Valeria, esempio dell’Italia migliore

1987

Ieri è arrivata la conferma che la veneziana Valeria Solesin, 28 anni, è morta negli attacchi di Parigi di venerdì notte. Raccontiamo la sua storia per ricordare e gli altri tanti ragazzi uccisi nella strage.

Valeria Solesin, 28 anni, veneziana, poteva essere una di noi. Appassionata, impegnata, indipendente. Un esempio dell’Italia che si dà da fare, quell’Italia che raccontiamo ogni giorno sulle pagine della nostra rivista e sui social, quell’Italia che cerca di costruirsi un futuro.

A 16 anni, mentre faceva il liceo, lavorava in un panificio per guadagnarsi i soldi per viaggiare. Laureata in Sociologia all’Università di Trento, da quattro anni viveva a Parigi e lavorava come ricercatrice all’Istituto di Demografia della Sorbona. La sua specializzazione riguardava il ruolo delle donne divise tra famiglia e lavoro.

Negli anni del liceo e dell’università ha prestato servizio come volontaria per Emergency. «Studio e impegno erano per lei la stessa cosa» ha raccontato la madre.

«E a Parigi andava per strada ad aiutare i clochard. Diceva che era un modo per conoscere la città ed essere d’aiuto». Come lei, tanti altri ragazzi rimasti uccisi nella strage del Teatro Bataclan, che oggi Millionaire vuole ricordare.

Per conoscere meglio Valeria e i suoi pensieri, riportiamo un articolo “Allez les filles, au travail” che Valeria ha pubblicato sul sito Neodemos.

“In Europa, l’attività femminile è stata promossa fin dagli anni ’90 attraverso la Strategia Europea per l’occupazione (SEO). Obiettivo delle Istituzioni Comunitarie è favorire l’occupazione femminile in tutte le fasi del ciclo di vita, ed in particolare nei momenti considerati “rischiosi”, che coincidono con l’arrivo dei figli. Benché la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia fortemente aumentata nell’Unione Europea, importanti differenze tra paesi continuano a persistere. Gli Stati dell’Europa del Nord sono caratterizzati infatti da alti tassi di occupazione femminile e da una

Al contrario, negli Stati dell’Europa del Sud, bassi tassi di attività professionale femminile, si coniugano a bassi livelli di fecondità (OCDE, 2011). Una tale opposizione si riscontra ugualmente tra Francia e Italia. Nel 2011, il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è infatti del 65% in Francia, contro 50% in Italia. Sempre nel 2011, l’indicatore congiunturale di fecondità è di 2 figli per donna in Francia, mentre in Italia è di appena 1,4 (ISTAT, 2012). Eppure questi due paesi sono relativamente simili in termini demografici: entrambi con una popolazione di circa 60 milioni di abitanti (considerando la sola Francia Metropolitana), e con una speranza di vita alla nascita comparabile. Condividono inoltre aspetti culturali, quali la religione cattolica, e geografici, essendo uniti da 515 km di frontiera.

Anche l’organizzazione del mercato del lavoro sembra rispondere a una logica simile: relativamente rigido in entrambi i paesi, tuttavia in Italia protegge maggiormente i lavoratori che appartengono alle categorie “tipiche” (come l’industria). Alla luce di tali informazioni sembra logico domandarsi come mai due paesi vicini possano distinguersi così profondamente in termini di fecondità e di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Una possibile spiegazione è che in Italia, più che in Francia, persista una visione tradizionale dei ruoli assegnati all’uomo e alla donna”.

Redazione

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