Regno Unito: al primo posto per l’inflazione

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Inflazione: mai così alta da 40 anni

Sono passati ormai 6 anni da quel 23 giugno 2016, quando il 52% della popolazione britannica votava a favore dell’uscita dall’Unione europea. Sebbene l’esito del referendum destasse fin da allora delle preoccupazioni, gli effetti tardarono ad arrivare, come d’altronde la stessa ufficialità dell’uscita, arrivata solo nel 2019, oggi tracciare un bilancio con dati a sostegno è piuttosto semplice.

Sia chiaro, non è tutta colpa della Brexit, ma combinati i diversi fattori, tra cui crisi politica, pandemia, conflitto ucraino-russo, il dato economico che più fa preoccupare riguarda l’inflazione. Il CPI, ovvero l’indice dei prezzi di consumo del Regno Unito è aumentato di ben lo 0,8% durante lo scorso giugno, statistica che aumenta il dato annuo, portandolo al 9,4%.

Un tasso d’inflazione infrange il record del 1982, diventando il più alto negli ultimi 40 anni. La situazione peggiora se rapportata allo stato delle altre economie, l’inflazione della Gran Bretagna è la più alta dal 1985 all’interno del Group of Seven, sebbene molti Paesi più piccoli dell’Unione Europea al di fuori del G7 stiano assistendo a una crescita dei prezzi ancora più rapida.

 

Le misure d’intervento

I dati hanno rafforzato le scommesse secondo cui la Bank of England opterà per un aumento dei tassi di 50-bps, il più cospicuo dal 1995. Una scelta che non rappresenterebbe una novità, infatti la BoE ha alzato i tassi 5 volte da dicembre col tentativo di impedire che l’aumento dell’inflazione si radichi nell’economia britannica.

Secondo una previsione del ICAEW (Institute of Chartered Accountants in England and Wales, ndr) l’aumento dell’inflazione darebbe nuove conferme per un ipotetico aumento tasso di interesse, sebbene una politica monetaria così aggressiva potrebbe aumentare il rischio recessione, senza guardare al nocciolo della questione, ovvero i fattori sopracitati, principali cause della situazione economica disastrosa, una su tutte il continuo aumento del prezzo del carburante.

I maggiori investitori del Regno Unito credono che l’aumento del tasso d’interesse sia una certezza più che una probabilità. La popolazione britannica non sta di certo a guardare, gli ultimi avvenimenti hanno provocato una serie di azioni sindacali, la maggior parte indirizzata ai 3 candidati rimasti in corsa per la sostituzione dell’ormai ex Primo ministro Boris Johnson, ovvero Penny Mordaunt e Liz Truss e Rishi Sunak.

Secondo le stime l’inflazione dovrebbe crescere senza tregua, arrivando a toccare l’11% quest’autunno, con una previsione di ritorno alla normalità che segna come data l’ancora lontano 2023.

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