La fintech sarda che vuole innovare l’economia con una moneta virtuale e la forza della community

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sardexpay
Da sinistra: Marco De Guzzis, Franco Contu e Gabriele Littera

Una nuova economia basata sulla forza della comunità: è il sogno che ha portato nel 2009 cinque giovani neolaureati a creare Sardex, una moneta virtuale made in Sardegna che permette alle aziende di scambiare beni e servizi, finanziare nuove attività e far crescere le idee. Negli anni la loro impresa è arrivata in 15 regioni: oltre 10mila conti aperti, transazioni per 120 milioni di euro (solo nel 2020), iscritti in crescita del 73%. Anche all’estero il “fenomeno Sardex” ha attirato l’interesse di media e studiosi, dal Financial Times alla London School of Economics. Ora l’obiettivo è far crescere la community in tutta Italia. Per farlo SardexPay ha appena lanciato una campagna di equity crowdfunding su BacktoWork24.com. Chiunque può investire nella fintech. Il target di raccolta va da 600mila a 2,5 milioni di euro.

«Da sempre abbiamo scelto di essere vicini agli imprenditori che hanno condiviso il nostro modello. Con l’operazione di crowdfunding vogliamo ampliare ancora di più questo senso di partecipazione delle persone ad un nuovo modello di economia» spiega Gabriele Littera, co-founder di SardexPay.

«Abbiamo pensato di innovare nella finanza, ambito in cui sembra sempre difficile cambiare le cose. Non volevamo però cambiamenti solo di forma, per esempio relativi ai metodi di pagamento, ma di sostanza. Volevamo trovare il modo di far avere alle aziende ciò di cui c’era più bisogno: il credito» aveva raccontato tempo fa a Millionaire.

SardexPay infatti sostiene le Pmi senza intaccare la liquidità in euro. Permette alle imprese di ottenere linee di credito a tasso zero. E di coinvolgere i dipendenti con programmi di welfare aziendale e i consumatori con operazioni di cashback.

I precedenti investitori (CDP Venture Capital SGR, Primomiglio SGR e Fondazione di Sardegna) sosterranno la campagna di equity crowdfunding. Convertiranno in capitale un prestito obbligazionario da 2,4 milioni versato nel 2020.

«Abbiamo dimostrato quanti benefici può garantire la nostra proposta all’economia reale» ha detto l’ad Marco De Guzzis. «Con la campagna avremo la possibilità di svilupparci e moltiplicare il nostro impatto a favore delle Pmi italiane».

 

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