Airbnb si prepara a quotarsi sul Nasdaq dopo un trimestre in utile

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Foto Airbnb

È stato un anno nero per Airbnb, a causa della pandemia. Crollo delle prenotazioni, calo dei ricavi, licenziamenti. «La crisi più straziante mai affrontata» ha detto il Ceo Brian Chesky lo scorso maggio, quando ha dovuto lasciare a casa 1900 persone, circa un quarto dei suoi dipendenti (7500 in 24 Paesi). Eppure, nonostante i numeri poco incoraggianti, il colosso degli affitti brevi non rinuncia ai suoi piani per sbarcare in Borsa, forte del ritorno in utile dell’ultimo trimestre. Il 16 novembre ha presentato alla Sec (l’autorità di controllo dei mercati Usa) i documenti necessari per quotarsi sul Nasdaq, con il simbolo ABNB. Non c’è ancora una data, ma la quotazione si fa così più vicina.

«Le previsioni per quest’anno dicono che le entrate saranno meno della metà di quelle del 2019» aveva detto Chesky a maggio. I dati presentati lunedì confermano la crisi, pur non essendo così negativi. Airbnb registrava perdite nette di 674 milioni di dollari già nel 2019, chiuso con un fatturato in crescita del 32% a 4,8 miliardi. Dopo mesi in perdita, nel terzo trimestre 2020 l’azienda ha invertito la rotta e ha registrato utili per 219 milioni di dollari su ricavi di 1,34 miliardi.

Le perdite complessive, però, nei primi nove mesi dell’anno ammontano a 697 milioni. I ricavi sono diminuiti del 32%, a 2,5 miliardi (contro i 3,7 dello stesso periodo del 2019). Le prenotazioni, quasi azzerate dai lockdown e poi riprese, sono nel complesso diminuite e non è escluso un ulteriore calo nell’ultimo trimestre. Ma per l’azienda il modello di business ha dimostrato di saper reggere alla crisi.

«In un contesto altamente negativo per i viaggi, ci sono diverse aree della nostra attività che hanno mostrato resilienza. In particolare viaggi nazionali, viaggi a breve distanza, viaggi al di fuori delle nostre prime 20 città e soggiorni a lungo termine» scrive Airbnb nel documento alla Sec.

«Sebbene riteniamo che i viaggi cambieranno a causa del Covid-19, l’adattabilità della nostra attività suggerisce che siamo ben posizionati per servire questo mercato dinamico mentre continua a evolversi e riprendersi».

Secondo i dati dell’azienda, molti viaggiatori preferiscono le case in affitto agli alberghi. E le sistemazioni di Airbnb sono scelte anche da smart workers e lavoratori in viaggio. «Crediamo che i confini tra il viaggio e la vita si stiano confondendo e che la pandemia globale abbia accelerato la capacità di vivere ovunque» ha spiegato l’azienda.

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