Web startup: le idee giovani di Greenswitch

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Norberto Rossi è giovane. Come il team con il quale collabora.

Giovane come il loro progetto, Greenswitch, un portale per unire l’acquisto di gruppo on line alla sensibilità ambientale. Un modello di business per rispondere a due bisogni del consumatore di oggi: ridurre sempre di più il suo impatto ambientale e risparmiare.
Malgrado l’età, le idee di Norberto (sull’innovazione, sulle difficoltà delle startup italiane oggi) sono molto chiare.

A svelarcele è lui stesso nell’intervista che ci ha concesso.

Web e sensibilità ambientale è un connubio che può aprire a possibilità interessanti di business? 

[blockquote align=”center” variation=”green”]La risposta è certamente sì. Ora più che mai. A questo proposito faccio mio e rielaboro un pensiero nato dalla lettura del libro di Jeremy Rifkin “La Terza Rivoluzione Industriale”. Viviamo in un’ epoca in cui si sono nuovamente create le condizioni per un importante passo evolutivo della nostra civiltà.

Le nuove scoperte nel campo dei bio materiali e dell’energie rinnovabili, unite a nuovi strumenti relativi alla comunicazione e il controllo a distanza, aprono infinite possibilità. Un territorio inesplorato di nuovi servizi per soddisfare nuove esigenze che nasceranno. Un mondo, quello futuro, tutto da inventare. Si tratta solo di avere la pazienza di saper osservare con un occhio prospettico. Un po’ come chiedersi al momento dell’acquisto, dove e come verrà smaltito un prodotto al termine del suo utilizzo. Questo tentativo di vedere oltre, è la base di ogni business di successo.[/blockquote]

Ci spieghi in parole semplici cos’è Greenswitch?

[blockquote align=”center” variation=”green”]Il nostro è, innanzitutto, un contributo al processo di riduzione dell’impronta ecologica, ovvero l’impatto dell’uomo sul pianeta. 3 consumatori su 4 affermano di voler acquistare green (indagine Eurisko 2011), ma pochi di loro sono disposti a pagare di più un prodotto/servizio eco. Greenswitch colma questo gap di prezzo, e toglie ogni alibi.

Non è la versione green dei portali di acquisto di gruppo. Considerare Greenswitch così, significherebbe fermarsi solo alla punta dell’iceberg. Come non è un portale esclusivo per integralisti dell’ecologia, ma un portale per tutti. Chi ad esempio partecipa ad un GAS potrà trovare in Greenswitch prodotti e servizi che normalmente non vengono trattati da queste realtà.

Ma la vera innovazione del progetto è proprio verso chi offre questi prodotti e servizi. Greenswitch può apparire come un market place, ma nasce in realtà per offrire comunicazione efficace a basso costo, a quelle realtà che altrimenti non avrebbero la possibilità di farsi conoscere. Il meccanismo dell’acquisto di gruppo è stato riscritto per portare il fornitore al centro del progetto.

Greenswitch, infatti,  favorisce al massimo l’interazione tra fornitore e cliente finale (ad esempio per il pagamento del prodotto/servizio), evita di penalizzare la regolare attività a “prezzo pieno” e offre una visibilità lungo tutto l’arco dell’anno (ad esempio evitando overbooking e presentando nei mesi per lo stesso fornitore più Micro Deal a pezzi realmente limitati) [/blockquote]

Quali sono, dalla vostra esperienza, le difficoltà che incontrano i giovani oggi in Italia che intendono iniziare un’attività?

[blockquote align=”center” variation=”green”]In primis vi è quella di trovare interlocutori seri, interessati ad investire nel progetto. Le idee sono la base, ma i fondi sono quelli che le fanno uscire dai cassetti. Purtroppo sembra più facile trovare investitori privati che pubblici. Progetti altamente innovativi richiedono strumenti di valutazione e finanziamento parimenti innovativi. Come ad esempio le nuove realtà di crowdfunding. Poi ci sono difficoltà più pratiche legate ad esempio ad un contratto di affitto per un luogo da chiamare “ufficio”. Noi abbiamo risolto il problema con uno spazio in coworking.

Relativamente alla nostra realtà le difficoltà maggiori che abbiamo incontrato, e tuttora incontriamo sono due: a. La diffidenza dei fornitori che a causa di un’ esperienza negativa passata o anche solo per sentito dire, temono l’acquisto di gruppo on line. b. L’abitudine, ormai radicata nei clienti, nel travisare il concetto di gruppo di acquisto. Se basta un utente solo per ottenere uno sconto, non si può più parlare di gruppo di acquisto ma di classica offerta promozionale. Le grandi catene possono permettersi offerte di questo tipo, ma piccole realtà rischiano di venire inglobate da questo meccanismo.[/blockquote]

Quali sono i costi per aprire un’attività come la vostra sul web?Diciamo che ad oggi il progetto è costato all’incirca come un auto diesel di media cilindrata, ovvero quella venduta dopo solo un anno di vita per finanziare il capitale sociale di partenza. Non vi era nessun desiderio morboso di emulare il giovane Steve Jobs, anche perché non conoscevamo questo aspetto della sua storia. Ma semplicemente sembrava la cosa più utile da fare in quel momento. A questo investimento vanno aggiunte le ore di lavoro per implementare “in casa” l’ attuale versione del portale.

