persone che rimangono escluse dalla rete

 

 

Non è (solo) un problema di rete

 

Ma queste elezioni non sono state solo una scelta tra due candidati, ma tra due fazioni. Da una parte la statunitense Doreen Bogdan-Martin, da tre decenni all’interno dell’Agenzia di cui al momento è direttrice del Telecommunication Bureau, dall’altra il russo Rashid Ismailov, ex ministro delle telecomunicazioni, ex vicepresidente di Huawei e dirigente d’alta fascia che ha lavorato anche in Nokia ed Ericsson. Da una parte quindi la visione delle democrazie occidentali di una versione più aperta di Internet, dall’altra Russia, Cina, Arabia Saudita e Iran, che hanno già mostrato come Internet possa essere trasformato in un potente strumento di censura e repressione del dissenso.

Mentre i primi professavano un Internet aperto, libero e accessibile da e per tutti, i secondi volevano che fossero i governi nazionali a decidere cosa può o non può comparire sulla rete. Da ricordare la proposta avanzata da Huawei, “New IP”, con cui si voleva arrivare a un Internet nazionale. Un’idea che era stata appoggiata anche dall’ultimo segretario generale, il cinese Zhao Houlin, che voleva ostacolare la mentalità occidentale. Ecco perché quindi la Cina appoggiava il candidato russo Ismailov. Il voto era a scrutinio segreto, ma l’Italia, come da indicazione europea, dovrebbe aver votato per Bogdan-Martin.

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