Il Ceo di Revolut: “Così ho creato la Spotify delle banche”

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Nik Storonsky revolut

Nik Storonsky, ex trader, ha fondato Revolut, un conto online senza commissioni nascoste e con servizi accessibili a tutti. È l’azienda tech cresciuta più velocemente nel Regno Unito.

«Sogno di fare una rivoluzione nel mondo bancario. E creare una piattaforma globale che permetta a tutti di gestire le proprie finanze in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo con il proprio smartphone». Così Nik Storonsky, 35 anni, ex trader russo trapiantato a Londra, ha lanciato la sfida alle banche. Ha creato Revolut, una startup fintech che vuole cambiare le regole del gioco, offrendo un’alternativa digitale alle banche tradizionali. E che oggi lancia in Italia Revolut Junior, un’app creata per genitori e bambini dai 7 ai 17 anni. I genitori possono gestire la paghetta dei figli, trasferire denaro, controllare saldo e transazioni. «L’obiettivo è insegnare ai più piccoli a gestire le proprie spese in modo saggio».

Revolut permette ai suoi utenti di aprire un conto gratuito in pochi minuti tramite smartphone, inviare e ricevere denaro, controllare il budget, prelevare al bancomat, trasferire soldi all’estero o spendere in oltre 150 valute al tasso di cambio interbancario. L’hanno definita “la Spotify delle banche”. Ha un modello di business che punta sulla quantità per ridurre i costi per l’utente finale. Propone un’offerta freemium, simile a quella di Spotify: un piano standard gratuito e i pacchetti Premium e Metal con plafond più alti e servizi aggiuntivi, dall’assicurazione medica internazionale al cambio in criptovalute, con costi trasparenti. Ha ottenuto la licenza bancaria. Ha firmato accordi con Visa e Mastercard per l’emissione delle sue carte di debito. Non fa ancora profitti, perché adesso la priorità è investire sulla crescita. E Revolut cresce a una velocità impressionante.

In meno di cinque anni la startup ha conquistato 10 milioni di utenti in oltre 30 Paesi tra Europa, Australia e Singapore. E punta a 100 milioni entro il 2023. Nel 2018 ha raggiunto lo status di unicorno, ossia società valutata più di un miliardo di dollari. I ricavi sono aumentati del 354%. I clienti sono cresciuti del 169% nell’ultimo anno. Revolut ha raccolto milioni di dollari da venture capitalist come Index Ventures, Ribbit Capital, Balderton Capital e DST Global, arrivando a una valutazione di 5,5 miliardi.

revolut fondatoriNik Storonsky è arrivato a Londra a 22 anni. Figlio di un alto dirigente Gazprom, ha iniziato a lavorare come trader per le grandi banche della City, passando da Lehman Brothers a Credit Suisse. Primo problema da expat: si spendono troppi soldi per le transazioni all’estero, i prelievi al bancomat e il cambio valuta. Da qui l’idea nel 2015 di creare Revolut insieme a Vlad Yatsenko, ex sistemista di Deutsche Bank. Millionaire ha intervistato Nik.

Da dove arrivi, qual è la tua formazione e com’è nata l’idea di Revolut?

«Mi sono trasferito a Londra dopo l’università. Ho studiato in Russia, prima Fisica al Moscow Institute of Physics and Technology, poi Economia alla New Economic School di Mosca. Nella City ho lavorato come Equity Derivatives Trader. In quel periodo ho conosciuto Vlad e l’idea di Revolut ha iniziato a prendere forma. Per anni abbiamo entrambi lavorato in alcune delle più grandi banche mondiali. Vedevamo le commissioni astronomiche applicate al cambio valuta, conoscevamo i tassi riservati ai clienti e ci rendevamo conto di quanto fosse ingiusto. Abbiamo cercato un’alternativa. Non l’abbiamo trovata. Così abbiamo deciso di crearla noi stessi. Dopo aver imparato tutto il possibile sul settore dei pagamenti, a luglio 2015 abbiamo lanciato Revolut, con l’obiettivo di ricostruire il settore finanziario dal basso, utilizzando la tecnologia e permettendo alle persone di risparmiare denaro».

Come l’avete finanziata?

