Tutti falliscono anche Mourinho, licenziato dal Chelsea. Cosa ci insegna Josè?

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Anche uno “Special One” può fallire. Jose Mourinho, tra i migliori allenatori al mondo, termina la sua avventura con in Chelsea, con una risoluzione consensuale del club. Il divorzio giunge sette mesi dopo la conquista del titolo, inevitabile dopo l’avvio disastroso della stagione che ha visto il Chelsea fare 15 punti in 16 gare.

Ciò premesso Mourinho resta sempre una delle personalità più affascinanti (e vincenti) del mondo del calcio. Portoghese, è l’unico allenatore ad avere vinto in Italia, Spagna e Inghilterra. Nel suo palmares, tre campionati inglesi e coppe di lega, due volte primo in Italia, un campionato spagnoli, due Uefa Champions League e una Coppa Uefa. Vittorie che rendono meno amaro il recentissimo fallimento.

Ma cosa lo ha reso così vittorioso. Ecco le sue strategie per il successo.

Essere sempre ambiziosi. «Mi piace fare le cose per bene e far felice la gente. Vorrei vincere un’altra Champions, ma senza che ciò diventi un’ossessione».
Creare il team. «La miglior squadra non è quella con i migliori giocatori, ma quella che gioca meglio. Odio parlare delle individualità. I singoli non vincono i trofei. Le squadre li vincono».

Motivare. «Mourinho è riuscito a cambiare la mia mentalità. Ora sono un lottatore» afferma il giocatore francese Karim Benzema.

Affrontare (bene) le sconfitte. Incita i suoi a lottare fino all’ultimo, ma se perde non si abbatte.«Quando si perde una partita non la fine del mondo, è l’inizio di un nuovo periodo di vittorie» afferma.

Metterci la faccia. Spesso attira l’attenzione su di sé non tanto perché egocentrico ed esibizionista, ma per distoglierla dai giocatori, in caso di sconfitte o di momenti di particolare tensione.

Essere efficaci ed efficienti. Mourinho non si limita a vincere, ma lo fa ottimizzando le risorse. E ci riesce dandosi una tabella di marcia e rispettandola.

Redazione

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1 COMMENTO

  1. Jose è un idolo per noi interisti, per questo motivo forse il mio pensiero è pro mourinho.
    Lui è un vincente ma questo non lo dimostrano i trofei, ma le affermazioni dei giocatori che ha allenato.

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