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Tech e orgoglio: da San Francisco un messaggio al mondo

Love will keep us a together”, l’amore ci terrà uniti, è stato il motto del Pride 2022 di San Francisco, tornato in presenza due anni dopo il Covid e durato un intero weekend.

Animato nelle vie principali della città e soprattutto nel quartiere gay di Castro, è stato anche più “corporate” che mai. Sponsorizzato da aziende come Apple e Alaska airline, ha visto sfilare carri e dipendenti delle principali big tech americane. L’ingegno e il marketing hanno fatto la loro parte: da Starbucks che regalava bandiere e bandane colorate ai Covid test consegnati dai dipendenti di Color, agli zainetti e occhiali di United. E se gli studenti di medicina di Stanford sfoggiavano la maglietta con la scritta “gentilezza”, i dipendenti di Google ne indossavano una bianca con la frase “riconnettersi con orgoglio”.

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Foto di © Laura Fois

Non c’è azienda, ormai, che non risponda presente a uno dei Pride più importanti d’America. Estremamente brandizzato, quest’anno ha avuto inevitabilmente una forte connotazione politica visto il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade che garantiva, dal 1973, il diritto ad abortire. Ma San Francisco e la California, ancora una volta, si dimostrano un’isola felice.

Il governatore dello stato, Gavin Newsom, al contrario, ha subito firmato una legge che rafforza il diritto all’aborto. E le principali aziende hanno ugualmente risposto alla sentenza, dichiarando di assicurare alle proprie dipendenti tutti i mezzi e il supporto necessario. Tra queste, Disney, Patagonia (il brand della Silicon Valley), Lyft, Meta, ma anche Levis, Tesla, Microsoft, Google, Salesforce, Amazon, ma l’elenco è lungo. Perché le grandi aziende, ormai da un po’, hanno deciso di scendere in campo e praticano sempre più una cultura inclusiva e attenta al benessere delle persone.

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Foto di © Laura Fois

Google è una delle aziende più amate dai suoi dipendenti. I benefit riconosciuti sono innumerevoli: dalle cure mediche al servizio lavanderia alla mensa che assicura colazione, pranzo e cena, Google ha anche fatto sapere che pagherà le spese di viaggio alle dipendenti costrette a lasciare il paese in cui l’aborto non sarà più riconosciuto. Proprio la cultura aziendale è una delle cose che più soddisfa i dipendenti.

“Google è stata la prima azienda dove mi son sentito finalmente accettato per quello che sono”, ha detto Paolo Gabriele Falcone, product manager, presente alla parata di San Francisco. “Un principio aziendale, espresso e ripetuto internamente, è quello del portare te stesso a lavoro. Non godiamo solo di assicurazione sanitaria, o di incentivi economici per le coppie omosessuali qualora decidessero di fare un figlio, c’è proprio un ambiente che rispetta qualsiasi diversità e ti rispetta per ciò che sei”.

Nei tre giorni di festa, ma anche di protesta e riflessione visti gli accadimenti recenti, un fascio di luci colorate lungo 6,5 km ha illuminato la città, opera del collettivo “Illuminate” che progetta opere di arte pubblica. Un’installazione temporanea di grande impatto che lancia al mondo un messaggio di speranza. Speranza che, come diceva Harvey Milk, il primo politico dichiaratamente gay in California assassinato nel 1978, non sarà mai silente. E le big tech questa speranza la stanno urlando forte e chiaro.

Di Laura Fois, corrispondente diretta da San Francisco

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