Alberto Dalmasso: grinta e resilienza

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La rivoluzione passa dalla volontà di poter dire un giorno che il successo ottenuto è solo frutto di duro lavoro

 

Il merito di questo cambiamento di rotta è legato all’evoluzione di usi e costumi parallelamente alla crescita esponenziale delle tecnologie a disposizione: gestire la quasi totalità della propria vita da uno smartphone è stata la rivoluzione del nuovo secolo.

Per quanto riguarda l’amministrazione delle proprie finanze a mezzo App, un contributo importante è stato dato da una giovane startup: l’italianissima Satispay. Fondata nel 2013 da Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta, e operativa dal 2015, è diventata in meno di una decade un vero e proprio “unicorno”.

Abbiamo parlato di recente di questo straordinario risultato per il nostro Paese (qui): ciò che invece non abbiamo esplorato è la dimensione umana e professionale dello stesso co-founder e Ceo, Alberto Dalmasso, un giovane determinato a fare della sua compagnia la più grande società fintech europea. Un giovane, con un sogno prossimo alla realizzazione, che può essere di ispirazione per molti.

 

Chi è Alberto Dalmasso?

 

Nato nel 1984 a Cuneo, Dalmasso lascia il proprio paese natale quando decide di trasferirsi a Torino per studiare Economia. Né la facoltà né la città sono scelte casuali. Da sportivo appassionato – nella vita sarà skipper e praticherà snowboard e sci – Torino è infatti la riposta ideale al desiderio di cimentarsi nella Serie C di pallanuoto. Per quanto riguarda il corso di laurea, invece, decisivo è stato il suggerimento di un docente severo ma lungimirante che Dalmasso ha incontrato durante gli studi superiori per diventare geometra.

Il suo percorso universitario è brillante: media del 27/28, laurea con 102/110. Lo stesso Alberto lo ricorda come un percorso formativo buono, ma con due difetti: troppi anni di liceo, che sottraggono tempo all’esperienza sul campo, e troppo poca motivazione trasmessa dalle istituzioni agli alunni, cosa che inficia la convinzione nei propri mezzi.

 

 

I primi passi nel mondo del lavoro

 

Non è però questo il caso di Alberto il quale, dopo uno stage ad Alba terminato 5 mesi dopo l’avvio, non demorde e inanella un altro paio di esperienze formative post-laurea di tutto rispetto: prima è il turno di un’azienda di import/export negli Usa, in Texas, poi è la volta di una internship presso la Camera di commercio italiana a Brisbane, in Australia. Sebbene l’esperienza in America si riveli dura – Alberto lavorerà in azienda dalla mattina alla sera – resta l’Australia la chiave di volta nella vita di Dalmasso. Al di là di uno stage gratuito, ha sperimentato un modo di vivere molto differente: surf, mare, forte senso di comunità tra gli altri espatriati, forte contatto con la natura, immersione in un mondo in rapidissima crescita economica e ricco di stimoli.

Tuttavia, è il 2006 e la strada verso quella che sarà Satispay è ancora in salita. Ad Alberto toccheranno altre esperienze professionali prima di diventare il capo di se stesso, in società con gli amici Dario Brignone e Samuele Pinta. Una di queste lo terrà impegnato per 3 anni: si tratta di un ruolo nella divisione Marketing & Business Development di Ersel, banca di proprietà della famiglia Giubergia, specializzata in Private Banking e Asset Management.

 

La fondazione e la crescita di Satispay

 

Formalmente, Satispay nasce nel 2013 in una soffitta di Torino che diverrà presto l’hub di lavoro per Alberto e per Dario Brignone. Niente garage in stile Silicon Valley, quindi: la soffitta torinese sarà l’incubatore perfetto di Satispay per un anno e mezzo. Infatti, l’App fintech non vedrà la luce fino al 2015. A chi chiede cosa si successo in quel periodo di intermezzo tra la fondazione e il lancio, Dalmasso risponde che nel 2013 è nata l’idea, nel 2014 è stata messa a punto una versione di prova del progetto, poi Dario Brignone ha trovato una sua sistemazione e ha lasciato la soffitta. È stato allora che si unito al duo Samuele Pinta, diventando il terzo socio. Con i primi finanziamenti e l’utilizzo di capitali personali è stato possibile perfezionare il team e predisporre le risorse necessarie all’avviamento per diventare operativi con il lancio dell’App sul mercato.

