«Così portiamo l’artigianato made in Italy nel mondo»

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artigianato made in italy

Hanno valorizzato il made in Italy da esportazione e permesso agli artigiani che producono beni di lusso di farsi conoscere in tutto il mondo e vendere le loro creazioni. «Vogliamo avere un impatto su un ecosistema che è il cuore dell’Italia e tutto il mondo ci invidia».

Martina Capriotti, 32 anni, con Ciro di Lanno, ex consulenti Boston Consulting Group, nel 2019 ha fondato Mirta, piattaforma che mette in contatto gli artigiani di lusso italiani con consumatori stranieri (principali mercati: Stati Uniti e Asia). Da pochi mesi è stata lanciata la piattaforma b2b, che collega gli artigiani alle boutique, all’estero.

«L’artigiano produce, noi ci occupiamo di tutto quello che viene dopo: operations, digital marketing, customer care. Ricevuto l’ordine, parte la produzione, che sarà consegnata in 20 giorni. Non abbiamo magazzino» spiega Martina.

L’idea nasce in Corea, dove Martina si era trasferita quando ancora lavorava per la società di consulenza.

«I brand di lusso locali vogliono spostare la produzione in Italia e sono sempre alla ricerca di piccoli artigiani sul territorio. Mi sono accorta della potenza del made in Italy. Quando dicevo che ero italiana, vedevo gli occhi illuminarsi».

Ciro, che frequentava un Mba a Stanford, ha apportato all’impresa il mindset della Silicon Valley, la voglia di rischiare e l’ambizione di pensare in grande. «Sui mercati internazionali c’è una grande richiesta non solo dei nostri prodotti di qualità, ma anche della loro storia. È importante “raccontare” chi sta dietro un prodotto, spesso si tratta di famiglie che si tramandano la passione di generazione in generazione, ed è ciò che facciamo sul nostro sito».

I risultati economici sono promettenti. 5 milioni di euro di fatturato nel 2021, più di 40 dipendenti, 2,5 milioni di euro raccolti nell’ultimo round a cui ha partecipato un fondo di venture capital tedesco. I clienti dell’e-commerce sono più di 20mila, le boutique più di 300. «Ma quello di cui ci sentiamo più fieri è l’impatto su 200 aziende artigiane, per un totale di 2000 lavoratori. Una parte di Italia riconosciuta da tutti, ma ancorata al passato, che ha bisogno della digitalizzazione».

In Mirta è forte la componente tech della forza lavoro. «Abbiamo tanti sviluppatori, front end e back end. I primi, grazie all’intelligenza artificiale, catturano l’utente e facilitano la scoperta del nostro sito. I secondi costruiscono un sistema di gestione degli ordini al servizio degli artigiani».

Tratto dall’articolo “Il cantico degli innovatori” pubblicato su Millionaire di febbraio 2022. 

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