Plastica il business del riciclo

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300 imprese, 2mila addetti ai lavori, 700 milioni di euro il giro d’affari.

Ecco i numeri del riciclo della plastica in Italia, un business che consente di risparmiare oltre tre milioni di tonnellate di CO2.

Oggi nel nostro Paese vengono riutilizzate circa 750mila tonnellate di plastica, di cui 400mila provengono dalla raccolta differenziata.

«Siamo in linea con le migliori prestazioni europee, a un costo per le imprese e la collettività che è il più basso d’Europa» spiega Massimo Paravidinodirettore generale di Corepla (consorzio nazionale raccolta, recupero e riciclo di rifi uti in plastica, www.corepla.it).

Il riciclo riguarda il 61% del materiale immesso nel mercato.

«L’Italia, paese povero di materie prime, ha scoperto prima di altri le opportunità del riciclo.

Ma fino a 10 anni fa si riutilizzavano solo recuperi industriali e non materiali post-consumo: questi infatti presentano maggiori difficoltà, perché frammisti ad altri rifi uti ed eterogenei per composizione chimica» prosegue Paravidino.
Per essere riciclata, infatti, la plastica deve dapprima essere divisa per tipo (polietilene, polipropilene…) e a volte anche per colore.

Dalla spazzatura all’asta telematica

Tutto comincia nelle nostre case, dove la plastica è separata da altri materiali (carta, vetro…) per essere portata ai cassonetti della spazzatura e poi ai raccoglitori comunali.
«I Comuni organizzano la raccolta differenziata e la affidano a società, pubbliche o private. Inoltre stringono convenzioni con Corepla per ricevere un corrispettivo, a fronte del materiale radunato, che serve loro per coprire costi della differenziata» chiarisce Paravidino.

Prima di essere consegnati a Corepla, i rifiuti plastici sono pressati in balle e talvolta anche puliti: a questo punto sono pronti per essere trasportati ai centri di selezione (ce ne sono circa 38 in Italia) che li dividono per tipo e, se necessario, colore. La selezione è fatta con un sistema automatico a detector e perfezionata manualmente.
Separata per categoria, la plastica è poi di nuovo radunata in enormi sacchi e messa in vendita.

«Corepla organizza aste telematiche rivolte solo a imprese di settore, i cosiddetti riciclatori» sottolinea Paravidino.

Come si diventa riciclatori

In Italia i riciclatori sono aziende giovani, nate dopo il 1997 in seguito al D.Lgs 22/97 Ronchi che inquadra il settore. Entrarvi non è facile:

 aprire un’attività di riciclatore significa investire almeno cinque milioni di euro per l’acquisto di macchinari 

«I riciclatori si dividono in due gruppi: quelli che raccolgono i materiali plastici scartati dalle industrie nei processi produttivi e quelli che lavorano con i rifiuti postconsumo, come bottiglie e flaconi»
interviene Corrado Dentis, presidente Assorimap (Associazione riciclatori e rigeneratori materie plastiche, www.assorimap.it).

I rifiuti plastici acquistati dai riciclatori sono convertiti in nuova materia prima in seguito a processi di lavatura e macinazione.

Due i tipi di triturazione, che trasformano la plastica in scaglie (dette flake) o in granuli adatti alla lavorazione successiva, da cui si ottiene una materia “prima seconda”, che verrà immessa sul mercato per la produzione di nuovi oggetti.

Il “viaggio” che porta un blister a essere trasformato in grondaia segue un percorso più che organizzato, ma potrebbe essere migliorato:

Il mercato c’è. Il problema sta nell’approvigionamento: a fronte di 450mila tonnellate disponibili all’anno, i macchinari italiani di riciclo potrebbero assorbirne 250mila, ma riescono a riceverne solo 180mila”

E così i riciclatori sono spesso obbligati a importare rifiuti all’estero.

Una situazione che danneggia la competitività degli operatori» evidenzia Dentis. L’ottimizzazione del sistema richiederebbe una raccolta differenziata più efficiente su tutto il territorio, a iniziare da quei Comuni che tutt’oggi ne sono poco coinvolti.

«Anche l’introduzione di una cauzione sugli imballaggi, per esempio su quelli per le bevande, potrebbe migliorare la situazione: nei Paesi dove è in vigore, il tasso di ritorno è dell’85%» commenta Dentis.

C’è poi chi auspica la liberalizzazione di un sistema che vede le aste di vendita rifiuti organizzate da un solo attore: ma sulle liberalizzazioni, al momento in cui scriviamo (15 febbraio), in Italia è ancora tutto work in progress.

Plastica, questa sconosciuta

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  • È composta per il 99% da petrolio.
  • Non è un solo materiale, ma una famiglia: la plastica è un composto di carbonio e idrogeno con una formula diversa per tipo, ognuno con diverse caratteristiche.
  • Due i tipi principali: la termoplastica che, se esposta al calore, perde forma (sacchetti per la spesa, tasti del pianoforte) e la plastica termoindurente, che non perde forma se esposta al calore: le barche, i circuiti elettrici.
  • Due i tipi principali: la termoplastica che, se esposta al calore, perde forma (sacchetti per la spesa, tasti del pianoforte) e la plastica termoindurente, che non perde forma se esposta al calore: le barche, i circuiti elettrici.
  • Vantaggi: è economica, colorabile, idrorepellente, necessita di bassa manutenzione
  • Svantaggi: è di lenta decomposizione. Alcuni tipi impiegano 100 o addirittura 1.000 anni prima di essere dissolti nell’ambiente.
  • Usi: ci sono plastiche che possono essere riutilizzate per produrre energia, usata poi in processi industriali o per la produzione di energia termoelettrica: con una bottiglia di plastica si tiene accesa una lampada da 60 Watt per un’ora.
  • Non sono riciclabili alcuni oggetti: per esempio custodie per cd, grucce appendiabiti

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Maria Spezia

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