Italiani, impariamo l’inglese. E divertiamoci. Lo dobbiamo a John Peter Sloan

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John peter sloan
Foto di Micol78 da Wikimedia Commons

«Gli italiani quando devono parlare inglese ti guardano con terrore: preferirebbero fare qualsiasi cosa ma non questo. Il problema è che non si divertono». Partendo da questo presupposto John Peter Sloan, attore e insegnante di inglese, autore di libri e fondatore di una scuola, ha cercato durante tutta la sua vita di promuovere in Italia un metodo nuovo per imparare questa lingua, così semplice ma che ancora tanti di noi non parlano: imparare divertendosi, ridendoci sopra. Oggi apprendiamo con sconcerto la notizia della sua morte improvvisa, a soli 51 anni.

Arriva in Italia a 21 anni e se ne innamora

Arrivato in Italia nel 1990 (quando aveva 21 anni), dopo aver girato per 4 anni per l’Europa come cantante e chitarrista, nel nostro Paese aveva trovato la sua fortuna. Fonda un gruppo rock, i The Max, poi viene notato dagli autori di Zelig, il cabaret che in quegli anni si teneva dal vivo (diventato in seguito anche uno spettacolo televisivo), e le sue lezioni diventano spettacoli comici. Le serate Zelig in English registrano il tutto esaurito. Poi i libri. Il primo, Instant English, vende 200mila copie. Una scuola fondata a Milano nel 2011, con sedi anche a Roma e a Menfi, in Sicilia, dove viveva da alcuni anni. Un locale aperto a Milano, lo Sloan Square. Lo abbiamo intervistato tanti anni fa, e ci ha fatto davvero divertire.

Il metodo Sloan

«In Italia si punta tutto sulla grammatica e poco sulla conversazione. Neanche gli inglesi conoscono la loro grammatica tanto quanto gli italiani» ci aveva detto. «Invece di impostare una lezione sugli orari dei treni, preferisco impostarla su situazioni fuori dal comune. Un esempio? “Il tuo collega puzza di sudore e in ufficio non ci sono finestre. Come fai a dirgli di lavarsi in modo da non offenderlo?”». Il suo metodo, che ha preso il nome di “metodo Sloan”, si basava sui “building blocks”, qualche parola e qualche verbo per formulare da subito frasi in inglese. «In pratica ho invertito l’ordine di apprendimento della lingua». Negli ultimi tempi aveva lanciato su Facebook una nuova iniziativa, Inglese social, tante pillole veloci di tre minuti “da assumere più volte al giorno”, per fare interagire le persone secondo il principio “together is better”.

Gli Italiani e l’inglese: 26esimi in Europa

Ma come siamo messi con l’inglese in Italia? Secondo il report annuale dell’EF EPI (English Proficiency Index), l’ente che rileva il livello di conoscenza dell’inglese, la padronanza di questa lingua è ancora fra le più basse d’Europa: siamo 36esimi al mondo e 26esimi in Europa, staccati di venti punti dal gruppo di testa (Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca) ma anche di dieci punti da Paesi che hanno implementato nei programmi scolastici lo studio della lingua solo negli ultimi decenni, come la Polonia e il Portogallo. Delle quattro maggiori economie dell’eurozona, soltanto in Germania si parla bene l’inglese. Francia, Spagna e Italia sono in ritardo rispetto a quasi tutti gli altri stati membri. I motivi? In gran parte culturali: film doppiati in italiano, e una scuola pubblica che, nonostante qualche piccola riforma, non lo insegna ancora in modo efficace. Solo il 30% degli studenti degli istituti secondari pubblici, medie e licei, raggiunge il livello B2.

I suoi consigli

«La saga di Harry Potter ha un inglese molto ricco: va bene sia da leggere che come film. Ma anche le commedie con Hugh Grant o Colin Firth. In generale, tutte le pellicole scritte dallo sceneggiatore Richard Curtis» consigliava in un’intervista a Vanity Fair nel 2016. «Quanto alla musica, consiglio i Beatles prima di Sgt. Pepper, mentre eviterei i rapper americani alla Eminem. Secondo punto: bisogna viaggiare. Meglio, però, evitare Londra, ormai inflazionata. Il mio consiglio è scegliere Liverpool e il Nord dell’Inghilterra. Lì la gente è più aperta, ha un’ammirazione per l’Italia, si trova più facilmente lavoro e si parla un buon inglese». E anche noi di Millionaire ve lo confermiamo: appena potremo muoverci, prendiamo un aereo per il Nord dell’Inghilterra e parliamo con i suoi abitanti. Lo dobbiamo a John.

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