Liabel, l’ex proprietario premiato per aver “restituito” capitale al suo paese

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Angelo Pavia ha ricevuto il titolo Restitutor per il suo impegno sociale a Pettinengo.

Per anni è stato alla guida di una delle storiche aziende tessili del Biellese, la Liabel. Poi la crisi del settore lo ha portato a vendere. I nuovi proprietari hanno chiuso lo stabilimento di Pettinengo. Ma Angelo Pavia ha deciso di reagire e restituire parte del capitale alla sua comunità. Per questa ragione, ieri, l’ex proprietario della Liabel, ha ricevuto il titolo Restitutor istituito dalla Fondazione Mazzotti di Treviso e dalla Fondazione Pistoletto di Biella.

Lo stabilimento di Pettinengo

Pavia è stato alla guida dell’azienda, che era stata del padre, fino agli anni ’90. Con lui la Liabel è arrivata a contare 800 dipendenti e un fatturato di 190 miliardi di lire. Nel ’93 Liabel è stata acquistata dalla statunitense Sara Lee. La crisi del tessile aveva costretto Pavia prima ad accettare i nuovi soci, con l’intenzione di rafforzare l’azienda, poi a vendere.

Racconta Marco Tonon, presidente della Fondazione Mazzotti: «Pavia era il padrone della Liabel, erede della miglior tradizione tessile della ditta famigliare Bellia. Si inventò lana fuori e cotone dentro per addolcire la tradizionale ruvidezza delle lane biellesi. Straordinario successo che anni fa subì tuttavia la crisi del tessile. Si convinse a far entrare azionariato statunitense e di lì a poco, accortosi che gli stavano portando via la fabbrica, tentò inutilmente di ricomprarla. Non riuscitoci fu costretto a vendere. Il giorno dopo i nuovi padroni chiusero l’azienda e se ne andarono col marchio».

«Di Pettinengo Pavia era stato Sindaco, era andato a scuola con alcuni suoi operai, non ebbe più il coraggio di guardarli in faccia, lui che pur aveva salvato in parte il capitale, loro che dalla sera alla mattina avevano perso il lavoro in un mondo che vedeva via via chiudere altre fabbriche. Si sentì in colpa, scivolò nella depressione, non uscì più di casa per un anno e mezzo. Ma la tempra era altra».

Dopo la chiusura dello stabilimento, nel 1998, l’imprenditore, sempre vicino ai suoi operai, soffre il senso di colpa per quell’epilogo. All’inizio cade in depressione, poi reagisce. Fa volontariato in una residenza per anziani malati e trova il modo per restituire parte del capitale alla sua comunità.

L’impegno sociale

Prima fonda l’associazione culturale Pacefuturo, poi prende in comodato d’uso Villa Piazzo, che era stata donata dalla sua famiglia al Comune di Pettinengo. La restaura a sue spese e lì organizza concerti, eventi, campus formativi e iniziative di accoglienza e reinserimento per disabili.

Il titolo Restitutor

Come si legge sul sito di Pacefuturo, Restitutor è un «riconoscimento a chi scevro da ogni intenzione pubblicitaria restituisca parte del proprio capitale alla Comunità che ha contribuito a realizzarlo. Una iniziativa tesa a generare emulazione per una prassi socialmente utile ed esemplare, la ridistribuzione della ricchezza, inalienabile strumento di giustizia sociale e di democrazia». Non si tratta di un premio, ma di un titolo: «Lo riconosciamo perché altri lo conoscano e magari avvertano il peso dell’esempio. Un esempio che non consiste nella donazione di denaro quanto nella realizzazione concreta dell’opera. Si tratta di un restituire col fare».

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