Il più grande sequestro di criptovalute

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La storia dell’uomo che l’ha fatta franca per 10 anni rubando bitcoin per un valore di oltre 1 miliardo di dollari.

 

Nel 2012, dal mercato nero “Silk Road”, scomparvero oltre un miliardo di dollari, al valore attuale, di bitcoin. Una vicenda di furto mai risolta e che fino a oggi era riuscita a farla franca, facendo perdere qualsiasi traccia che potesse ricondurre al ladro.

Il 7 novembre di quest’anno, però, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato un sequestro storico di oltre 50mila bitcoin rubati. James Zhong, si è costituito il 4 novembre dichiarandosi colpevole per il reato di frode telematica. Ha ammesso di aver commesso il furto a Silk Road, il mercato nero detto “L’Amazon delle droghe”.

Si tratta del più grande sequestro di criptovalute mai avvenuto nella storia.

 

Il computer riconducibile al reato è stato trovato all’interno dell’abitazione di Zhong avvolto in una busta di popcorn. Ma come ha potuto farla franca per tutti questi anni? Per trovare una risposta, però è necessaria una ricostruzione dei fatti a partire dall’anno incriminato.

Silk Road, il mercato nero online fondato dallo statunitense Ross Ulbricht, ha operato per circa due anni, dal 2011 al 2013, fino a quando il sito non è stato scoperto dalla polizia e lo stesso Ross Ulbricht è stato arrestato e condannato all’ergastolo.

Secondo quanto riportato nel comunicato delle autorità, nel 2012 Zhong avrebbe registrato su Silk Road 9 account diversi con 9 nickname diversi, depositando su ogni account dai duecento ai 200mila bitcoin.

Una volta presente sul portale con i suoi account, avrebbe cominciato ad effettuare numerose richieste di prelievo contemporaneamente. In questo modo Zhong sarebbe riuscito a mandare in tilt il sistema di Silk Road, prelevando dalla piattaforma molte più criptovalute di quelle che possedeva. Un po’ la versione crypto delle macchinette di snack.

 

Nel novembre del 2021, però, con un mandato di perquisizione, le forze di Polizia hanno fatto incursione in casa di Zhong, sequestrando il computer che hanno trovato nascosto in un armadietto in bagno, avvolto da coperte e infilato in una confezione di popcorn.

Come siano riusciti a rintracciare la posizione di Zhong resta una faccenda della Polizia, ma sicuramente a definire il successo dell’operazione è stato il crescente interesse della polizia federale nel recuperare i pagamenti in criptovaluta legati al cybercrimine.

La sentenza è prevista per il mese di febbraio 2023 e i crimini per cui è accusato, costeranno a Zhong circa 20 anni di galera.

 

“Questo caso mostra che non smetteremo di seguire la scia del denaro” ha scritto il procuratore generale Damian Williams. “Non importa quanto sia attentamente nascosto, anche in una scheda infilata in fondo a una confezione di popcorn”.

 

 

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