La guerra contro la cultura dei ‘certificati medici’ facili

Di
Redazione Millionaire.it
19 Aprile 2024

Passare ad una cultura del “cosa puoi fare” anziché del “cosa non puoi fare”

Il Primo Ministro britannico Rishi Sunak ha annunciato di voler imporre regole più rigide per contrastare la ‘sick note culture’ (la cultura dell’assenza per certificato medico) nel Regno Unito. Sunak intende affrontare il problema dell’aumento dei britannici che hanno abbandonato permanentemente il mercato del lavoro, il cui tasso di partecipazione è ai minimi dal 2015.

In particolare, il Primo Ministro si è detto preoccupato per il crescente numero di persone che non lavorano a causa di problemi di salute mentale. Ha sottolineato la necessità di essere più ambiziosi nel supportare il rientro al lavoro e più onesti riguardo al rischio di medicalizzare eccessivamente le sfide quotidiane della vita.

 

La situazione in Gran Bretagna

Attualmente, secondo dati ufficiali, 9,4 milioni di britannici tra i 16 e i 64 anni, il 22% di quella fascia d’età, non sono né occupati né disoccupati, con un aumento rispetto ai 8,55 milioni registrati poco prima della pandemia. Di questi, 2,8 milioni sono in malattia a lungo termine e 206.000 temporaneamente indisposti.

Secondo altre stime questo numero salirebbe ad oltre 11 milioni, con effetti a dir poco devastanti sui conti pubblici inglesi.

Lo scorso anno, l’autorità finanziaria britannica ha rivelato che un quarto delle persone in malattia a lungo termine era in attesa di trattamento medico, sottolineando la necessità di ridurre le liste di attesa per favorire il ritorno al lavoro o per verificare la veridicità delle condizioni mediche.

 

La critica di Sunak ai certificati ‘facili’ rilasciati da medici non qualificati

Sunak ha criticato il rilascio frequente di certificati medici prolungati, da parte di medici non qualificati (il GP – che corrisponde al nostro medico curante) per distinguere patologie dal più ‘tradizionale stress’, e ha proposto di spostare la responsabilità per le valutazioni dai medici di famiglia a operatori sanitari incaricati di valutare in modo obiettivo l’abilità di lavoro di una persona e il supporto personalizzato di cui necessita per farlo.

Il Primo Ministro ha concluso affermando che è necessario cambiare la cultura del certificato medico, in modo che la domanda principale diventi “cosa puoi fare” anziché “cosa non puoi fare”.

 

La situazione in Italia

In Italia, anche se è difficile fare paragoni tra sistemi socio-sanitari molto diversi, secondo i dati Istat i non attivi tra i 16 e 64 anni sono poco più di 12 milioni, ma anche in Italia a certificare l’idoneità al lavoro è il medico curante (il corrispondente del GP inglese).

Per ‘certificato di malattia’ s’intende il documento che certifica la presenza di una patologia che temporaneamente impedisce l’attività lavorativa, contenente una diagnosi e una presunta durata della prognosi clinica di guarigione.

 

La posizione degli Psicologi

L’art. 2 del D.L. 663/1979, conv. in L. 33/1980 (contenente disposizioni per il pagamento dell’indennità di malattia per i lavoratori dipendenti) stabilisce che l’attestazione della malattia è rilasciata ‘dal medico curante’.

Come riportato dal sito dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia “nessuna norma prevede attualmente che uno psicologo o uno psicoterapeuta (che di fatto fa diagnosi e si prende ‘cura’ delle persone con disturbi della sfera psichica) possano effettuare tale certificazione o visite di controllo. Rientrano in questo campo anche le verifiche di idoneità al lavoro.”

 

Cosa dice la Legge

È compito previsto da specifiche disposizioni di legge per alcune categorie (ad es. minori) e dall’art. 5 dello Statuto dei Lavoratori (Lg. 300/1970), che assegna al datore di lavoro la facoltà di far controllare l’idoneità psico-fisica del lavoratore da parte di enti pubblici (Lg. 11 novembre 1983). Mentre alcuni medici curanti sono propensi a dare periodi anche prolungati di degenza per ‘stress’ questa fattispecie di assenza, a differenza di altre malattie, non prevede la presenza al proprio domicilio come condizione essenziale durante la malattia.

La capacità di un medico curante di valutare il malessere mentale, in forte aumento, e la quasi impossibilità di fare controlli rende il tutto particolarmente ‘discutibile’ e a farne le spese è innanzitutto l’INPS e le persone realmente meritevoli di essere assistite e sostenute.

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