Ilaria Capua: «Niente panico per il Coronavirus. Trasformiamolo in un’opportunità per l’Italia digitale»

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«Il virus continuerà a circolare, probabilmente fino a primavera inoltrata, e presto lo troveremo in altri Paesi. Ma è un’infezione clinicamente molto meno grave di quello che temevamo e credo che il numero di persone senza sintomi sia in realtà un numero significativo. E questo è un bene».

Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, Pre-eminent professor all’Università della Florida, direttrice del centro di eccellenza One Health Center, tra le “revolutionary minds” del Pianeta. Nella bio del suo profilo Twitter @ilariacapua (che vi consigliamo di seguire) si definisce fake news survivor. Una vita dedicata alla ricerca scientifica (ha reso pubblica la sequenza genetica del virus dell’aviaria), sconvolta dalle fake news: è stata accusata di essere una “trafficante di virus”. Poi è stata assolta: «Ma ho una ferita sulla mia pelle e so cosa significa essere spellati della propria reputazione». Infine è rinata grazie alla resilienza e alla passione per la scienza. In questi giorni di panico da Coronavirus, l’Italia che l’ha fatta scappare in Florida la insegue e l’adora. E lei si prende la sua rivincita.

Mi risponde mentre è in macchina, ha i minuti contati, sta correndo a fare un’intervista televisiva. È su tutti i giornali. C’è per tutti i giornalisti, di qualsiasi media, per far sì che non si diffondano le fake news. «Fare allarmismi senza senso costa. Costeranno in termini di vite umane, in termini di blocchi dei servizi, in termini di Pil. Per evitare che l’Italia venga messa in ginocchio, misurate le parole. A cominciare dal nome: chiamatela sindrome simil-influenzale da Coronavirus».

L’impatto del Coronavirus sull’economia

L’impatto del Coronavirus sul Pil dell’Italia potrebbe essere superiore allo 0,2%. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, in un’intervista a Bloomberg da Riad a margine dei lavori del G20. Confesercenti ha calcolato una perdita di circa 3,9 miliardi di consumi. Piazza Affari, lunedì 24 febbraio, ha bruciato 30 miliardi di euro, chiudendo in calo del 5,4%. Aggiunge Ilaria Capua: «La crisi avrà ripercussioni sull’economia mondiale. Dai primi di gennaio a oggi in Cina le emissioni di CO2 si sono ridotte di 1/4 e questo vuol dire che la produzione ha rallentato del 25%. Questo avrà un “effetto domino” pazzesco. Viviamo in un mondo interconnesso e globalizzato e quindi dobbiamo fare i conti con questa situazione. Come? Preparandoci per tempo. Per le emergenze sanitarie, però si lavora in tempo di pace e non in tempo di guerra».

Capua ha lanciato su Twitter l’hashtag #PandemicsCost proprio per questo: «L’emergenza non è un problema solo della Cina o degli abitanti di Codogno o delle persone che sono morte. È un problema che ci riguarda tutti, e di cui possiamo essere parte della soluzione». Il virus, secondo l’esperta, è caratterizzato da una bassissima aggressività e da una notevole trasmissibilità, come spesso accade con i virus del raffreddore.

«Credo che le ripercussioni maggiori sulle nostre vite saranno legate alle perdite economiche. Le pandemie, anche se si fa finta che non esistano, arrivano e costano».

Da emergenza a opportunità

A Milano le strade sono deserte, le metropolitane vuote, i supermercati presi d’assalto. Nel lodigiano, 50mila persone in 10 Comuni sono state messe in quarantena. Mascherine introvabili. Incremento incredibile delle richiesta di Amuchina: la Angelini, l’azienda che vende 8 milioni di confezioni l’anno, ha aumentato la propria capacità produttiva. Il panico è ovunque. Ma Capua invita al buon senso. «L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova il nostro sistema, ma il sistema ha funzionato. Siamo il primo Paese europeo colpito. Sfido chiunque a fare una cosa perfetta la prima volta che si fa. Faremo errori. Ma impariamo a essere indulgenti. Nelle emergenze niente funziona mai alla perfezione».

