Scompare Johan Cruyff, il profeta del calcio

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L’ultima partita è stata la più dura, quella con il cancro. Quella che sperava di vincere. «Sto battendo il cancro 2 a zero» scriveva a febbraio su Twitter. Il mondo dice addio al profeta del calcio.. Elegante, potente, veloce. Johan Cruyff, calciatore olandese, avrebbe potuto giocare ovunque La maglia numero 14 perché non c’era un ruolo che non sapesse ricoprire.

Figlio di un negoziante di frutta, ha vinto tutto

Ha vinto tutto: tre palloni d’oro, campionati, coppe, da calciatore prima, da allenatore poi. Figlio di due venditori di frutta e verdura della periferia di Amsterdam, inizia a giocare per strada. A 5 anni è già un talento. La morte prematura del padre, lo obbliga a lasciare gli studi e a lavorare per aiutare sua madre che deve cedere il negozio di frutta. Intanto, viene scartato dal servizio militare per i suoi piedi piatti e la caviglia dalle forme non lineari. Eppure saranno le chiavi della sua fortuna.

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400 goal in 700 partite

Inizia a giocare a livello professionistico e da lì non si è più fermato. Una carriera straordinaria con 400 gol in 700 partite. Prima nella squadra che resterà nel suo cuore, l’Ajax di quei piccoli fenomeni del calcio totale, quello di cui lui è stato il più grande interprete. Poi nel 1973 il passaggio al Barcellona. Due goal al debutto: è un predestinato. A fine carriera diventa coach, Ajax e Barcellona dove costruisce una formazione che ha tra le sue file campioni assoluti come Josep Guardiola e Hristo Stoičkov che vince quattro volte il campionato in otto anni.

Le sue frasi immortali

Entrate nella storia anche le sue frasi, piene di realismo e humour. Ecco alcune delle più celebri che in queste ore inondano la Rete…

«La creatività non fa a pugni con la disciplina».

«La palla è una sola, quindi è necessario che tu ce l’abbia».

«Giocare a calcio è semplice, ma giocare un calcio semplice è la cosa più difficile che ci sia».

«Tutti gli allenatori parlano di movimento, di correre molto. Io dico che non è necessario correre tanto. Il calcio è uno sport che si gioca col cervello. Devi essere al posto giusto al momento giusto, né troppo presto né troppo tardi».

«In un certo senso, forse, sono immortale».

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Redazione

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