Nicola D’Elia, l’italiano che porta le Esperienze di Airbnb in mezzo mondo (da oggi anche a Milano)

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Nicola D'Elia
Nicola D'Elia - EMEA Trips Director Airbnb

Laureato in ingegneria, ex consulente, Nicola D’Elia, 40 anni, salernitano, si è occupato per anni di progetti umanitari in Africa e Medio Oriente. Ha lavorato per Facebook, con l’obiettivo di aiutare Zuckerberg a portare Internet (e il social) nei paesi emergenti. Oggi è Director di Airbnb Trips per i mercati EMEA. Con un team di 15 persone, sta lanciando la nuova piattaforma in Europa, Africa e Medio Oriente, sviluppando l’offerta delle Esperienze. Dalla fine del 2016, su Airbnb, oltre alle case, si possono prenotare anche esperienze con persone del posto. In Italia, il servizio è già disponibile a Roma, Firenze e, da oggi, a Milano. Qualche esempio? Ci sono il maestro panificatore che insegna i segreti del mestiere, il giovane sarto che dà lezioni di stile, l’appassionato di street art che ti guida tra i graffiti più belli dei Navigli.

«Airbnb Experiences offre un nuovo modo di viaggiare, creato dalle persone» spiega D’Elia. «I viaggiatori entrano in contatto con le realtà locali in modo unico. Le Esperienze rappresentano anche una grande opportunità per startup e privati, che possono implementare il loro reddito o utilizzare la nuova piattaforma come vetrina. Gli host propongono idee e prezzi, noi selezioniamo le migliori per mantenere standard di qualità alti. L’Italia è l’unico paese, oltre agli Stati Uniti, dove le esperienze sono già disponibili in tre città. E sicuramente continueremo ad espanderci».

D’Elia ne ha fatta di strada prima di arrivare ad Airbnb.

Quando hai scelto di dedicarti ai paesi in via di sviluppo?

«Da ragazzo non avevo le idee chiare sul futuro. Ho seguito un iter, più legato agli stereotipi che alle mie aspirazioni. Dopo la laurea, ho lavorato per quattro anni in Accenture. Poi ho sentito il bisogno di una svolta. Volevo trovare la mia strada. A 29 anni ho preso un anno di aspettativa. Sono stato in Namibia, con l’associazione Voluntary Service Overseas. Ho passato 6 mesi in Kuwait con la ong Intersos. Offrivamo assistenza ai rifugiati e lavoravamo alla gestione delle emergenze. Poi con GSMA (associazione degli operatori di telefonia mobile) ho trovato il modo di unire le mie competenze tecnologiche all’impegno sociale. Ho lavorato in Uganda per tre anni, seguendo diversi progetti per lo sviluppo tecnologico del paese. Lì la telefonia mobile può avere un forte impatto sociale».

Dalle ong alle multinazionali della Silicon Valley: come ci sei arrivato?

«Sono tornato in Europa per un Mba a Cambridge. Lavorando a GSMA mi ero accorto che per molti Facebook era il primo motivo per andare online. Si poteva usare il social come uno strumento di accesso alle informazioni. Mi sono fatto avanti. Cercare di influenzare le strategie di Facebook era un obiettivo ambizioso. Ma, proprio in quel momento, la compagnia lavorava allo sviluppo nei paesi emergenti. Mi hanno chiesto come si poteva favorire la crescita di Facebook. Ho scritto 10 considerazioni che mi sembravano utili. Li ho convinti. Assunto come Head of Growth EMEA, sono stato in Zambia, Kenya, Tanzania… Mi occupavo delle partnership con gli operatori di telefonia mobile locali. Con il programma Internet.org offrivamo accesso a servizi di base a costo zero. Nel 2015 sono passato a Airbnb, prima come General Manager per Africa e Medio Oriente».

Com’è lavorare per grandi aziende tech come Facebook e Airbnb?

«Airbnb è una grande azienda ma mantiene un approccio da startup. I fondatori affittano ancora le loro case sulla piattaforma. C’è un contatto diretto con la community (su Facebook è quasi impossibile con miliardi di utenti). Si stringono collaborazioni con istituzioni locali. Anche se sembrano “irraggiungibili”, i founder sono persone “alla mano”. Sono stato con il Ceo Brian Chesky a Johannesburg per il lancio di Airbnb in Sudafrica e al Global Entrepreneurship Summit di Nairobi. Il loro pregio? Sono visionari, hanno l’ambizione di poter cambiare le cose con quello che fanno. Sapevano che la loro idea li avrebbe portati lontani. Ci hanno messo convinzione e dedizione. Anche a costo di mangiare bustine di noodles da un dollaro per mesi!».

Nicola D'Elia AirbnbChe cosa cercano nei candidati?

«Non guardano troppo gli studi. Basti pensare che molti di loro (Zuckerberg incluso, ndr) hanno lasciato l’università. Cercano competenze, passione e visione. Per ogni posizione aperta ricevono migliaia di candidature. Quindi, se vuoi emergere, devi trovare il modo per distinguerti dagli altri. Un elemento diverso che faccia spiccare il tuo curriculum».

Un consiglio?

«Pensa sempre come un Product Manager: quando hai un’idea, pensala come un prodotto, immedesimati nell’utente finale. Sii coraggioso e, se vuoi lavorare nel campo della tecnologia, studia i fondamenti di programmazione. Ti aiuterà».

Info: www.airbnb.it/experiences

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