Qual è la maggiore soddisfazione che fino ad oggi GreenSwitch è riuscito a darvi? 

Il progetto Greenswitch è ancora in fase embrionale, per cui speriamo che le maggiori soddisfazioni siano quelle ancora a venire. Al momento l’emozione più grande è stata quella di scoprire che persone che non conosciamo hanno iniziato a frequentare Greenswitch e lo apprezzano. Sia utenti privati che professionisti del settore. Rendersi conto che tutto quello che avevamo immaginato, sta accadendo davvero. Credo che sia uno dei momenti a cui arrivano tutti gli startupper, quando vedono che lentamente si passa dall’ essere considerati visionari ad essere innovatori.

Come ci si sente a mettere giù un’idea propria, partendo da zero?

Bene, soprattutto se quella dell’imprenditoria è una libera scelta e non l’unica alternativa che si ha a disposizione. Vivere bene un’ attività in proprio, credo sia possibile solo nel caso si stia parlando del proprio Piano A, altrimenti diventa un lavoro come tanti altri. Invece un’ attività imprenditoriale vive in primis di emozioni, quelle che ogni giorno ti spingono a “dare di più” senza che sia un capo a motivarti. È necessario avere delle robuste cinture di sicurezza a cui aggrapparsi, perché ogni giorno è come vivere sulle montagne russe.

Dai qualche consiglio ai nostri lettori su come aprire un’attività come la vostra…

[blockquote align=”center” variation=”green”]Prima di tutto lavorate molto dentro di voi. Osservate il mondo, ponetevi delle domande. Non accettate le cose per abitudine. Perché l’abitudine annebbia la vista all’innovazione. Non abbiate paura di sembrare strani o ridicoli nel fare le cose nel modo che a voi sembra corretto, anche se diverso da quello del vostro vicino di posto. Credete in voi e che la vostra idea non vale meno di qualunque altra che nella storia si sia poi rivelata innovativa.

Poi mettetevi a tavolino, e disegnate su una lavagna magnetica cancellabile il vostro progetto. Un progetto non si delinea subito per quello che sarà, ma deve essere rivisto molte volte, crescere e lievitare nella mente per almeno un mese.

Una volta chiarita l’idea di base, passate a ciò di cui avete bisogno. Partendo dalle persone. Due tipologie di persone sono quelle da ricercare: il vostro gruppo di lavoro ( i compagni di viaggio con cui condividere difficoltà e gioie ) e i “valutatori”, persone di esperienza con cui condividere il progetto e da cui ricevere feedback/consigli. Poi passate alla pratica, cercando fondi e valutando a quali investimenti dare priorità per partire. [/blockquote]

Giancarlo Donadio

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4 Commenti

  1. Web startup: Greenswitch | Millionaire web…

    Norberto Rossi è giovane. Come il team con il quale collabora. Giovane come il loro progetto, Greenswitch, un portale per unire l’acquisto di gruppo on line alla sensibilità ambientale. Un modello di business per rispondere a due bisogni del consumator…

  2. Ho conosciuto oggi Norberto, folgorati a vicenda perchè, non sapendo l’uno dell’intervista dell’altro (sono stato intervistato 3 gg fa da BioEcoGeo per l’ultimo numero della rivista in uscita) abbiamo entrambi menzionato Jeremy Rifkin e la IIIRI (Terza Rivoluzione Industriale), oggi possibile con le soluzioni che entrambi proponiamo.

    Devo esprimere un possibile punto di apparente disaccordo (credo che si tratti di punti di vista, tutti validi comunque): non possiamo pensare che prodotti sostenibili alternativi a quelli tradizionali non sostenibili (ad esempio i vasi VIPOT rispetto ai vasi di plastica) possano costare lo stesso o addirittura meno. Oggi i prodotti tradizionali in plastica NON possono avere concorrenti sul prezzo di acquisto. Le economie di scala delle tecnologie produttive di prodotti tradizionali non permettono a prodotti nuovi, spesso ancora artigianali o poco più, di competere sui costi di produzione. La battaglia però si vince NON sul prezzo di acquisto, ma sui costi ambientali e sociali che un prodotto difficile da smaltire costringe la Comunità a pagare. E considerando ai costi complessivi legati al ciclo di vita completo del prodotto…. che alla fine paga sempre il consumatore.

    Vi ricordate quando non c’erano rifiuti? Era l’epoca in cui non si sprecava e non esistevano imballi di plastica!!! Spreco più imballi sempre più pesanti e difficili da smaltire creano il grande problema dello smaltimento dei rifiuti… E DEI COSTI RELATIVI, COPERTI DALLA TARSU!
    Sprecare di meno e usare imballi e(ti)cosostenibili sarà LA ricetta per ridurre radicalmente i costi sociali causati dai rifiuti. Non è una utopia… cominciate a leggere la mia intervista su BioEcoGeo con qualche ricetta di IIIRI. Vi ringrazio e mi scuso per l’intromissione. Marco Baudino

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