James Dyson: «Nella vita aspettatevi molti “signornò”»

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Adrian Sherratt - James Dyson at his Malmesbury offices, Wiltshire with a bisection of an original Mini - homage to his design hero Alec Issigonis (11 Dec 2010).

Ha creato 20 anni fa l’aspirapolvere senza sacchetto dopo 5.126 tentativi. Un successo mondiale. Oggi James Dyson lancia un phon supersonico dopo 5 anni di test.

Scienziato, inventore, sperimentatore. James Dyson, 69 anni, ha costruito un impero. Partito da zero, oggi ha un patrimonio di oltre tre miliardi di euro.

Il suo aspirapolvere senza sacchetto è stato per anni il più venduto in Europa e negli Stati Uniti. Ora Dyson ci riprova. Con un phon ingegneristico, motore digitale, leggero, silenzioso, dotato di un sistema di controllo di calore intelligente che non danneggia i capelli. Si chiama Supersonic. E lo è a partire dai numeri. Per farcela, Dyson ha investito più di 58 milioni di sterline, coinvolto 103 ingegneri, realizzato 7mila test acustici, 600 prototipi e100 brevetti sono in attesa di deposito.

«Quello di Supersonic è stato un lavoro di amore verso me stesso. Un lavoro che mi ha insegnato moltissimo, in cui ci sono state molte “prime volte” su tutti i fronti. Ma la vita è un insieme di bellissime prime volte. Come il fatto che ho dovuto farmi crescere i capelli, per l’evento di lancio di Supersonic a Tokyo il 27 aprile».

Replicherà il successo dell’aspirapolvere?

«Lo spero davvero. Abbiamo lavorato moltissimo per creare una tecnologia tanto disruptive quanto funzionale. Così abbiamo fatto con l’aspirapolvere più di 20 anni fa. Abbiamo lavorato duro anche per mantenere segreto il progetto. La discrezione è una caratteristica fondamentale per chi vuole lavorare in Dyson».

Quello dell’aspirapolvere è un successo creato dopo 5.126 tentativi. Cosa insegna la sua storia?

«Credo che il successo non insegni nulla. I fallimenti, invece, insegnano tutto. Fanno parte di un moto che spinge verso il miglioramento. Sono arrivato a un punto che non avrei mai immaginato perché ho imparato cosa poteva funzionare e cosa invece no. Il fallimento mi piace moltissimo».

Che cosa le piace del fallimento?

«Non mi piace in modo perverso, mi piace perché ti costringe a risolvere i problemi. Vedo la vita come una montagna di problemi risolvibili e questo mi diverte molto. La creatività consiste nel creare qualcosa che nessuno era stato in grado di concepire prima: qualcosa che non esisteva e che risolve problemi mai risolti prima».

Qual è la prima cosa che fa quando un tentativo va male?

«Penso a qualcosa di ottuso, quasi alla cosa più sbagliata da fare. Questa, molto spesso, funziona perché si parte con un approccio differente, con qualcosa che nessun altro ha provato a fare. Si ottiene una prospettiva differente e una nuova visione del problema».

È così che nasce un’intuizione rivoluzionaria?

«Per un inventore il successo difficilmente arriverà al primo tentativo. Il processo di progettazione non è lineare. Ma è un continuo andare avanti e indietro quando si sbaglia. Bisogna avere il coraggio di prendersi dei rischi. Incoraggio i miei ingegneri e tutti i dipendenti Dyson ad avere questo atteggiamento. E a eliminare qualsiasi tipo di opinione critica. Un’intuizione rivoluzionaria spesso sembra stupida, ma non va criticata. L’atteggiamento giusto è essere umili, curiosi, determinati, desiderosi di fallire e di riprovare. C’è bisogno di fare cose nuove».

Farà altre cose nuove?

«Cento nuovi prodotti sono in sviluppo e sto per assumere, in Inghilterra, più di 200 ingegneri che ritengono il fallimento interessante  (http:// careers.dyson.com)».

Un consiglio per i nostri lettori?

«Non preoccupatevi di ciò che diranno di voi. Se volete fare qualcosa di differente, dovrete aspettarvi molti “signornò”. Tanta gente vi dirà: “non si può fare”, ma voi andate avanti e credeteci».

 

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