Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti

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Foto di Gage Skidmore da Wikimedia Commons

Lo spoglio in Pennsylvania assegna al democratico i voti per varcare la fatidica soglia dei 270 grandi elettori. Ma Trump non ci sta. Chi è Joe Biden? Ritratto di un presidente nei canoni (ma anche un po’ disruptive).

Al termine di una battaglia combattuta fino all’ultimo voto, che ha visto un testa a testa fra i due candidati, Joe Biden, a un passo dai 78 anni, conquista la vittoria.

È l’elezione americana più partecipata di sempre, con una percentuale di votanti record. Biden vince anche nel voto popolare, superando anche Barack Obama.

A fare notizia, però, resta Donald, The Donald, Trump. Dopo essersi battuto come un leone contro il Covid-19, ha affrontato questa elezione a testa alta. Si è aggiudicato gli Stati tradizionalmente rossi (repubblicani), in alcuni blu (California, New York…) non c’è stata storia, ma in altri ha perso per un soffio. E ora grida ai brogli elettorali. Pietra dello scandalo i voti postali, che quest’anno (anche a causa della pandemia) sono arrivati numerosissimi (si parla di più di 80 milioni di schede) e che ogni Stato ha gestito in modo diverso. E Trump grida al complotto, viene oscurato sui social e non riconosce la vittoria del suo sfidante.

Ma chi è Joe Biden e come la sua elezione può cambiare gli equilibri del mondo?

Politico navigato e uomo coraggioso

Nasce il 20 novembre del 1942, da una famiglia modesta, il padre vende auto. Da ragazzino, soffre di balbuzie e per questo viene preso in giro dai compagni. Ma lui, anche grazie all’aiuto della sorella Valerie che gli è accanto da allora, combatte questo handicap e lo mette ko. Si laurea in Scienze Politiche, ottiene la specializzazione in Legge, lavora come difensore d’ufficio. A 27 anni, inizia la sua carriera politica.

L’anno della svolta, nel bene e nel male, è il 1972. Il 7 novembre vince le elezioni per il Senato (negli anni, lo farà altre sei volte). Il 18 dicembre, mentre sta andando a comprare i regali di Natale, sua moglie Neilia ha un incidente di auto: lei e la figlia Naomi di 13 mesi muoiono, gli altri due figli (di due e tre anni) sopravvivono. Il leader di maggioranza del Senato lo convince a non dimettersi.

A 30 anni Biden diventa il sesto senatore più giovane nella storia degli Stati Uniti.

Giura accanto al letto in cui c’è il figlio Beau, con una gamba ingessata. Resta a vivere a Wilmington, facendo ogni giorno tre ore di viaggio in treno per e da Washington per stare con i figli.

Finché nella sua vita arriva un pezzettino d’Italia, nella persona di Jill Jacobs, insegnante. Il suo cognome originario è Giacoppo e suo nonno è nato a Gesso, paesino in provincia di Messina, da dove è emigrato in America con la famiglia nel 1900. Dopo un blind date organizzato dal fratello di Joe, fra i due è colpo di fulmine e la relazione viene incoraggiata anche dai figli. Ma lui dovrà chiedere per cinque volte a Jill di sposarlo, prima che lei dica di sì. «Volevo essere ben sicura: quei ragazzi avevano già perso una madre, non volevo che ne perdessero un’altra». È l’inizio di un’unione felice, coronata nel 1981 dalla nascita della figlia Ashley. Jill, oltre a insegnare, scrive, fa beneficenza e supporta il marito.

La carriera politica di Joe prosegue con successo e tocca il culmine con l’elezione, per due mandati, come vicepresidente a fianco di Barack Obama. Fra i due si instaura un rapporto speciale.

Nel 2015 il figlio maggiore Beau, soldato di valore e politico emergente, muore a 46 anni per un tumore al cervello. «Aveva tutto il meglio di me, ma senza i difetti e gli errori» disse Joe di lui. L’altro figlio, Hunter, è molto chiacchierato per vari scandali di tipo politico e personale.

E ora che cosa cambia per il mondo?

Questa è la terza candidatura di Biden a presidente degli Stati Uniti (dopo il 1998 e il 2008). Nel 2016 aveva lasciato campo libero a Hillary Clinton.

Biden è un democratico moderato e ci si aspetta un atteggiamento più equilibrato in politica internazionale (non più appoggio incondizionato a Boris Johnson, rapporti rifondati con la Russia, più attenzione ai conflitti in atto…). Più volte ha affermato di voler far tornare l’America «leader del mondo libero», il che fa pensare a una tolleranza zero nei confronti dei regimi illiberali così cari al suo predecessore.

Di certo, ci sarà maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente (ricordiamo che Trump era uscito dall’accordo sul clima), una rivalutazione del ruolo della Nato e un rapporto ricucito con l’Oms a cui Trump aveva sospeso i fondi, ritenendo l’organizzazione responsabile della diffusione della pandemia.

Grandi aspettative anche sull’apporto che saprà arrivare da Kamala Harris, prima vicepresidente donna della storia degli Usa, giovane e progressista.

E l’Italia? «La relazione speciale tra Italia e Stati Uniti prescinde da chi è chiamato a ricoprire il ruolo di presidente americano» ha affermato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, a voto ancora incerto. Possiamo sperare che Jill Giacoppo ci metta una parola buona?

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