Zuckerberg riceve la laurea ad honorem ad Harvard: «Avere un obiettivo è la chiave per la felicità»

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© Facebook Mark Zuckerberg

Il fondatore di Facebook ha parlato ai giovani durante la cerimonia di consegna del diploma.

«Mamma, ti ho sempre detto che sarei tornato e mi sarei laureato». Così Mark Zuckerberg ha commentato il titolo di studi aggiunto ieri sulla sua pagina Facebook: laurea ad Harvard. Zuckerberg ha ricevuto una laurea ad honorem nella stessa università che aveva abbandonato 12 anni fa per fondare il famoso social network. È tornato nei dormitori dove l’idea di Facebook è nata. E, durante la cerimonia di consegna dei diplomi, è salito sul palco per parlare ai giovani.

Ecco alcuni passaggi del suo discorso.

«Come Millennials, trovare il nostro personale scopo non è abbastanza. La sfida per la nostra generazione è quella di creare un mondo in cui ogni singola persona abbia un obiettivo. L’obiettivo è quel senso di appartenenza a qualcosa più grande di noi, qualcosa per cui siamo necessari, qualcosa per cui lavorare. È questa la chiave per la vera felicità. Abbiamo una sfida generazionale: non è creare nuovi posti di lavoro, ma creare un rinnovato senso di uno scopo».

La sfida per i millennials: affrontare grandi sfide

«Mi ricordo la notte in cui ho lanciato Facebook dal mio piccolo dormitorio nella Kirkland House. Ero contento di connettere la comunità di Harvard, ma ho pensato che un giorno qualcuno avrebbe connesso tutto il mondo. Non pensavo che lo avremmo fatto noi. Eravamo solo ragazzi del college. C’erano grandi aziende tecnologiche con le loro risorse. Supponevo che lo avrebbe fatto loro. So che molti di voi avranno storie come queste. Un cambiamento nel mondo che siete sicuri che saranno gli altri a portare. Ma non lo faranno loro. Lo farete voi. Ma non basta avere un obiettivo personale. Dovete creare un obiettivo per gli altri. Sta a noi creare questo scopo superiore, per andare avanti tutti insieme».

Per Zuckerberg, ogni generazione ha i suoi compiti e i suoi obiettivi. Migliaia di persone hanno lavorato per sconfiggere le malattie o per portare l’uomo sulla luna. «Ora è il nostro turno per fare grandi cose. Non sai come si fa. Ma nessuno lo sa quando inizia. Le idee diventano chiare solo mentre ci lavori sopra. Devi solo iniziare… L’idea di un singolo momento “eureka” è una bugia pericolosa. Ci fa sentire inadeguati. Impedisce alle persone che hanno il seme di una buona idea di iniziare. È bello essere idealisti. Ma devi essere pronto a essere frainteso. Chiunque lavori a una grande visione sarà definito un pazzo, anche se il tempo gli darà ragione. Chiunque prenda un’iniziativa sarà criticato perché agisce troppo in fretta. Ci sono sempre persone che vogliono rallentarti.

«Nella nostra società spesso non facciamo “grandi cose” perché abbiamo così tanta paura di commettere errori da non renderci conto che sbagliamo di più a non far niente. La verità è che tutto ciò che facciamo comporterà dei problemi. Ma questo non può impedirci di iniziare».

Le grandi sfide da affrontare per Zuckerberg sono il cambiamento climatico, le malattie, riguardano la democrazia e l’istruzione.

Per creare un’impresa servono uguaglianza e libertà

«La cultura imprenditoriale prospera quando si provano tante idee. Facebook non è la prima cosa che ho fatto. Prima ho creato giochi, chat, strumenti di studio e lettori musicali. E non sono l’unico. Anche J.K. Rowling è stata rifiutata 12 volte prima di pubblicare Harry PotterI maggiori successi derivano dalla libertà di fallire. Ma oggi c’è un livello di disuguaglianza nella ricchezza che fa male a tutti. Se non abbiamo la libertà di prendere un’idea e trasformarla in un’impresa storica, tutti noi ci perdiamo.

«C’è qualcosa di sbagliato nel nostro sistema se una persona può lasciare questa università e fare miliardi di dollari in 10 anni, mentre milioni di studenti non possono permettersi di pagare i loro prestiti studenteschi, per non parlare di avviare un’attività. Sappiamo tutti che non basta avere una buona idea o lavorare sodo. Bisogna avere anche fortuna. Se avessi dovuto mantenere la mia famiglia al posto di avere il tempo per programmare, se non avessi saputo che sarei stato bene anche se Facebook non avesse funzionato, non sarei stato qui oggi». Una soluzione, per il fondatore di Facebook, protrebbe essere «un reddito di base universale».

Costruire una comunità globale

Nell’ultima parte del discorso, Zuckerberg ha ribadito il pensiero espresso nel suo post-manifesto dello scorso febbraio. «Le sfide più grandi – come fermare il terrorismo, combattere il cambiamento climatico e prevenire le malattie – hanno bisogno di risposte globali. Il progresso richiede che l’umanità si unisca, non solo nelle città o nelle nazioni, ma anche come comunità globale».

Qui il discorso integrale: https://www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/harvard-commencement-2017/10154853758606634/

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