Roberto, l’italiano scelto da Obama tra 15mila giovani leader

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Roberto Pontecorvo

Roberto Pontecorvo, 27 anni, campano, ha partecipato al summit della Fondazione Obama, selezionato grazie al suo impegno con l’associazione Agenda Praiano e il progetto NaturArte. «Abbiamo trasformato il paese in un museo a cielo aperto».

Dalla provincia di Salerno a Chicago, al summit dei giovani leader civici organizzato da Barack Obama. Roberto Pontecorvo, 27 anni, è stato scelto tra più di 15mila candidati per partecipare all’evento della Fondazione Obama che ha riunito giovani da tutto il mondo, lo scorso 31 ottobre, per scambiare idee, trovare soluzioni a problemi comuni e generare cambiamento. Tra i 500 selezionati anche un altro italiano, il milanese Valentino Magliaro.

«Non conta chi conosci o di chi sei figlio, contano le tue idee, le tue motivazioni e quello che fai» dice Roberto. «Quando ho compilato l’application per il summit, ho parlato della mia esperienza sul campo, con l’associazione Agenda Praiano e il progetto Praiano NaturArte. L’associazione è nata nel 2013 su impulso del giornalista Claudio Gatti, che è il mio mentor. È stato lui a contattarmi. Allora ero a Bruxelles per uno stage alla Camera di Commercio Belgo-Italiana. Gatti ha ideato un modello di costruzione di capitale sociale e civico (Agenda Comune): cittadini, istituzioni e aziende collaborano per obiettivi comuni e partecipano al cambiamento. Agenda Praiano è il primo test di questo modello di sviluppo replicabile (che ha avuto successo ed è arrivato fino a Roma, con Agenda Tevere). All’inizio abbiamo creato una Cassa contributi locali: raccogliere 20mila euro in un paese con 2000 abitanti è stata la prima scommessa vinta. Abbiamo realizzato un’agenda di obiettivi per il territorio. Il primo progetto è NaturArte».

In cosa consiste?

«Abbiamo trasformato Praiano in un grande museo a cielo aperto. Oggi ci sono circa 150 opere in ceramica lungo le strade (insieme a un’app e un sito in italiano e inglese per attirare anche i turisti stranieri). Le difficoltà non sono mancate. Abbiamo perso il primo bando per un vizio di forma. Ma ci abbiamo creduto e riprovato. Abbiamo ottenuto i fondi. Praiano, paese di pescatori e agricoltori, è riuscito a compiere un piccolo miracolo. È la dimostrazione che progetti concreti e sostenibili si possono realizzare anche al Sud. Con un’iniziativa trasversale, partecipata e non politica».

Com’è stata l’esperienza a Chicago?

«Incredibile, un’esperienza stimolante, motivante, di grande ispirazione. C’erano persone da oltre 60 Paesi, ragazzi siriani, palestinesi, che sviluppano progetti di valore in realtà difficili. La parola più ripetuta era “ascoltare”. E anche per questo Obama ha vietato i selfie: “Meglio ascoltare le vostre idee che scattarci una foto”. Lì vivi una realtà utopica in cui non ci sono barriere. C’erano molti personaggi illustri, da Matteo Renzi al principe Harry. La sera della cena, all’ingresso, ognuno prendeva un biglietto con il numero del proprio tavolo quindi chiunque poteva finire accanto all’ex Presidente Usa. L’ultimo giorno ci hanno chiesto di scrivere su un foglio una promessa per il futuro. Non una cosa astratta o adesso irraggiungibile, come la pace nel mondo, ma un impegno concreto che possiamo essere in grado di mantenere. Obama ci ha detto: “So che ci saranno momenti difficili ma noi saremo qui per aiutarvi”. Oggi sono in contatto con tutti i partecipanti e la fondazione ci scrive chiedendo di compilare questionari sulle politiche internazionali, sulle nostre idee per ridurre le diseguaglianze».

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

«Continuerò a impegnarmi per il territorio. Ma devo anche pensare al mio futuro: presto partirò per un lavoro a Madrid. In Italia non ho trovato nulla a più di 500 euro al mese. Intanto aiuterò gli altri anche a distanza. Fare qualcosa per la collettività è una vocazione che ho sempre avuto».

Che cosa insegna la tua storia?

«Quando ho iniziato ero mosso dall’entusiamo di un ragazzo. Ora, guardando indietro, a quello che siamo riusciti a realizzare, ho capito che si può davvero fare qualcosa se si ha la volontà. Basta crederci, anche quando tutti dicono “ma chi te lo fa fare” oppure “tanto qui non cambia niente”, e lavorare sodo. Devi investire su di te perché le opportunità ci sono. Formati, studia, lavora. Io ho un lungo percorso di formazione alle spalle (laurea in Relazioni internazionali, master in Studi europei, ricerca a Cracovia e Bruxelles)». Insomma l’incontro con Obama non è piovuto dal cielo!

Info:  www.agendacomune.org

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