Intel in Italia la fa gigante

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Intel

La multinazionale americana costruirà una gigafactory per la produzione di semiconduttori in Veneto. Le attività inizieranno tra il 2025 e il 2027

Non è remota la crisi dei microchip, cominciata a inizio di quest’anno. Una crisi che ha portato numerose difficoltà nella produzione di apparecchiature tecnologiche in tutto il mondo. La carenza di microchip ha tormentato l’economia globale per mesi, adesso sembra arrivata a fine, ma ciò non significa che paesi come gli Stati Uniti e l’Europa non debbano più preoccuparsi di rafforzare la loro capacità di produzione di microchip avanzati.

 

Le difficoltà della crisi

Fino a oggi, l’approvvigionamento di componenti elettroniche è avvenuto dai paesi orientali e da aziende come la Tsmc, che da Taiwan produce alcuni dei chip più avanzati del mondo. Dall’inizio del 2022 però, la corsa all’acquisto di computer portatili, console per videogiochi e altri dispositivi, ha messo a dura prova l’ecosistema tecnologico orientale. Sistema che è stato colto impreparato dalla repentina crescita della domanda tecnologica.

Questo ha portato numerose difficoltà alle imprese occidentali, nella produzione dei propri dispositivi. Le imprese hanno dovuto ritardare le date di uscita di molti prodotti a causa della mancanza di componenti elettroniche utili alla realizzazione del quantitativo minimo necessario a soddisfare le esigenze del mercato. Un esempio iconico è stato l’uscita della nuova Playstation 5, prevista per il Natale scorso, che però non ha potuto evacuare il numero di console adeguato a soddisfare la domanda, diventando un oggetto quasi introvabile, che solo in pochissimi sono riusciti ad accaparrarsi.

La crisi dei microchip, che ha reso il Natale di molte famiglie più spento a causa della mancanza di dispositivi e apparecchi elettronici da donare ai propri cari, ha mostrato chiaramente al mondo occidentale il rischio di non disporre di un’adeguata capacità produttiva nel settore, portando così i vari paesi ad adoperarsi per la costruzione di una produzione interna. Un’opportunità per molte aziende, che si vedranno costrette a grandi investimenti iniziali al fine di un cospicuo ritorno economico futuro.

La risposta dell’Europa

Dopo l’annuncio della gigafactory di Tesla, non si fa attendere quello della Intel, che vedrà luce in Italia. Con un investimento iniziale di circa 4,5 miliardi di euro, volto ad aumentare nel tempo. Lo stabilimento italiano dovrebbe sorgere nel veronese, a Vigasio.

La fabbrica italiana sarebbe un avanzato impianto di confezionamento e assemblaggio di semiconduttori, che utilizza nuove tecnologie per tessere insieme trucioli interi dalle piastrelle. L’investimento di Intel in Italia prevede un impiego di risorse fino a 80 miliardi di euro (77,5 miliardi di dollari) nel prossimo decennio, per lo sviluppo della capacità produttiva europea. Le attività di fornitori e partner inizieranno tra il 2025 e il 2027.

Chiedendo di non essere nominati a causa della delicatezza della questione, le fonti hanno affermato che le parti avevano dettagliato un accordo globale all’inizio di settembre. Ma nessun annuncio pubblico sarebbe stato fatto prima dell’esito delle elezioni politiche del 25 settembre.

 

 

I negoziati proseguono

Una delle due fonti ha affermato però che il contributo statale al programma di investimento di Intel deve essere condiviso con il prossimo Governo. Questo prima che qualsiasi accordo venga formalizzato.

Non c’è ancora certezza assoluta nella scelta geografica, poiché i negoziati sono ancora in corso e riservati. Pertanto, sia i portavoce di Intel che l’ufficio dell’ormai ex Governo Draghi, si sono rifiutati di rispondere.

Tuttavia, nonostante abbiano concorso anche regioni come Lombardia, Puglia, Sicilia e Piemonte, in particolare Torino che aveva proposto un sito tra Settimo e Volpiano, per la realizzazione della gigafactory, sembra che il colosso statunitense abbia scelto il Veneto, in quanto ben collegato con la Germania e in particolare con la città di Magdeburgo, dove Intel aprirà altri due stabilimenti.

 

 

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