«Abbiamo iniziato con un round seed di 1,5 milioni di sterline nel 2015. Dopo un anno, a luglio 2016, abbiamo chiuso un round Serie A da 8,6 milioni di dollari, che ha portato la valutazione di Revolut a 58 milioni di dollari. Il round Serie B è avvenuto nell’ottobre 2017 con 71 milioni di dollari di investimenti (e una valutazione di 350 milioni). Ad aprile 2018 il Serie C da 250 milioni». L’ultimo, a febbraio 2020, ha portato alla valutazione attuale di 5,5 miliardi. 

Qual è il vostro rapporto con le banche?

«Siamo competitor, ma con alcune siamo anche partner, abbiamo collaborazioni sia in Europa sia fuori dal continente. Man mano che il settore fintech cresce, le banche comprendono sempre di più che il modo in cui parliamo ai nostri utenti e i prodotti che offriamo rappresentano qualcosa da cui anche loro possono trarre insegnamento. Nel settore finanziario, la concorrenza genera nuove opportunità. Tutti ne possono beneficiare: se le fintech continueranno a creare prodotti di qualità per i propri clienti, il risultato finale sarà un miglioramento generale del sistema».

La difficoltà più grande che hai incontrato?

«All’inizio, quando provavamo a spiegare agli altri la nostra idea, tutti ci rispondevano che eliminare le commissioni a carico dei clienti sarebbe stato impossibile. Questo non ci ha fermato. Anzi, abbiamo dimostrato con i fatti che si poteva fare. Ci siamo guadagnati la fiducia degli utenti offrendo esattamente quanto promesso, senza intoppi o problemi nella procedura, dando alle persone il controllo delle proprie finanze e garantendo trasparenza su ciò che facciamo e sul motivo per cui lo facciamo. La fiducia è al centro di tutta la nostra strategia».

Quali sono gli altri elementi chiave del vostro successo?

«Con Revolut puntiamo a creare la prima vera piattaforma finanziaria globale, per ogni necessità: dai tool per il controllo e l’analisi del budget, che permettono alle persone di tenere d’occhio le proprie spese, all’assicurazione di viaggio a partire da 1 euro al giorno, fino agli strumenti per acquistare azioni frazionate di Amazon o Beyond Meat e creare il proprio portfolio di investimento. Tutto ciò è accessibile da un’App facile da usare e gratuita, che garantisce standard di sicurezza e personalizzazione molto elevati. I nostri utenti e la loro esperienza con il prodotto sono le nostre priorità. I bisogni delle persone cambiano in fretta e per avere successo è fondamentale comprenderli. Questa è la chiave».

Come vedi il settore bancario?

«L’industria cambia perché sono i consumatori che cercano il cambiamento. Hanno bisogno di un’esperienza migliore e più veloce, non vogliono più avere tante App sullo smartphone per gestire le finanze. Fanno tutto da una singola App per essere sicuri di trovare lì le migliori soluzioni e user experience. I recenti sviluppi introdotti dalla PSD2 (la direttiva europea su pagamenti digitali e open banking, ndr) vanno nella stessa direzione. Presto gli account bancari, l’account Revolut e gli altri servizi finanziari potranno comunicare in modo facile. Si potrà offrire un’esperienza snella e la possibilità di ridurre o azzerare i costi».

A settembre avete annunciato nuove assunzioni. Cosa serve per lavorare in Revolut?

«Cerchiamo persone con un background da startup per la maggior parte dei ruoli o con esperienza nei settori tech/banking/finance per alcune posizioni specifiche. Chiediamo a tutti di non accontentarsi, essere ambiziosi e amanti delle sfide, con una mente analitica capace di scomporre i problemi in piccole parti per risolverli. Vogliamo persone che condividano la visione dell’azienda, si sentano parte di un team, puntino a generare risultati e amino lavorare in un ambiente che evolve velocemente».

Un consiglio per i lettori?

«Never Settle, Think Deeper, Stronger Together, Get it Done. Non accontentarti, ragiona a fondo, lavora in team e raggiungi i tuoi obiettivi. Queste sono le 4 regole che governano noi stessi, il team e tutto l’ambiente Revolut. È così che abbiamo costruito il nostro successo ed è quello che mi sento di consigliare a qualsiasi giovane imprenditore che sogni di innovare un settore».

Intervista tratta da Millionaire di febbraio 2020.

revolut millionaire
L’apertura dell’articolo pubblicato su Millionaire di febbraio 2020.
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