Medico e inventore: crea un saturimetro da zero con la stampa 3D e lo regala ai suoi pazienti

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Capobussi medico saturimetro

Medico di famiglia e inventore. Il saturimetro è introvabile? Lui, appassionato di tecnologia e di stampa 3D, ne costruisce uno da zero. Con una marcia in più rispetto a quelli commerciali: ha il wi-fi incorporato e trasmette direttamente i dati al medico via email.

Si chiama Matteo Capobussi, ha 38 anni, è un medico di medicina generale a Triuggio, un paese di 8000 anime in Brianza: ha costruito 4 saturimetri per i suoi pazienti ed è riuscito a monitorarli a distanza. «Il saturimetro è il termometro del futuro. Ti offre uno dei parametri più utili per il Coronavirus: c’è chi non ha febbre, chi non ha tosse, ma quasi tutti saturano male».

Facciamo un passo indietro. Nel momento più buio di quest’epoca, il saturimetro, strumento che misura l’ossigenazione del sangue di cui la maggior parte degli italiani ignorava l’esistenza fino a qualche mese fa, diventa un bene super ricercato. Nelle farmacie è esaurito. Secondo la Federazione Ordini Farmacisti Italiani c’è una corsa all’acquisto. Online è introvabile, su Amazon diventa un bestseller. Ma se lo ordinavi a marzo, dovevi comunque attendere diverse settimane, se non mesi, per riceverlo a casa.

«A noi medici serve per fare diagnosi e per monitorare gli ammalati a casa. Per intenderci: 98 è il valore normale, 90-93 indica che ci sono problemi. Sotto il 90, c’è ricovero. Volevo tenere sotto controllo 4 dei miei pazienti, ma era impossibile acquistarlo. Cosa potevo fare? Mi sono detto provo a costruirlo con la mia stampante 3D».

Così il dottore, appassionato di programmazione fin dal liceo, mette insieme le sue competenze mediche ai software che trova in open source, usa la scheda Arduino, fa un’infinità di calcoli, prende le formule, le pulisce dagli errori, trova il modo per calibrare tutto, tara i valori del saturimetro artigianale con quello commerciale, applica lo studio di funzione («uno degli argomenti più complessi che avevo studiato in quinta liceo: mi chiedevo a cosa potesse mai servire, ci sono i computer che lo fanno») e ce la fa. Ne costruisce 4. Il risultato è un saturimetro che funziona perfettamente. E che ha una marcia in più rispetto a quelli commerciali: ha il wi-fi incorporato e può comunicare direttamente al medico via email i valori registrati.

«Da maker, la condivisione dei progetti è fondamentale: gran parte del mio lavoro si basa su altri progetti open source e il risultato è a sua volta libero (https://medicitriuggio.altervista.org/come-costruire-in-casa-un-saturimetro/). Ho camminato, come si dice, sulle spalle dei giganti. Il saturimetro che ho creato è stato realizzato grazie al contributo di tutti».

Le aziende si sono già fatte avanti. Tanti maker e diversi fablab lo hanno contattato. Gli ospedali della zona hanno mostrato interesse. E il progetto si può sviluppare ulteriormente. «Ma io sono un medico e ho voluto solo risolvere un problema di chi soffre».

Capobussi non è nuovo a queste invenzioni. Tempo fa ha progettato per un suo paziente una protesi di mano robotica e l’ha realizzata in casa, utilizzando una stampante 3D. La mano artificiale è precisa al punto da poter scrivere e afferrare oggetti con sicurezza.

«La tecnologia della prototipazione è la stessa che aveva in mano Leonardo. Che faceva disegni e poi creava oggetti. Con Internet tutti abbiamo a disposizione questa tecnologia e fra 10 anni anche gli studenti delle scuole superiori saranno in grado di fare qualsiasi cosa. Un consiglio ai giovani? Io non sono per l’ultra-specializzazione. Anzi, credo che diversificare il proprio interesse in ambiti diversi permetta di realizzare grandi cose. Usate le conoscenze open. Se qualcuno impara le basi di campi diversi può portare a termine più progetti. Come un medico di famiglia sa di tutto un po’, così un innovatore deve conoscere le basi delle diverse tecnologie e metterle insieme. Per creare soluzioni veloci e risolvere problemi».

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