 

 

Oltre le difficoltà

Tuttavia, le difficoltà incontrate da Alberto, poi superate brillantemente non sono state poche. Ad esempio, il capitale conferito alla società da Dalmasso e dall’amico Brignone ammontava a circa 60.000 euro a testa. Come è stato recuperato? Grazie allo spirito imprenditoriale che Alberto ha coltivato. Infatti, sebbene provenga da una famiglia che ha sempre avuto inclinazione per l’imprenditorialità, dal padre che ha trasformato il proprio studio di geometra in una società di ingegneria alla madre che ha aperto numerose attività commerciali, preziosi sono stati i consigli in materia di investimenti del fratello. Satispay nasce perché alcune dritte – soprattutto relative al fotovoltaico – e una nuova propensione al rischio di impresa hanno fruttato una piccola fortuna ad Alberto. Non solo, il gruzzolo si è rivelato tale che oltre al finanziamento di Satispay, Dalmasso è riuscito a mettere in piedi anche una piccola azienda agricola che produce nocciole piemontesi IGP.

 

Il resto è storia. Dalla soffitta a Torino il progetto Satispay è stato subito comunicato al mondo intero con lo scopo di raccogliere finanziamenti. I tre soci lavorano ancora 70 ore a settimana: come lo stesso Dalmasso ama ripetere, adesso ci si concede la domenica. Il che significa che, all’esordio, non c’era nemmeno un giorno di pausa, si lavorava sempre. Con metodo e concertazione. Una scelta che ha pagato: sono arrivati i primi capitali da parte degli investitori. Molti italiani, alcuni californiani del team di Google Wallet e qualche inglese. I round di ricapitalizzazione si sono susseguiti: Serie A, B, C. L’ultimo è stato chiuso pochi giorni fa: 320 milioni di euro raccolti. Il che porta a 450 i fondi ricevuti nel corso di questi ultimi 10 anni. Cifre da capogiro per una fintech italiana. Nel mezzo, un team sempre più numeroso e affiatato: un bacino di 300 unità, destinate ora a raddoppiare.

 

I segreti di un business di successo

La parola che Dalmasso preferisce per definire il suo approccio al business è “rivoluzione”. La rivoluzione di cui parla non riguarda solo il modello di business di Satispay: pagamenti digitali, sciolti dal giogo delle carte di credito e degli istituti finanziari, riduzione delle commissioni per transazione, semplificazione nei pagamenti e nella gestione del risparmio e l’introduzione di servizi sempre più avanzati per consumatori, negozianti e pubbliche amministrazioni. Tutto geniale, ma la rivoluzione di cui parla Alberto va ben oltre: è professionale e umana.

Certo, il sogno di un’Italia che fa uso dei pagamenti digitali per l’80 o 90% dei casi resta valido. Ma, per Alberto, contano pure altre cose: il lavoro di squadra, ad esempio. A suo giudizio, è finita l’era del “piccolo è bello”. Piccolo è piccolo e, nel caso di un imprenditore, solo, con limitate capacità di crescita. Una squadra, però, funziona se oltre l’affiatamento c’è sicurezza lavorativa e salario dignitoso: ecco allora che Aberto si fa promotore di contratti a tempo interminato o apprendistati e garante di stipendi sopra la media nazionale. E ancora, l’internazionalizzazione è importante: nel caso di Satispay, avere filiali all’estero. Tuttavia, l’azienda madre resta italiana e contribuisce alla crescita dell’economia nazionale.

Insomma, dietro Satispay, con Alberto Dalmasso, c’è una realtà che dal mondo sportivo frequentato dal Ceo ha appreso molto: in primis, il fair play. L’idea che non siano tanto i sogni a pagare, quanto il committment totale a una causa: la rivoluzione passa anche dalla volontà di poter dire un giorno che il successo ottenuto è solo frutto di duro lavoro, coerenza con certi ideali e rispetto del prossimo. Non male per un ragazzo partito come tanti con una serie di stage non retribuiti!

 

 

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