Loccioni: «Vuoi un’impresa milionaria? Punta sul territorio»

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Impresa, non azienda. Collaboratori, non dipendenti. E rapporti che si basano sulla fiducia invece che sulla gerarchia. Il gruppo di Enrico Loccioni non è solo un’eccellenza italiana ma anche un modello.

La parola che gli piace di più per definire la sua impresa è “sartoria tecnologica”: un luogo dove si realizzano soluzioni su misura per grandi aziende. Dai sistemi di automazione per componenti auto al collaudo degli elettrodomestici, dal monitoraggio dei flussi energetici, dell’aria o dell’acqua fino al primo robot che dosa senza errori i farmaci chemioterapici. A realizzare questi progetti quasi 400 giovani, età media 32 anni, il 50% laureati.

Da elettricista a imprenditore

Enrico Loccioni, 66 anni, marchigiano di Angeli di Rosora (Ancona), ha iniziato come elettricista a 19 anni. «Da giovane avevo due idee ben chiare in mente: non volevo lavorare alle dipendenze di nessuno né svolgere un’attività ripetitiva. L’unico modo per realizzarlo era creare la mia impresa. L’ho costruita su questi due principi, perché non volevo far fare ad altri quello che a me non piaceva fare. Avevo 19 anni, e nessuna idea di dove sarei arrivato…».

Nel 1968 Loccioni ha fondato una ditta di impianti elettrici di tipo artigianale. Realizzava impianti per le imprese della zona. Anno dopo anno si è ingrandito, cercando di trovare nuovi clienti. «Ci chiedevano di aiutarli a migliorare la qualità dei loro prodotti, così abbiamo iniziato a sperimentare alcune soluzioni. E ci siamo specializzati nella “misura della qualità”, che è tuttora il nostro core business».

Oggi il gruppo, che fattura 70 milioni di euro, è un modello organizzativo, è considerato uno dei luoghi migliori in cui lavorare in Italia. E nel 2015 Loccioni è stato nominato Cavaliere del Lavoro per il valore del suo operato, in termini di creazione e qualità del lavoro, impegno sociale, innovazione e internazionalizzazione.

Un modello di impresa incentrato sulle persone

In quegli anni si delineava anche un modello di impresa. Un modello in cui le persone hanno un ruolo fondamentale. Loccioni ha cominciato a cercare talenti, stabilendo contatti con le scuole del territorio, prima con gli istituti professionali, poi, via via che la sfida si faceva più complessa, con le università.

«Per me l’impresa è un’avventura, qualcosa che si rinnova sempre, al contrario dell’azienda che è sinonimo di replicabilità. Noi lavoriamo su commessa, non forniamo prodotti replicabili né catene di montaggio. E i collaboratori non sono dipendenti ma persone. Non sono un numero. Sono soggetti e non oggetti, attori e non spettatori».

Per scegliere i suoi collaboratori, l’impresa crea un “vivaio”: «Come nelle squadre di calcio. Stabiliamo un contatto a partire dalle scuole elementari, con visite di orientamento e progetti comuni: i ragazzi hanno il tempo di capire se questo lavoro può essere interessante per loro, e noi se ci sono opportunità di farli crescere».

Le iniziative sul terrirorio

Il Gruppo Loccioni cerca talenti e promuove iniziative sul territorio anche nel periodo estivo, come Impresa per tutte le età, un laboratorio di formazione per “ragazzi” dai 6 agli 80 anni, e Apoteca Community, un incontro biennale tra ospedali di tutto il mondo previsto per i primi di settembre. Nella seconda metà del mese ci sarà il Take A Breath, un evento che
avviene ogni 4 anni e coinvolge i più grandi produttori di auto per discutere del futuro dell’automotive.

ENRICO LOCCIONI-GRUPPO LOCCIONI-ROSORA ANCONA DICEMBRE 2005

Ecco i suoi cinque consigli per creare un’impresa di successo:

1. Punta sul territorio

Lo sviluppo non avviene solo nei grandi centri, ma ovunque ci si qualcuno che lo voglia. «Siamo un’impresa che dialoga con il territorio. Per esempio, abbiamo adottato 2 km del fiume Esino per bonificarlo. Abbiamo investito 10 milioni di euro. Ora il fiume è tornato sicuro, ha suggerito la nascita di iniziative pubbliche e private (piste ciclabili, punti di ristoro), è diventato fonte di energia elettrica e termica».

2. Parti dalle esigenze del cliente

Cerca di anticiparle. Allarga la tua base clienti, guarda a nuovi trend sui quali puoi lavorare: «L’unico vero capo è il cliente: senza di lui non c’è stipendio per l’imprenditore, né per i suoi collaboratori».

3. Crea un ambiente di lavoro favorevole

Le persone sono il patrimonio più importante per l’impresa: «Negli ultimi sei anni abbiamo assunto 220 persone, tutti neodiplomati e neolaureati del nostro territorio. Per sceglierli creiamo un vivaio, come nelle squadre di calcio. Stabiliamo un contatto a partire dalle scuole elementari, con visite di orientamento e progetti: i ragazzi hanno il tempo di capire se questo lavoro può essere interessante per loro. Una volta assunti qui, non hanno di fronte una struttura gerarchica, si lavora in gruppo su progetti comuni. Sta all’intraprendenza di ognuno trovare nuovi progetti su cui lavorare».

Team-MEMA

4. Orienta la tua impresa al cambiamento

Non imporre soluzioni, ma cercale continuamente, insieme con chi pone il problema. La Loccioni nel 1992 ha dato vita a Summa, una società che ha lo scopo di ricercare nuovi scenari tecnologici e di mercato e intraprendere strade inconsuete a prescindere dai business attuali.

5. Sii ottimista

Ti consentirà di potenziare il tuo ruolo, offrire fiducia ai cliente e fornitori, apprezzare colleghi e superiori: «Come stare in piedi durante la crisi? Oggi abbiamo a disposizione tante informazioni. Occorre metterle insieme, capire cosa funzionerà e cosa no, quali saranno i trend del futuro. Ho sempre pensato che dobbiamo essere noi a scegliere i nostri clienti e non il contrario. Negli ultimi tre anni abbiamo aperto tre sedi estere, il cui unico scopo è cercare il lavoro nel mondo e portarlo qui nelle Marche».

INFO: http://loccioni.com/

Da un estratto dell’articolo di Tiziana Tripepi pubblicato su Millionaire di settembre 2014.

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2 Commenti

  1. Ai suoi tempi era diversa la situazione economica, le opportunità di lavoro erano diverse, oggi come oggi i suoi consigli sono molto utili ma bisogna avere una tanta forza di volonta. io ho 25 anni e ho aperto un impresa di ristrutturazioni da 4 anni, a quest’eta non è facile fare tanti sacrifici e stare in piedi.

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