Social, e-commerce e innovazione: la ricetta delle piccole imprese nell’emergenza

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Caccavari e-commerce mulinum
Stefano Caccavari di Mulinum

Come hanno reagito i piccoli imprenditori all’emergenza e al lockdown? A Roma, nel quartiere Monteverde, tre giovani innovatori hanno creato Daje Shop, un “Amazon di quartiere” per aiutare il commercio di prossimità. Stefano Caccavari, founder di Mulinum, ha risposto online alla domanda improvvisa di farina (fino a 500 ordini al giorno), eliminando le spese di spedizione e aggiungendo il lievito in regalo. C’è poi chi ha riconvertito parte della propria produzione in mascherine certificate, come la cooperativa sociale Progetto Quid, che produce abiti e accessori partendo da eccedenze di tessuti e dà lavoro a persone svantaggiate. In tanti hanno reagito, creando soluzioni innovative utili a tutti e reinventandosi, grazie a digital, web e social.

«Nella nuova normalità creata dall’emergenza Covid-19, che riscrive abitudini e relazioni il digitale diventa un moltiplicatore di opportunità, non più un elemento accessorio» dice Giampaolo Colletti, fondatore della community Wwworkers.it. «È un valore aggiunto nel fare impresa, centrale nella riorganizzazione della filiera, nella ridefinizione dei processi, nella riscrittura di narrazioni, nel ripensamento dei mercati. Anche perché nel nuovo tempo del distanziamento sociale gli smartphone diventano nuovi compagni di viaggio e di acquisto». imprese

I dati della ricerca #RestartItalia

Secondo la ricerca #RestartItalia realizzata da Wwworkers su un campione di 400 Pmi, il 31% ha mantenuto solo alcune linee di produzione. Il 16% ha riconvertito con uno specifico prodotto o servizio. Il 24% non ha subito cambiamenti, mentre il 27% ha dovuto chiudere l’azienda.

La maggior parte degli intervistati (oltre il 70%) pensa che innovazione e digitalizzazione siano gli elementi chiave che hanno permesso alle loro imprese di affrontare l’emergenza. Molti hanno utilizzato canali di comunicazione e vendita online: social media (87%), e-commerce (39%), chat di WhatsApp, Telegram, Facebook Messenger (32%), video su YouTube (16%) o in live streaming (32%). Qualcuno ha fatto ricorso anche a realtà virtuale (2%) e gamification (1%).

Le emozioni prevalenti: opportunità (33%) e disorientamento (27%), coraggio (14%), ansia (11%) e paura (9%).

Rispetto al rapporto con il territorio, oltre la metà degli intervistati si è mosso con progetti e azioni a favore della comunità e il 64% ha promosso iniziative per sostenere i collaboratori.

Storie di piccole grandi imprese ai tempi del Covid-19

Tante le storie raccontate dal progetto #RestartItalia, realizzato con il supporto dell’impresa tree, in collaborazione con AGIA e GammaDonna. Berto Salotti in Brianza e FridaBike a Milano hanno puntato tutto sull’e-commerce. Vigne Mastrodomenico ha organizzato degustazioni virtuali, da Barile (in provincia di Cosenza) fino agli States. Maglificio Angorelle di Prato ha offerto consulenze in videocall con personal shopper. E in tema di solidarietà: Evo Pricing, che si occupa di analisi predittive, ha offerto i propri servizi ai clienti gratuitamente; Sfera Agricola, in provincia di Grosseto, ha donato i suoi pomodori idroponici ai più bisognosi. Roberta Balotti ha messo a disposizione di medici e infermieri i suoi Apartments To Art a Torino.

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