La vertical farm più grande d’Europa è milanese

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Luca Travaglini e Daniele Benatoff founders Planet Farms.

Planet Farms, oltre 10mila metri quadrati di sviluppo di colture verticali che, grazie all’intelligenza artificiale e il duro lavoro dei fondatori e del loro team, è diventata la numero uno in Europa.

 

Planet Farms nasce nel 2018 dai suoi fondatori Luca Travaglini e Daniele Benatoff e cresce anche grazie all’importantissima collaborazione con Siemens. A oggi Planet Farms è diventata la vertical farm più grande d’Europa. Con l’intelligenza artificiale riesce a monitorare lo sviluppo delle colture attraverso un’analisi costante del flusso di dati, garantendo il benessere della pianta dalla semina alla raccolta. Un sistema di fattoria verticale in cui tecnologie avanzate e automazioni green consentono di produrre ortaggi, in modo sostenibile, assicurando una maggiore qualità nel prodotto finale.

Quella di Planet Farms è una storia italiana di grande successo ed eco anche internazionale che si è posta fin da subito l’obiettivo di produrre – in modo altamente automatizzato, ortaggi con la tecnologia del vertical farming – riducendo al minimo l’impatto ambientale, grazie a un minore sfruttamento del territorio e maggiore conservazione della flora e della fauna locale. L’unicità del progetto Planet Farms è data proprio dal fatto che il processo di coltivazione è interamente automatizzato, ciò significa che all’interno della fattoria verticale non intervengono operatori umani e il primo contatto avviene soltanto all’apertura del prodotto confezionato da parte del consumatore finale.

 

 

Ma che cos’è il vertical farming? È un metodo di coltivazione che si basa su pratiche agricole che consentono la coltivazione di specie vegetali su più livelli sovrapposti l’uno sull’altro, sviluppati a strati in verticale e impilate tra loro. Con questa metodologia le colture crescono in un ambiente controllato e protetto, senza l’uso di pesticidi e in condizioni ottimali per ciascuna pianta.

La tecnologia alla base di questa pratica è la cosiddetta agricoltura idroponica, tecnica utilizzata in tutte le vertical farming e ottimizzata attraverso un’armonizzazione di tutti i parametri di coltivazione: dalla temperatura, alle sostanze nutritive, fino all’intensità della luce. Un metodo interessante anche in ottica di sostenibilità, in quanto consente da un lato di ridurre del 95% il consumo di acqua assorbita dalle piante e dall’altro di ridurre di oltre il 90% l’utilizzo del suolo rispetto all’agricoltura tradizionale a pieno campo.

Inoltre, quello del vertical farming è un business che si può adattare anche diversi settori, dalla ristorazione all’agricoltura stessa. Un business in forte crescita che si espande proprio grazie alle sue capacità di riprodurre la stessa quantità di prodotti agricoli impiegando meno della metà dello spazio. Un esempio è la formula “farm to table” ideata dallo storico ristorante Da Vittorio della famiglia Cerea, assieme alla collaborazione di Planet Farms. Una vertical farm costruita all’interno del parco della Cantalupa a Bergamo, che offre agli chef basilico, baby-leaf e altre varietà specifiche, inclusi micro-greens. Questa rappresenta quindi un’opportunità per gli attori della ristorazione, i quali possono utilizzare questo metodo per ridurre gli sprechi e tagliare i costi di materia prima, oltre che per aumentare il proprio status di sostenibilità.

 

Planet Farm a Cavenago

 

Per quanto riguarda invece le imprese agricole, questa tecnologia può portare numerosi vantaggi anche ai raccolti, poiché permette fino a una produzione 10 volte superiore rispetto all’agricoltura tradizionale. Questo perché, oltre allo spazio guadagnato, i campi al chiuso, a differenza di quelli aperti, non sono esposti a catastrofi naturali, al riscaldamento globale né agli insetti, permettendo quindi alle imprese di evitare il trattamento delle piante con fertilizzanti e antiparassitari tossici, portandosi a casa una maggiore quantità di prodotti e una qualità migliore.

 

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