Tim Cook arriva in Italia. Ecco 5 cose da sapere su di lui

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Il 10 novembre Tim Cook, il Ceo di Apple, arriva in Italia: sarà a Milano per inaugurare l’anno accademico della Bocconi. A partire da metà ottobre chiunque potrà prenotarsi online, anche se sarà data la priorità agli studenti dell’università. L’evento verrà comunque trasmesso via streaming così che tutti potranno seguirlo. In attesa di Cook, ecco 5 cose da sapere su di lui.

1. Lascia un posto da vice presidente per un’azienda a rischio fallimento

Quando Jobs lo chiama per aggiungersi al team aziendale, la Apple era agli inizi, in una situazione molto vicina al fallimento. Mentre Tim, laurea in ingegneria industriale e diploma in Business administration, era già un professionista affermato: 12 anni per Pc Ibm come direttore dell’aerea Nord America, e sei mesi come vicepresidente in Compaq: «Una decisione razionale mi avrebbe fatto restare in Compaq e chi mi conosceva bene mi ha consigliato di farlo. Ma quel giorno ho preferito dare retta alla mia intuizione: dopo solo cinque minuti di colloquio con Jobs ho deciso di andare in Apple» racconta. Poi le tentazioni di andarsene non sono mancate: dal 1998 a oggi ha ricevuto offerte di lavoro in altre multinazionali, come Dell e Motorola, ma le ha sempre declinate.

2. Come vice presidente senior risana i conti aziendali

Uno dei compiti primari di Cook in Apple è stato il controllo ferreo dei costi. Le sue mosse hanno portano risultati immediati con la ripresa dei conti aziendali, che in pochi mesi si lasciavano alle spalle il baratro di quasi un miliardo di euro di perdite dell’anno precedente. Nel 2007 la promozione a direttore operativo e dal 2009 al 2011 già ricopre la carica di direttore operativo ad interim in occasione delle prime assenze di Jobs per motivi di salute.

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3. Un uomo che non ama la luce dei riflettori

Il 24 agosto 2011, sei settimane prima della sua morte, Jobs si dimette dalla carica di Ceo e lascia spazio definitivo a Cook: «Voglio che tu non mi chieda mai cosa avrei fatto io. Semplicemente, fai ciò che è giusto» aveva commentato Jobs al passaggio di testimone. Tim riesce subito a dare all’azienda il suo stile: persistente e capace di stare nell’ombra, lavora senza grandi fanfare. Presenzia alle assemblee aziendali con gli azionisti (Jobs le aveva sempre snobbate) senza però intervenire in modo diretto.

4. L’etica al primo posto nella sua gestione

Durante la sua gestione Apple ha donato più di 45 milioni di euro all’ospedale vicino alla sede centrale di Cupertino. E  1,7 miliardi di euro per rendere i data center aziendali irlandesi e danesi a basso impatto.

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5. Oratore appassionato, anche se non è Steve Jobs

Jobs era un public speaker nato e come tale è irraggiungibile (leggi qui). Tuttavia, Cook sa cavarsela nelle occasioni importanti. Tra i suoi discorsi, celebre è diventato quello ai laureandi della George Washington University: «Le retrovie non sono il posto dove volete vivere la vostra vita. Il mondo ha bisogno che voi scendiate in campo. Ci sono problemi da risolvere, ingiustizie a cui mettere fine, persone perseguitate, malattie che devono essere curate. Dovete fare la differenza. Dovete trovare la vostra stella polare e questo vuol dire fare delle scelte. Alcune sono facili, alcune difficili e alcune vi faranno mettere in dubbio tutto» dichiarava in una parte del suo intervento. Chissà cosa dirà agli studenti della Bocconi. Siamo sicuri che saprà essere una grande fonte di ispirazione.

Redazione

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