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startup frutta bella dentro

La startup della frutta bella dentro (contro gli sprechi)

Ogni anno 1,4 milioni di tonnellate di alimenti sono scartati per criteri estetici, imposti dalla grande distribuzione. Frutta e verdura piccole o troppo grosse, magari segnate dalla grandine o dal vento. Ma la qualità nutritiva è la stessa, dentro sono buonissime. Un vero peccato buttare. Migliorare l’impatto, dare una mano ad agricoltori e consumatori, creare lavoro e profitto: sono partiti da queste intenzioni e da un reportage di National Geographic sugli sprechi della filiera alimentare Camilla Archi e Luca Bolognesi, milanesi. Laurea in Lettere lei, lavorava nel commerciale di una casa editrice. Laurea in Economia, lui, impiegato nel marketing e nella finanza. Era il 2017, avevano 28 anni.

«Abbiamo fatto 7 anni di ricerca nei campi per capire come funzionava la filiera. E quantificare lo spreco. Una pianta di suo dà un 20% di produzione non conforme. In caso di eventi atmosferici avversi, può arrivare all’80%. Sono nata in una famiglia di imprenditori agricoli, sentivo di dover fare qualcosa per dare valore allo scarto. E al lavoro degli agricoltori» racconta Camilla.

«Nel 2017 ci siamo licenziati. Abbiamo attrezzato un’Apecar “imbarazzante”, con erba finta e frutta vera, per portare in giro l’idea di Bella Dentro e vendere nei quartieri e in centro. Questo “pilota” è andato avanti 1 anno e mezzo, poi abbiamo cercato il sostegno di un investitore. La fondazione Social venture Giordano Dell’Amore si è dimostrata subito interessata. Ci ha sottoposto a verifiche minuziose per 9 mesi. Poi è entrata in società con il 18% delle quote, investendo 300mila euro».

Grazie al capitale, nel 2020 Camilla e Luca aprono il primo negozio a Milano, nel 2021 il secondo. E costruiscono un laboratorio per la trasformazione alimentare, a Codogno, paese da cui è partito il lockdown.

«Abbiamo investito nel progetto dell’Officina, una cooperativa sociale che dà lavoro a ragazzi autistici e con ritardi cognitivi. Loro preparano succhi e confetture, frutta e verdura disidratate, che vendiamo in negozio e online. Nei picchi produttivi, ci appoggiamo anche a un’altra cooperativa sociale, a Rimini, che occupa persone fragili».

La filiera creata da Bella Dentro coinvolge 27 aziende agricole in tutta Italia, sia bio sia a lotta integrata. «Il prezzo della frutta lo decidono loro, in base ai costi e alle prospettive di guadagno. Noi vendiamo al pubblico a prezzi accessibili, a volte più bassi che nella grande distribuzione. Non volevamo fare una bottega radical chic, ma un posto accessibile a tutti, anche agli anziani del quartiere». Bella Dentro occupa i fondatori, 2 dipendenti, 5 ragazzi della cooperativa L’Officina.

«Le difficoltà ci sono, la filiera è complicata. Ma va bene così. Per noi l’obiettivo impatto è stato chiaro fin da subito, specificato nello statuto. È stata la base per la partecipazione del venture capital. Dobbiamo fare report continui alla fondazione sull’attività».

Consigli a chi fa impresa?

«Non dare per scontato di sapere qualcosa. La buona idea non basta. Investite tempo per studiare il settore sul campo. Scegliete bene con chi farlo. Meglio avere background diversi, ma identità di intenti, condivisione di valori. Per trovare i finanziatori, bisogna armarsi di pazienza e coraggio. Qualcuno cercherà di cambiare i vostri progetti. Perseverate».

Tratto da Millionaire di marzo 2022.

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