La startup italiana GES crea la prima batteria 100% green

655
Batteria green

Il primo generatore per accumulo di energia elettrica a km zero. Un passo importantissimo per combattere l’energy crisis

Il primo generatore per accumulo di energia elettrica, la pila, è stato realizzato in Italia da Alessandro Volta. Oggi, proprio con l’ambizione di imitare Volta e riportare l’Italia al centro dell’avanguardia tecnologica, c’è Salvatore Pinto, carismatico fondatore della GES (Green Energy Storage).

La giovane società, fondata a Trento nel 2015, è una Pmi attiva nel settore delle batterie per applicazioni industriali che promette, forte di un finanziamento ricevuto dal governo italiano e dalla UE, di ovviare al problema “ecologico” che interessa i sistemi di accumulo di energia basati sull’utilizzo di terre rare (tipo il litio).

Le terre rare, infatti, non solo hanno ricadute profondamente nocive per l’ambiente quando si tratta di estrazione e lavorazione, ma sono anche appannaggio di alcuni Paesi dai quali l’Europa tenta di affrancarsi: è chiaro, quindi, come una tecnologia più sicura, economica e green per la costruzione di batterie a flusso stazionaria sia una notizia salutata con molta gioia, tanto in Italia quanto sul continente.

 

Come funziona la batteria di Green Energy Storage

Ma c’è di più. Salvatore Pinto è un uomo che sa il fatto suo: è un ingegnere elettronico e ha seguito progetti importanti prima di reinventarsi imprenditore (per dirne uno: ha portato il gasdotto TAP in Italia). Di conseguenza, le sue parole in merito a una batteria green altamente performante, si parla di qualcosa come 15mila cicli di ricarica, sono da prendere seriamente.

Il suo segreto con GES? Due materie chimiche soggette a brevetto e provviste di caratteristiche peculiari: sono ecologiche, ampiamente disponibili in Italia e al 100% atossiche e riciclabili. Non è dato sapere di quali materie si parli (vige il segreto industriale), ma è possibile spiegare il funzionamento della tecnologia alla base delle batterie.

In breve, l’accumulatore fa uso di una sola chimica e quando è collegato a una fonte di energia da accumulare produce idrogeno, riutilizzabile in fase di scarica. Se poi si considera il fatto che potenza ed energia sono alloggiate separatamente, si comprende anche come la batteria sia molto meno soggetta a esplosione delle equivalenti in litio.

 

Il business model e i piani per l’immediato futuro

Un progetto ambizioso quello di Pinto e della GES, tanto a livello di R&D quanto a livello di business model. Nel primo caso, infatti, il punto di partenza è stato un brevetto sviluppato all’Università di Harvard, negli Stati Uniti, e un percorso di ricerca interna durato oltre 7 anni.

Nel secondo caso, invece, la sfida che si pone Salvatore Pinto è quella di arrivare sul mercato in tempi tutto sommato rapidi: entro la fine dell’anno la tecnologia sarà disponibile in forma pre-commerciale, tra due anni sarà pronta per il pieno utilizzo operativo, un biennio in anticipo rispetto alla richiesta UE.

E non finisce qui: per rendere pienamente scalabile a livello europeo il proprio brevetto, GES adotterà un livello industriale snello, ispirato alla filosofia della lean production di Coca-Cola, la quale invia l’estratto per la celebre bevanda agli imbottigliatori locali: «Faremo lo stesso: invieremo la nostra chimica, elettrodi e membrane sviluppati in Italia, ma poi la batteria sarà assemblata in loco» commenta Salvatore Pinto.

Insomma, le premesse per batterie “100% green e Made In Italy” ci sono tutte: bisogna solo attendere e vedere se la creatura di GES conquisterà il mondo come la pila di Alessandro Volta a suo tempo.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedenteVenture capital
Prossimo articoloMilano: un robot per attraversare la strada