Parla con passione di responsabilità collettiva. Il che significa no alle teorie dei complotti o a chi dice: “Adesso faccio di testa mia”. «Bisogna essere rispettosi dell’autorità. Le misure sono state prese e bisogna rispettarle». E fa una proposta, lanciando proprio ai nostri ”microfoni” l’appello a telelavoro e scuola da remoto. Ilaria Capua ha spinto Stefano Quintarelli, presidente di Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale, e il suo team a promuovere la didattica da remoto e il telelavoro. «Cerchiamo di trasformare questa emergenza in un’opportunità per far avanzare il Paese. L’Italia deve creare un sistema che permetta a studenti di ogni ordine e grado di seguire le lezioni anche da remoto. Se dovessero chiudere le scuole in luoghi disagiati che magari hanno ancora Windows 1, il Paese deve essere in grado di far studiare gli studenti. Deve implementare il telelavoro come succede in tutti i Paesi occidentali e iniziare a misurare le persone, non in base alle ore trascorse in ufficio, ma sulla base degli obiettivi che riescono a raggiungere».

2 casi su 3 potrebbero essere asintomatici

Intanto, se la chiusura delle scuole sarà prolungata oltre il 2 marzo, il Politecnico di Milano si attrezza. Le sessioni di laurea in Ingegneria in programma per quella settimana si svolgeranno tutte online. Ci sarà questo rischio? «Voi pensate che noi siamo a conoscenza di molte più cose di quelle che sappiamo. Ma non è cosi. È un virus che fino a tre mesi fa stava in un pipistrello e girava in una foresta in Cina. Il pipistrello è stato portato in un mercato di animali vivi a Wuhan, dove si è incontrato con altri animali che sono stati l’anello di congiungimento tra il pipistrello e l’uomo. Non lo conosciamo, conosciamo i fratelli, i suoi cugini, ma non lui. Lo studiamo. Impariamo giorno dopo giorno. Poi ci sono anche buone notizie. Sembra che 2/3 dei casi cinesi (quindi 2/3 di casi italiani) siano asintomatici, quindi invisibili». Lo indica il Centro per i modelli delle malattie infettive dell’Imperial College di Londra, che collabora con l’Organizzazione mondiale della Sanità, in una notizia riportata dall’Ansa. Per questo non si trova il paziente zero.

«E questa è una buona notizia. Vuol dire che ci sono molti più guariti. Non so se in Italia ci sono 5mila, 10mila casi, 100mila casi. Credo che siamo nell’ordine delle migliaia. Paradossalmente, se noi avessimo in Italia già 500mila persone che hanno incontrato il virus, ma non hanno manifestato i sintomi, saremmo ben messi. Perché potremmo vedere l’immunità di popolazione. Se molte persone hanno sviluppato la forma asintomatica, vuol dire che già ci sono anticorpi in giro. Gli anticorpi sono la barriera alla diffusione del virus, fanno da vaccino» dice Capua.

Come mai è partito il panico?

«Non lo so, vivo negli Stati Uniti. Ho visto titoli di giornale inaccettabili. Poi si è data forse troppa attenzione ai due cinesi curati nei nostri ospedali e si è montato un castello di preoccupazioni. Cosa che non è successa negli altri Paesi. Ma è ora di mettere in atto una coscienza collettiva…».

Come?

«Comportiamoci con buon senso. Se avete un anziano in casa, evitate di mandarlo fuori a fare la spesa dove incontrerà altre persone e magari rischierà di ammalarsi. Se avete bambini, fate la stessa cosa. Comportatevi come se fosse una normale infezione influenzale. Glielo ripeto: è meno grave di quello che si temeva. Siete nel panico senza motivo. E le dirò di più: se gli italiani possono permettersi di non vaccinarsi per il virus dell’influenza, allora non si devono lamentare di questa situazione».

La dottoressa Capua deve scappare via. Provo a incalzare con altre domande: perché in alcuni casi è più grave? Come riconoscerlo da una normale influenza? Le mascherine funzionano? Mi invita a rivolgermi a un medico. Poi, mentre ci salutiamo, un secondo prima di riattaccare, le chiedo un consiglio per invitare i più giovani a scegliere la scienza e sento che si illumina. «Sceglietela e siatene orgogliosi. Perché se vince la scienza, vinciamo tutti».

Ha collaborato Eleonora Crisafulli.

 

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