Jury Chechi mette all’asta i suoi trofei per salvare la palestra in cui ha iniziato

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Foto da Facebook Jury Chechi Academy

Chi è appassionato di ginnastica artistica potrà essere più interessato all’acquisto dei trofei di un campione, ma anche chi non si è mai curato di parallele, volteggi e travi probabilmente già conoscerà il nome di Jury Chechi. Adesso ne apprezzerà anche la generosità. L’ex ginnasta italiano, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996, soprannominato il “Signore degli Anelli”, ha deciso di mettere all’asta i suoi trofei per salvare la palestra in cui ha iniziato ad allenarsi negli anni ’70, l’Etruria di Prato.

«Tengo molto ai miei trofei ma li metto all’asta per una buona causa. La palestra dove ho iniziato è in grave difficoltà e serve al più presto un nuovo impianto elettrico. È una piccola cosa la mia… ma spesso sono le piccole cose a fare la differenza» scrive Jury Chechi, 49 anni, in un post su Facebook.

Nato a Prato nel 1969, Chechi si appassiona alla ginnastica proprio frequentando la Società Etruria. Nel 1976 si posiziona al primo posto nel Campionato regionale toscano di ginnastica. Da lì inizia la sua carriera sportiva. Si distingue soprattutto nella specialità degli anelli. Per cinque volte di seguito si aggiudica il titolo mondiale, tra il 1993 e il 1997. Supera diversi infortuni. E, nel 2004, a 34 anni, conquista la sua seconda medaglia olimpica, arrivando terzo ad Atene.

Di vittorie, medaglie e coppe Jury Chechi ne ha collezionate tante, in quasi 30 anni di gare. 200 saranno battute all’asta il 24 marzo, al museo Pecci di Prato, al prezzo iniziale simbolico di 19,96 centesimi. La cifra è stata scelta perché 1996 è l’anno dell’oro olimpico. Tra i trofei, ci sarà anche la prima coppa vinta al campionato regionale, che Chechi assicura di volersi ricomprare.

Il ricavato sarà destinato all’Etruria, dove ancora oggi si allenano decine di ginnasti. Per andare avanti, la palestra ha bisogno di interventi di manutenzione, lavori all’impianto elettrico, al riscaldamento. Forse l’asta non riuscirà a coprire tutte le spese, ma il gesto di Chechi è già un inizio. «Mi fa piacere dare una mano alla società: è una scelta affettiva, per ciò che quel luogo ha rappresentato per me come atleta, per la città di Prato e per la storia dello sport in generale» dice l’ex ginnasta a Repubblica.

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