Roberta Marinelli

“Resilienza, visione, coraggio, sperimentazione: sono tutte qualità figlie della capacità di sognare” 

Di
Matteo Cerri
17 Giugno 2024
Intervista a Roberta Marinelli, General Manager, Ely Lilly & Company Israele ci racconta la sua esperienza in un paese che resiste e si aggrappa alla sua voglia di esistere e costruire.
Israele è un paese piccolo, antico e giovane, e caratterizzato dalla voglia di crescere pur sotto un perenne stato di incertezza che lo accompagna. Millionaire vuole raccontare quello che sembra invisibile, ora che i riflettori sono puntati sulla striscia di Gaza dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e l’escalation che ne è seguita. E lo fa con le parole di chi, dall’Italia, ha scelto di vivere e lavorare in queste condizioni, facendone tesoro.

Un paese da 9 milioni di abitanti, un PIL in costante crescita, alto reddito procapite e un ecosistema favorevole all’innovazione e al business. Negli ultimi decenni si è distinta come una delle nazioni che più ha investito in startup tanto da averne la percentuale più alta al mondo rispetto alla propria popolazione. Startup, innovazione e crescita. Non a caso conta 30 unicorni, cioè aziende con un valutazione superiore al miliardo di dollari, da Waze (App di navigazione stradale acquistata da Google) a Mobileye (protagonista nel settore della guida autonoma). Ma l’innovazione è sempre stata al centro dello spirito di iniziativa imprenditoriale di questo popolo che di necessità ha fatto virtù in quasi tutti i campi, dall’agricoltura alla cybersecurity.

 

Sei mesi fa, l’ennesimo tragico evento che ha provato a fermare la vita: il tragico attacco di Hamas. Ristoranti e negozi vuoti, voli annullati, prenotazioni cancellate, mete turistiche disertate. Produzioni interrotte, finanziamenti a startup bloccati. Ma Israele non è crollato sotto il peso della guerra e, subito il colpo, si è rimesso in moto.

 

La ‘nuova normalità’ per chi vive e lavora in Israele

Abbiamo incontrato Roberta Marinelli, General Manager della farmaceutica Eli Lilly & Company, che ci racconta questa ‘nuova normalità’ in cui, suo malgrado si è trovata a vivere. Roberta ha un cv impressionante e uno spirito che sembra ‘allineato’ con il paese che la ospita. Napoletana, una laurea in Scienze politiche nella sua città, studi in ambito organizzativo e psicologico a Palo Alto, un inizio di carriera nella multinazionale Johnson & Johnson, una grande propensione ad accogliere (e favorire) il cambiamento.

Da 12 anni in azienda, un percorso lavorativo ricco di cambiamenti e trasferimenti, tra l’Italia e gli Usa, e da due anni si trova a Tel Aviv.

“Israele è un Paese fantastico. È una nazione giovane: l’età media è molto bassa. Si respira una grande energia. Colpisce il contrasto, che diventa un incontro, tra passato e futuro. Tra innovazione e spiritualità. Qui troviamo i valori dei Paesi occidentali uniti alle atmosfere del Medio Oriente. Tel Aviv, poi, è un mondo nel mondo: una città elettrizzante, piena di stimoli”, racconta Roberta collegata dal suo ufficio luminoso con ampie vetrate che si affacciano sui grattacieli della città.Gli israeliani sono certamente particolari, visti da un ‘occidentale’, ma anche dai vicini mediorientali.

“Sono molto diretti, potrebbero sembrare anche rudi, a un prima occhiata. Ma non è così, da napoletana, mi sono trovata bene, perché ho ritrovato quel calore che contraddistingue tutti i popoli mediterranei. Unica criticità sta forse nell’eccessivo entusiasmo e nel desiderio di passare subito all’azione, quando invece servirebbe a volte creare delle strutture e una pianificazione in grado di incanalare azioni e cambiamenti.”

Quello che si palpa è che non ci sia mai la volontà di fermarsi, di darsi per vinti e di non avere mezze misure quando ci si è posti un obiettivo. A volte con alcuni atteggiamenti che per noi sembrano insensati. Come i turisti, ormai solo locali, che non disertano le spiagge anche a rischio di attacchi improvvisi.

Questo non corrisponde con l’essere incoscienti o insensibili, soprattutto quando la propria vita viene interrotta e non c’è estraneità ad alcun evento in questo contesto.

“L’attacco feroce e brutale è stato uno shock per tutti. Israele è un Paese piccolo, tutti sono connessi. Ci sono state le vittime, le loro famiglie, chi le conosceva, i soldati che sono stati richiamati. Questo è un Paese in cui, più di un allarme bomba, fa sensazione un acquazzone. Ma questo episodio ha rappresentato uno spartiacque”, racconta la Marinelli.

“Il giorno stesso, in azienda era già al lavoro un comitato di emergenza. Abbiamo deciso di restare, per garantire la continuità. Soprattutto quella di cure per i nostri pazienti. Il pensiero successivo è stato per la sicurezza di tutti. Nel primo mese, i dipendenti hanno lavorato da casa. Poi, in sicurezza, si è tornati in ufficio. L’azienda ha dato il suo contributo anche nel sostenere la comunità, con varie modalità: dai gruppi di ascolto al supporto economico e materiale per chi aveva perso casa e fonti di reddito. L’antidoto per superare un presente fatto di tristezza e preoccupazioni è stato concentrarsi sul futuro.”

 

Tel Aviv si è risvegliata

Oggi viviamo in una nuova dimensione, frutto della grande capacità di adattamento dell’essere umano. A parte la scomparsa dei turisti, a non sapere nulla sembrerebbe quasi di vivere in una città ‘normale’. I locali hanno riaperto, le persone sono tornate nelle strade. Certo, c’è meno voglia di uscire e i militari armati si trovano a ogni angolo. Il Paese ha ripreso a marciare, impossibile immaginarlo fermo, ma su tutto incombe una cappa di tristezza per ciò che sta accadendo.”

Che cosa insegna lo spirito che si respira in questo Paese? “Resilienza, visione, coraggio, sperimentazione: sono tutte qualità figlie della capacità di sognare” e cui forse dovremmo guardare, quando, noi tutti, ci sentiamo rallentati dai fatti che ci circondano. E da Roberta Marinelli, che di questo paese ci parla con ammirazione e riconoscenza, dovremmo imparare l’umiltà.

Sentir parlare una manager internazionale, con un percorso professionale così variegato, internazionale e pieno di riconoscimenti, che non cerca di attirare l’attenzione al suo profilo è molto insolito. Alla domanda diretta sulla sua esperienza Roberta risponde: “Alla base servono la curiosità, la voglia di crescere e di imparare. Bisogna essere disposti a studiare, crescere, rimettersi in gioco, ogni giorno. E poi è necessario spostare il focus da se stessi all’organizzazione, chiedendosi non che cosa possiamo ottenere per noi stessi, bensì in che modo possiamo renderci utili”.

 

Articolo pubblicato nel numero ‘Primavera 2024’ di Millionaire disponibile anche in versione digitale qui.

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