Nomisma: il 65% delle famiglie italiane non arriva alla fine del mese

1126
Nomisma

In Italia quasi 3 famiglie su 4 vivono con un reddito inadeguato

65 famiglie italiane su 100 ritengono inadeguato il proprio reddito rispetto alle proprie esigenze quotidiane. A rivelarlo è uno studio condotto dalla società di consulenza bolognese Nomisma (per la precisione, da Nomisma Spazio Sociale) a seguito di un rilevamento su un campione statisticamente significativo della popolazione italiana.

Tre sono le principali questioni legate all’inadeguatezza del reddito famigliare: la distanza tra reddito e costo della vita (nel 65% dei casi), le difficoltà lavorative legate alla pandemia e non (entrambe, nel 9% dei casi) e le spese elevate non legate all’ambiente domestico (nel 8% dei casi).

Nel complesso, il disagio maggiore è percepito dalle cosiddette famiglie sandwich, ovvero quelle famiglie composte da genitori e figli per un ordine di almeno tre generazioni, delle quali la mediana è chiamata a occuparsi di bambini e anziani allo stesso tempo. Il 74% di costoro riporta disagio economico, e addirittura un 41% degli stessi lamenta una diminuzione del reddito complessivo.

 

Il mercato del lavoro e il costo della vita

Le cose non si mettono meglio per le famiglie con almeno un componente non autosufficiente: in questo caso, il 7% del campione dichiara di percepire un reddito gravemente insufficiente. Anziani over 70 (nel 80% dei casi) e famiglie con figli (nel 68% dei casi) dichiara che il disallineamento tra reddito e costo della vita è fonte di disagio, anche a fronte di un lieve miglioramento delle condizioni economiche.

Poco pesa, infatti, che sia diminuita la percentuale di famiglie in grado di sostenere un esborso pari a 5.000 euro per spese impreviste (20% vs 24% del 2021). Condizioni economiche migliori, infatti, non coincidono ancora con una stabilità del mercato lavorativo: tra le famiglie unipersonali under 70, il 13% ha sofferto discontinuità e difficoltà lavorative non legate alla pandemia, mentre il 16% ha sofferto problemi lavorativi proprio a causa dell’emergenza sanitaria.

Se si guarda poi al tasso di persone disoccupate all’intero di una famiglia pari in media al 18%, si rileva subito come la percentuale sia estremizzata in negativo nel caso di famiglie con figli (29%) e famiglie sandwich (33%). A pesare in questo caso è anche la difficoltà di conciliare vita lavorativa ed esigenze familiari.

Persone non autosufficienti e criticità relazionali ed educative

Il quadro peggiora ulteriormente con l’aumento delle persone non (più) autosufficienti, ovvero coloro che hanno bisogno di assistenza continua per le più varie ragioni: disagi psichici (16%), problemi di salute (23%), malattie croniche (41%) o anzianità (44%). In tutti questi casi, il tasso di persone non autosufficienti è in crescita (ben +10%), con aumenti per singola fattispecie che vanno dal 2% al 4%. Maggiormente colpite sono le famiglie con genitori anziani (51%) e le famiglie sandwich (67%).

Quello che il report Nomisma sottolinea bene, inoltre, è il progressivo sgretolamento delle relazioni sociali e con il mondo esterno delle quali soffrono queste famiglie a causa della scarsità di risorse economiche a disposizione: si calcola infatti che, per le famiglie con almeno un membro non autosufficiente, sia difficile reperire informazioni provenienti dai mass media e dalle istituzioni (14%), e sia altrettanto problematico accedere a e utilizzare nuove tecnologie (13%). Al contrario, le famiglie con figli registrano per il 20% problemi psicologici e comportamentali che complicano la gestione educativa dei più giovani.

 

La rinuncia di molti a contributi e sostegni

Una situazione disarmante quella ritratta con puntualità da Nomisma Spazio Sociale, soprattutto se si considera che esistono contributi e sostegni di tipo economico per le categorie più fragili. Ma non sono sufficienti. E per questo, spesso, non vengono scelti sebbene se ne conosca l’esistenza.

Un dato interessante: il 66% delle famiglie conosce i contributi INPS per le famiglie in difficolta, il 63% sa dell’esistenza del bonus asilo e addirittura il 77% dei nuclei famigliari è a conoscenza dell’assegno unico per i figli a carico. Si tratta di 3 famiglie su 4. Eppure, alla fine, solo 1 su 4 sceglie di usufruirne.

Un’ulteriore testimonianza del fatto che non sono tanto gli incentivi sociali a garantire migliori condizioni di vita quanto maggiori e migliori opportunità lavorative, unite a stipendi commisurati al costo della vita. Ricordiamo, a questo proposito, che l’Italia è l’unico paese in Europa in cui da anni il reddito ha smesso di crescere rispetto al carovita.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedentePremio Curcio per le Attività Creative: al via la XVII edizione
Prossimo articoloCerchi lavoro nel tech? Ecco le migliori città