Un primario italiano tra gli eroi della pandemia. Ha avvisato il mondo dello tsunami che ci avrebbe travolto

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È italiano uno dei tre “Eroi della pandemia” nel mondo secondo la prestigiosa rivista americana Jama (Journal of the American Medical Association). Si chiama Maurizio Cecconi, ha 42 anni, è primario delle Terapie Intensive dell’Istituto Clinico Humanitas e docente di Humanitas University. È uno dei primi medici ad aver acceso webcam e microfono per allertare i colleghi di tutto il mondo a prepararsi al meglio allo tsunami che ci avrebbe travolti. Accanto a lui, ci sono l’oculista di Wuhan Li Wenliang, morto di coronavirus, e Anthony Fauci, l’immunologo statunitense nella task force di Trump.

Il professor Maurizio Cecconi è il medico che, fin dal 21 febbraio, ha da subito condiviso la sua esperienza con gli ospedali del Pianeta per fare squadra e lanciare il messaggio: Get Ready? Alla maratona di 7 ore live che ha organizzato con i più grandi esperti di terapia intensiva di tutto il mondo hanno partecipato in streaming oltre 130mila persone.

«La parola eroe non mi piace, ma orgoglio, quella sì»

maurizio cecconi primarioDavanti al riconoscimento di una delle più importanti riviste scientifiche del mondo, Cecconi ha scritto su LinkedIn: «Non siamo eroi. La parola eroe non mi piace, ma orgoglio, quello sì. Siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo. Abbiamo lavorato con impegno e passione e condiviso con il mondo tutti i dati a nostra disposizione. Siamo felici se questo ha contribuito ad aiutare gli altri a prepararsi meglio. È l’unico modo che conosciamo e seguiamo».

Rientrato in Italia da 2 anni, è primario all’Humanitas di Rozzano

42enne friulano, Cecconi ha lavorato per 14 anni in Gran Bretagna. È rientrato in Italia, all’Humanitas di Rozzano, da due anni. Alle sue spalle ha una carriera straordinaria. È stato invitato a oltre 400 conferenze nel mondo e ha ottenuto 4900 citazioni di livello altissimo. Ha scritto 130 articoli di letteratura scientifica, 2 libri e scritto oltre 30 capitoli, 40 research fellows e 20 tesi di ricerca. E dietro a tante competenze, c’è anche un uomo dal cuore d’oro. «Abbiamo dato un letto a chiunque ne avesse bisogno. Abbiamo imparato a sorridere con gli occhi: le bardature ci lasciano liberi solo quelli. Abbiamo stretto la mano a tutti i pazienti che non ce l’hanno fatta, senza lasciarli mai soli. Medici, infermieri e staff dell’ospedale, abbiamo dimostrato un’unione incredibile» ha raccontato in un’intervista a Repubblica nei giorni scorsi.

Per Jama, sono milioni gli operatori sanitari: medici, infermieri, tecnici e il personale ospedaliero che in tutto il mondo hanno dovuto affrontare la sfida di fornire assistenza e cura ai pazienti con COVID-19, rischiando la propria vita per salvare la vita degli altri.

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