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Legge di bilancio 2023: Iva ridotta e mutui

Oltre a famiglie e pensioni, l’ultimo testo della Manovra ha visto delle novità tra le quali anche la modifica del reddito di cittadinanza

Dal primo gennaio 2023, l’Iva di alcuni prodotti scende al 5%, tra questi troviamo principalmente prodotti sanitari come gli assorbenti femminili e prodotti per l’infanzia, come latte in polvere, pannolini per bambini e i seggiolini da installare negli autoveicoli.

Viene ripristinata la norma che permette di trasformare i mutui ipotecari da tasso variabile a tasso fisso: «Oltre ad avere un impatto per la finanza pubblica – ha spiegato il ministro Giorgetti -, riguarda tanti mutui per le famiglie». Le banche dovranno effettuare gratuitamente e a condizioni prefissate il cambio tra fisso e variabile e il tasso del nuovo mutuo a tasso fisso sarà determinato partendo dai valori dell’Eurirs, il parametro di costo del denaro a lungo termine che in genere serva da base per il pricing del mutuo fisso.

 

Partite iva, cuneo fiscale e cartelle esattoriali

Tra le novità troviamo anche delle buone notizie per le partite iva che dal 2023 si vedranno aumentare da 65mila a 85mila, il limite entro il quale rientrare per accedere all’agevolazione fiscale del 15%. Fino a 100mila euro viene invece applicata la Flat tax incrementale del 15% sulla differenza tra l’incremento e il reddito più alto dell’ultimo triennio. Per quanto riguarda invece la platea dei lavoratori dipendenti, il reddito lordo annuo per il taglio del cuneo fiscale al 3% passa da 20 mila a 25 mila euro. Si tratta, di fatto, della proroga della precedente manovra introdotta dal Governo Draghi, incrementata di un ulteriore 1%. Per i redditi, tra i 25 e i 35 mila euro, invece, il taglio del cuneo resta al 2%. Ma in pratica, di quanto aumenteranno effettivamente le buste paga dei lavoratori? Qui sotto una tabella con vari esempi:

Un lavoratore che percepisce una retribuzione lorda fino a 15 mila euro per esempio, vedrà aumentare la propria busta paga di una somma compresa tra i 19,25 euro mensili e i 28,88 euro mensili.

Lo stralcio delle cartelle esattoriali invece, è stato confermato per le cartelle fino a 1.000 euro emesse tra gli anni 2000 e 2015, con sconti delle sanzioni al 3% per i debiti degli anni 2019, 2020 e 2021.

 

Bonus e superbonus

Slitta anche il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione di avvio lavori per il Superbonus, che viene spostata dal 25 novembre al 31 dicembre 2022. Fino a quel giorno si potrà ancora usufruire dell’agevolazione edilizia al 110%, che invece scenderà al 90% dal primo gennaio 2023. Le agevolazioni per l’acquisto della prima casa per gli under 36 invece vengono prorogate a tutto il 2023.

A seguito del polverone alzato invece dal bonus psicologo, che nel 2022 ha visto numerose richiese di cui solo pochissime sono state erogate, viene riconfermato anche per il 2023. Il problema però non vede ancora una soluzione effettiva, poiché già dal prossimo anno, le risorse disponibili per finanziare il fabbisogno psicologico diminuiranno da 25 milioni a soli 5 milioni. Una dote sensibilmente più bassa e insufficiente a supportare le numerose richieste.

 

POS e contanti

Salta invece l’obbligo sul tetto per i pagamenti POS per acquisti in attività commerciali locali, poiché il disegno di legge che autorizzava gli esercenti a non accettare pagamento con POS o carte di credito fino a 60 euro andava contro quelli che erano gli obiettivi del Pnrr sulla lotta all’evasione fiscale. Il tetto per i pagamenti in contanti invece resta sempre a 5.000 euro.

 

Reddito di cittadinanza, reddito alimentare e buoni spesa

Alla fine, critiche e proteste non hanno fatto cambiare idea a Giorgia Meloni sul Reddito di cittadinanza. Ai lavoratori “occupabili” dal prossimo anno saranno corrisposte solo 7 mensilità, mentre gli altri, ossia nuclei con minori, anziani o disabili, continueranno a riceverlo per tutto l’anno in attesa della riforma nel 2024. Come ormai è noto, il sussidio decade dopo il primo rifiuto ad un’offerta di lavoro, ma serve ancora un decreto per definire il tipo di offerta non rifiutabile. Stringere così tanto le maglie del Reddito di cittadinanza significa però lasciare all’indigenza molte persone, per questa ragione il Governo ha cercato un rimedio, instituendo il reddito alimentare per i poveri assoluti. Il reddito alimentare prevede il ritiro di pacchi alimentari da prenotare mediante un’applicazione. Il parametro canonico di “povertà assoluta” riguarda le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile.

Per coloro che non superano invece un Isee di 15mila euro è previsto un fondo di 500 milioni per sostenere l’acquisto di beni alimentari di prima necessità. Si tratta dei buoni spesa comunali utilizzati durante il periodo della pandemia, riproposti con il nuovo nome “Carta Risparmio Spesa”. Questa volta però, tocca al Ministero dell’Agricoltura individuare i criteri e le modalità di selezione dei titolari del beneficio, mentre la procedura di erogazione sarà di competenza dei Comuni di residenza.

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