La popolazione del mondo ha raggiunto 8 miliardi di persone

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Nel 1950 la popolazione mondiale era di 2,5 miliardi. A oggi abbiamo raggiunto il traguardo di 8 miliardi.

 

A certificarlo è il Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite. Certo questo segnala importanti miglioramenti nella salute pubblica che hanno ridotto il rischio di morte e aumentato l’aspettativa di vita. Ma il momento è anche un chiaro appello all’umanità a guardare oltre i numeri e ad assumersi la responsabilità condivisa di proteggere le persone e il pianeta, a cominciare dai più vulnerabili.

 

Un mondo demograficamente più diversificato che mai

Mentre la popolazione mondiale continuerà a crescere fino a raggiungere circa 10,4 miliardi negli anni ’80 del 2000, il tasso di crescita complessivo sta rallentando. Il mondo è più diversificato demograficamente che mai, con paesi che affrontano tendenze demografiche nettamente diverse che vanno dalla crescita al declino. Oggi, due terzi della popolazione mondiale vive in un contesto di bassa fertilità, dove la fertilità nel corso della vita è inferiore a 2,1 nascite per donna. Allo stesso tempo, la crescita della popolazione è diventata sempre più concentrata tra i paesi più poveri del mondo.

In questo contesto, la comunità globale deve garantire che tutti i paesi, indipendentemente dal fatto che la loro popolazione sia in crescita o in diminuzione, siano attrezzati per fornire una buona qualità di vita alle loro popolazioni e possano aiutare le persone più emarginate.

 

«Un mondo di 8 miliardi di persone è una pietra miliare per l’umanità, il risultato di una maggiore durata della vita, della riduzione della povertà e del calo della mortalità materna e infantile. Tuttavia, concentrarsi solo sui numeri ci distrae dalla vera sfida che dobbiamo affrontare: garantire un mondo in cui il progresso possa essere goduto in modo equo e sostenibile» ha affermato Natalia Kanem, direttore esecutivo dell’UNFPA. «Non possiamo fare affidamento su soluzioni universali in un mondo in cui l’età media è di 41 anni in Europa rispetto ai 17 anni dell’Africa subsahariana. Per avere successo, tutte le politiche demografiche devono avere al centro i diritti riproduttivi, investire nelle persone e nel pianeta e basarsi su dati solidi».

La rapida crescita della popolazione rende più difficile eliminare la povertà, combattere la fame e la malnutrizione e aumentare la copertura dei sistemi sanitari e educativi. Al contrario, il raggiungimento degli SDG (Sustainable Development Goals), in particolare quelli relativi alla salute, all’istruzione e all’uguaglianza di genere, contribuirà a rallentare la crescita della popolazione mondiale.

 

Emissioni più elevate vs paesi più poveri

Ma bisogna tenere conto che i paesi con i tassi di consumo ed emissioni più elevati sono quelli in cui la crescita della popolazione è già lenta o addirittura negativa, visto che la maggior parte della crescita della popolazione mondiale è concentrata tra i paesi più poveri, che hanno tassi di emissioni significativamente più bassi ma rischiano di subire in modo sproporzionato gli effetti del cambiamento climatico.

«Dobbiamo accelerare i nostri sforzi per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e raggiungere gli SDGs» ha affermato Li Junhua, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali. «Abbiamo bisogno di un rapido disaccoppiamento dell’attività economica dall’attuale eccessiva dipendenza dall’energia da combustibili fossili, nonché di una maggiore efficienza nell’uso di tali risorse, e dobbiamo rendere questa transizione giusta e inclusiva che supporti coloro che sono rimasti indietro».

 

L’aumento da 7 a 8 miliardi è avvenuto per circa il 70% nei paesi a reddito basso e medio-basso. E per l’aumento da 8 a 9 miliardi, si prevede che questi due gruppi di paesi rappresenteranno oltre il 90% della crescita globale.

Da qui al 2050, l’aumento globale della popolazione al di sotto dei 65 anni avverrà interamente nei paesi a reddito basso e medio-basso, mentre la crescita della popolazione nei paesi ad alto e medio reddito avverrà solo tra quelli di età pari o superiore a 65 anni.

Sicuramente il raggiungimento degli obiettivi sanciti dall’Accordo di Parigi sono il primo passo, ma anche rallentare la crescita demografica ridurrebbe l’impatto ambientale.

 

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