“Siate audaci, usate l’immaginazione, la crisi ci obbliga a innovare”

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temporelli audaci

“La crisi è una benedizione” diceva Albert Einstein. Perché ci obbliga a pensare.

Crisi sanitaria, crisi economica, crisi di mercato, crisi culturale. In questo periodo la parola crisi è stata usata da medici, economisti, giornalisti e intellettuali di tutti i campi. Qui, certo, non posso negare che sia effettivamente in atto una crisi, ma posso provare a vederne il lato positivo, partendo da uno dei pensieri più belli espressi da Albert Einstein nel suo libro del 1934, Come io vedo il mondo:

«La crisi è una vera benedizione per le nazioni e le persone, perché la crisi porta progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni (…). Cerchiamo di lavorare sodo, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla».

È proprio così, noi Homo Sapiens ci esaltiamo nelle difficoltà, abbiamo nel nostro dna biologico e culturale due elementi che credo siano fondamentali per definirci: immaginazione e audacia. Sono caratteristiche che ci hanno fatto conquistare tutto il Pianeta e ci hanno addirittura portato sul nostro satellite, la Luna, e sono caratteristiche che amo negli esseri umani e che spiccano nei grandi personaggi della storia, quelli che nel mio podcast chiamo… fucking genius.

Ecco, se durante i periodi “normali”, di gestione, questi elementi sembrano dormire dentro di noi, durante le crisi diventano fondamentali per la sopravvivenza, per questo sono d’accordo con Einstein quando dice che la crisi è una benedizione. Perché ci obbliga a innovare, a ripensare a noi stessi, ai nostri modi di fare le cose.

Da sempre sono convinto che l’innovazione non sia cosa solo da centri di ricerca e sviluppo o da laboratori universitari. L’innovazione è un atteggiamento, tutti noi possiamo essere innovatori e oggi siamo obbligati a esserlo. E se all’inizio ci farà paura e saremo preoccupati, una volta iniziato il percorso ci renderemo conto di sentirci più vivi nel fare cose nuove, nello sbagliare, nell’imparare e nel costruire il nostro futuro. Vedremo succedere tante cose belle nei prossimi mesi, in tanti si daranno da fare per cambiare il mondo, usando tecnologia, scienza e creatività.

Cerchiamo di lavorare sodo e superare l’umanità che eravamo per diventare migliori. Tocca a noi!

Tratto da Millionaire di giugno 2020. 

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