Regno Unito verso la recessione

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Bank of England

UK in crisi: la Bank of England conferma

Mai una gioia. Quando si inizia a parlare di “crisi economica” di solito l’aumento dei prezzi, le difficoltà di numerose famiglie e i salari stagnanti sono già tra noi. Ma quando a “crisi economica” si unisce “peggio del 2008-2009” quello che sale è un vero e proprio brivido. Se non che la “crisi economica peggio di quella del 2008-2009” non riguarda l’Italia questa volta: ad avviarsi verso una grave recessione è il Regno Unito.

E la conferma arriva nientemeno che dall’istituzione economica più importante del Paese: la Bank of England. Come annunciato in un comunicato ufficiale da toni piuttosto duri, il Paese sta andando dritto verso un periodo a dir poco cupo: crescita negativa per almeno 18 mesi (fino a metà del 2024) prima di tornare a vedere la luce. Inutile dire che per tornare a livello di crescita pre-Covid il tempo sarà ancora più lungo.

 

La nuova recessione comincia dal reddito delle famiglie

Come abbiamo già avuto modo di raccontare qualche giorno fa, l’inflazione nel Regno Unito ha toccato i suoi massimi storici da 40 anni (9,4%) e le stime in merito sono ancora più pessimistiche: rimarrà alta per tutto il 2023, anzi potrebbe arrivare addirittura a toccare il 13,3%.

Dette così sembrano solo cifre, ma nella realtà quotidiana le cose sono ben più drammatiche: secondo la Bank Of England, infatti, il reddito medio di una famiglia britannica è destinato a scendere di duemila sterline l’anno, a fronte di prezzi che appunto tendono a salire.

Si riduce in questo modo il paniere di beni a cui ciascuna famiglia può attingere: Laura Suter, capo del Personal Finance di AJ Bell, nota come si possa già dire “difficile” la situazione dal momento che ben oltre 15 milioni di cittadini sta riducendo le spese relative al cibo e ad altri beni essenziali. Come l’energia: da gennaio si stima infatti un prezzo medio sulle quattromila sterline l’anno. Una catastrofe che pone di fronte ad un dilemma duro da digerire: stare al caldo o mangiare (heat or eat)?

 

I tassi d’interesse al rialzo colpiscono i mutui

Le brutte notizie, peraltro, non finiscono qui: si pensi a tutte le persone che hanno investito nel mattone accendendo un mutuo. All’atto della stipula del contratto con la banca due posso essere le soluzioni: tasso di interesse variabile o tasso d’interesse fisso.

In entrambi i casi, la politica di incremento dei tassi d’interesse proposta dalla BoE per contrastare l’aumento generalizzato dei prezzi ha un effetto devastante: nel caso degli interessi a tasso variabile il danno sarà evidente da subito, nel caso degli interessi a tasso fisso lo diventerà alle prossime scadenze (e rinegoziazioni).

Va riconosciuto che la misura presa dalla banca centrale d’Inghilterra ha un effetto contenitivo con riguardo all’inflazione, ma scarica i costi del contenimento dei prezzi sulle famiglie, creando notevole disagio sociale.

 

I fattori che aggravano la crisi

Non solo, dunque, l’attutale crisi economica in Gran Bretagna è peggio di quella del 2008-2009, ma vanta anche un altro precedente storico: è la peggiore dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Carenze che sembrano dimenticate nel mondo occidentale sono improvvisamente riemerse con forza.

E non si può scaricare tutta la colpa sull’amento dei prezzi dell’energia per via della guerra in Ucraina. Certo, il conflitto è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma i disastri di una politica autonomista e pro-Brexit, uniti alla dispendiosa e poco ortodossa gestione della pandemia, appaiono ora visibili a tutti. Soprattutto a chi rischia di rimanere senza cibo, al freddo.

Solo una cosa è certa: chiunque sostituirà Boris Johnson alla guida del Paese avrà in mano la gestione di emergenze che non si vedevano dai tempi di Churchill. Una situazione spiacevole rispetto alla quale però, almeno per una volta, l’Italia sembra salva.

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