LA GRANDE BELLEZZA: CULTURA CHE GENERA IMPRESA

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La grande bellezza:  dal film di Sorrentino alla realtà di un’Italia che fa business con la cultura. Pubblicato il rapporto Symbola- Unioncamere 2016

 

Vivere in vacanza, alla giornata, rimandare decisioni… Jep Gambardella, il protagonista de La grande bellezza, si muove così, in una Roma stupenda, tra mito, favola e una realtà a tratti grottesca. Lo rivedremo dal 27 al 29 giugno, nel film di Paolo Sorrentino nelle sale italiane in una versione con 30 minuti in più, dove il regista ha inserito molte scene tagliate. «Una lunga divagazione”, l’ha definita il regista.

la grande bellezza

La cultura per fare impresa

Bellezza imperfetta, quella dell’Italia, ma sicuramente una risorsa. Più che mai, in tempi di crisi. Proprio in questi giorni è stato presentato il rapporto 2016 Io sono cultura!, realizzato dalla fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con la regione Marche, dove si tratteggia una fotograzia dinamica del nostro Paese e delle sue attività legate a una nuova idea di cultura: non solo musei e festival, ma anche letteratura, cinema, performing art… Industrie creative e made in Italy, tutte quelle attività, come il design, l’architettura e la comunicazione, che non sono in sé un bene culturale, ma ne traggono linfa creativa, competitività.

 

Valore e lavoro

A lato dei nostri beni culturali e delle bellezze storico-paesaggistiche, sono nate imprese che gestiscono servizi, offrono posti di lavoro, rivitalizzano territori con nuove iniziative economiche.

Secondo lo studio Io sono cultura!, la cultura è uno dei motori primari della nostra economia, cui si deve il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia, quasi 90 miliardi di euro. Non solo: ha un effetto moltiplicatore pari all’1,8%: per ogni euro prodotto in cultura se ne attivano 1, 8 in altri settori. Quindi, i circa 90 miliardi di euro neo stimolano altri 160, per arrivare ai quasi 250 prodotti dall’intera filiera culturale. Il 17% del valore aggiunto nazionale, un sistema che dà lavoro a 1,5 milioni di persone, oltre il 6% degli occupati in Italia.

 

I settori che guadagnano

Infine, la crescita del comparto culturale porta benefici al turismo (più di un terzo della spesa turistica nazionale è attivato proprio dalla cultura) e l’agroalimentare (grazie all’alleanza tra cultura e mondo del cibo: locali e cucina diventano luoghi e mezzi di produzione culturale).

Nel rapporto, ci sono anche le esperienze dirette di aziende che hanno fatto della cultura un valore aggiunto e uno strumento di marketing, e le nuove opportunità di collaborazione tra pubblico e privato che si stanno aprendo grazie a eventi come l’elezione di “Mantova, capitale della Cultura 2016” e di “Matera capitale Europea della Cultura per il 2019”.

Info: www.symbola.net

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