Arrivano in Italia le Office Hour: 20 minuti per smontare e rimontare la vostra startup

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office hour massimo sgrelli
Da sinistra: Massimo Sgrelli e Luigi Bajetti

Volete partire dall’Italia e lanciare una startup di successo nel mondo? C’è un uomo che dovete conoscere e “sfruttare”. Lui si chiama Massimo Sgrelli, imprenditore, investitore, con alle spalle 20 anni di esperienza nel mondo della tecnologia e del venture capital in Silicon Valley. Ha appena lanciato in Italia le “Office Hour”: 20 minuti di consulenza gratuita, in videocall, sul modello di quelle lanciate da Paul Graham in Y Combinator (il primo e più forte acceleratore del mondo). Sgrelli non vi coprirà di carezze né vi dirà quanto siete fighi, ma vi aiuterà a smontare il progetto per farvelo rimontare nel modo corretto. Vi sottoporrete a un reality check. Poi sarete liberi: potrete buttare tutto nel cestino o tenerne conto.

L’obiettivo delle Office Hour di Massimo Sgrelli e del socio Luigi Bajetti è quello di trovare entro Natale 10 startup (basate su un’idea semplice, guidate da software e da un team ambizioso), con cui far partire poi nel 2020 un percorso di affiancamento. Non è un acceleratore nel senso classico, non offre un percorso di accelerazione, non dà capitale in cambio di equity. 12ParsecLab, questo il nome del laboratorio fondato dai due professionisti, è un founder & tech lab italiano. Che vuol dire «lavorare a fianco degli innovatori con idee, capacità e ambizione». Obiettivo: portarli a San Francisco, “il luogo dove è possibile realizzare i propri sogni” (come raccontiamo nel nostro libro Silicon Valley)».

«San Francisco è un amplificatore di potenziale. In Italia abbiamo visto idee interessanti che nessuno ha considerato. Ma se fossero nate tra San Francisco e San Jose, sarebbe andata diversamente»

Perché?

«La vera startup ha un mantra: crescere in fretta. E per crescere servono capitali. Nella Silicon Valley ci sono centinaia di società di venture capital (nel 2018 sono stati investiti oltre 50 miliardi di dollari, vedi l’infografica a destra) ma creare una startup tra San Francisco e San Jose è complesso. C’è però una strada percorribile, che per noi è il modello perfetto: spostare l’headquarter e almeno un founder in Usa e mantenere la ricerca e sviluppo in Italia (costa meno e c’è gente talentuosa). Noi li aiutiamo in questo atterraggio. Sono sicuro che startup dal cuore italiano possano diventare la prossima Spotify, Netflix o la prossima Kong (ex Mashape)».

Dove nasce l’idea di offrire questo servizio?

«Negli ultimi due anni io e Luigi abbiamo tenuto oltre 800 sessioni di Office Hour a startup di tutto il mondo. Lavorando anche sul fronte del venture capital a San Francisco mi sono reso conto che molte delle startup che presentano da palcoscenici blasonati (come StartX, l’acceleratore di Stanford) non hanno nulla da invidiare a quelle che spesso trovo in Italia. Ma hanno una differenza: il progetto e le ambizioni sono globali e soprattutto il luogo nel quale si trovano fornisce loro l’energia e la spinta necessaria. Per questo cerchiamo founder capaci di sognare in grande e portare avanti il sogno per lungo tempo».

«Vogliamo dimostrare che le buone idee non hanno geografia. Il talento è democratico e nasce dappertutto».

Che tipo di percorso offrite dopo le Office Hour?

«Lavoriamo sia dall’Italia sia da Menlo Park. È un percorso di advisoring, di affiancamento, che deve durare almeno sei-nove mesi: se non ti va, però, puoi smettere anche dopo i primi due. Saremo una sorta di co-founder, ci “siederemo” al fianco della startup e le daremo la forma giusta per presentarsi in Silicon Valley. Li aiutiamo su diversi fronti: primo, a inquadrare il prodotto (spesso troppo complesso). Poi sul product-market-fit (per realizzare qualcosa che la gente voglia usare e acquistare), sulla go-to-market strategy (imparare a usare gli asset per guadagnare quote di mercato e un vantaggio competitivo), sul network, sul fundraising e tanto altro ancora. Lavoriamo sempre da remoto, in videoconferenza. Il primo passo importante è fare quello che tecnicamente si chiama flip: si crea una corporation americana (fatta come piace agli investitori di tutto il mondo), la si rende la capogruppo dell’eventuale subsidiary italiana e si riparte da là. È un servizio a pagamento (5mila euro a bimestre): se vuoi crescere devi pagare un chip».

Quali sono le startup con un potenziale?

«Devi avere un prodotto che si possa vendere in qualsiasi zona del mondo. Negli Stati Uniti come in Cina, a Milano come a Singapore».

«Se crei qualcosa che è perfetta per il nostro Paese, non esci dalle mura domestiche. Magari farai un’azienda di successo, ma non farai mai una startup, qualcosa che interessi a un fondo di venture capital americano. Preferiamo startup guidate dal software, perché più scalabili. L’idea deve essere buona, semplice, e che sia guidata da persone determinate, ambiziose, disposte a fare tanta fatica».

Partite da cose semplici: ci fai un esempio di startup con un’idea semplice?

«Sì, te ne potrei fare molti. Una su tutte: le aziende nel mondo lavorano sempre di più con il remote working. Tutte hanno un problema alla base: che benefit offro a chi lavora in azienda da remoto? Mistro ha ideato una carta di credito con plafond per aree (cibo, wifi, salute, coworking ecc.): il remote worker con questa carta può comprarsi il cibo, pagare una visita medica, affittare uno spazio in un coworking direttamente a spese della società. Gli scontrini arrivano direttamente all’azienda, il dipendente non deve nemmeno fare il rendiconto. Questa è un’idea semplice che puoi vendere ovunque nel mondo».

Avete già sperimentato il modello delle Office Hour + affiancamento ?

«Sì. Lo facciamo da 10 anni. Quest’anno abbiamo affiancato una startup bresciana creata da un gruppo di giovani scienziati che lavorano nell’ambito delle neuroscienze applicate al marketing. Si chiama Thimus: era un srl, con un prodotto con grande potenziale. Misurano le sensazioni, gli impulsi che arrivano dal cervello quando stai provando un prodotto, indossando un abito o guidando una nuova macchina. Lavorano su impulsi cerebrali, intelligenza artificiale e big data. Hanno dati oggettivi su quello che provi, quelli che il tuo organismo spara verso l’etere e che normalmente non vengono né raccolti né catalogati. In Italia erano un’azienda come tante, con normali prospettive di crescita nel lungo periodo. Li abbiamo aiutati a fare il salto verso un mercato internazionale e coronare un’ambizione che avevano da tempo. Oggi sono una Inc americana, sono operativi, hanno appena raccolto un seed round da investitori internazionali a San Francisco. I due co-founder stanno pianificando il trasferimento, mentre il team di ricerca e sviluppo resta in Italia».

Un consiglio ai giovani italiani?

«Imparate a scrivere software. Non ci vuole niente: bastano un laptop e una connessione a Internet. Ci sono decine di corsi online gratuiti (per esempio Udemy o CodeAcademy). E poi muovetevi. Prendete aerei, girate. Approfittate del nostro affiancamento, se volete. Non voglio strappare le menti del nostro bel paese e portarle via. Ma vorrei dare mercato a chi ha potenziale. Voglio gente che ascolti quello che diciamo e poi faccia di testa sua».

Per prenotare le Office Hour: https://calendly.com/12parseclab

 

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