UK: l’effetto Brexit si fa sentire

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Brexit: lavoratori agricoli

Rischio di sprecare quasi la metà del raccolto per mancanza di manodopera

Braccia rubate all’agricoltura. Una frase che ha spesso, ingiustamente, un’accezione negativa. Questa volta la frase fa i conti con la realtà ben delineato nel Regno Unito, in cui i lavoratori agricoli non sono rubati ma vengono proprio a mancare. L’emergenza è dovuta a più fattori, ma è inutile negare come ancora una volta al tavolo degli imputati ci sia seduta in prima la Brexit.

Una scelta ormai irreversibile che sta portando l’intera Gran Bretagna in grosse difficoltà, disagi che toccano ogni tipologia di settore, senza lasciare scampo a nessuno, nemmeno all’agricoltura. Il rischio è che decine di milioni di sterline rimangano piantati al suolo senza che nessuno possa raccoglierli, vista la carenza di personale agricolo e le innumerevoli difficoltà che gli imprenditori riscontrano nel trovare lavorati che possano svolgere la mansione a basso costo.

Una condizione che non può essere dettata da una presunta avarizia degli impresari, piuttosto da una corsa all’utile resa difficoltosa dalla disastrosa condizione economica in cui il paese versa, facendo sì che una delle possibili strade per rendere produttiva la raccolta di ortaggi e simili sia l’abbassamento dei compensi offerti ai dipendenti.

Per dare dei dati più schietti, il raccolto, a questo punto possibile, corrisponderebbe a circa 22 milioni di sterline, secondo un sondaggio realizzato dal sindacato di 200 agricoltori “National Farmers Union” e pubblicato successivamente da Bloomberg. La stima tenderebbe a salire fino a 66 milioni se si considera che l’associazione corrisponde a circa un terzo dell’intero settore ortofrutticolo, dato che si riferisce solamente al primo semestre del 2022.

La questione immigrazione e la carenza di lavoratori specializzati

Tutto avviene in un teatro in cui l’attore principale è l’inflazione, ormai salita a quasi il 10% e a dei costi energetici che non facilitano la vita agli imprenditori. La mancanza di lavoratori coinvolge più settori, parte di questo è dovuto anche al Covid, ma tanto dipende oltre che dalle restrizioni della Brexit anche dal durissimo sistema migratorio che prende spunto da quello australiano.

Con queste basi il territorio britannico non è tra le mete più gettonate per i lavoratori stagionali o quelli qualificati, categorie in cui rientrano anche quelli agricoli. Sul tema migrazione è intervenuta Liz Truss, che in caso diventasse premier promette una maggior elasticità sulla concessione dei visti stagionali. Nonostante la disoccupazione rimanga ai minimi storici i posti per i lavoratori da colmare rimangono svariati, e il tema dei lavoratori stranieri gioca un ruolo più che importante.

Sono stati 43mila i cittadini europei che hanno ricevuto un visto per poter lavorare all’interno del Regno Unito, un dato piuttosto basso che fa riferimento al 2021, specie se messo a paragone con le cifre degli anni precedenti, che oscillavano tra i 230mila e i 430mila all’anno, nei sei anni precedenti. La situazione è drammatica, la Brexit rimane causa di una realtà pessima e obbligatoria da affrontare in tutte le sue difficoltà: sarà il nuovo primo ministro a risolverle?

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